Renzi 160331214922
MAMBO 4 Aprile Apr 2016 1051 04 aprile 2016

Renzi distrugge ma non sa ricostruire: pare Eltsin

Non ha elaborato alcuna cultura riformista. Così rischia di prendere sonori schiaffoni.

  • ...

Un momento della visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi al centro Ibm di Boston.

Per avere un’idea fondata sul futuro di Matteo Renzi non si può far riferimento ai referendum, né alle liti da cortile con le minoranze (ma sono ancora minoranze?) varie. Tanto meno si possono inseguire i dibattiti sui social dove attempati e attempate figiciotti (da Fgci, Federazione giovanile comunista di rito dalemiano) occupano tutte le bacheche disponibili, tranne le proprie che nessuno legge, per vantare i successi di Renzi, l’inevitabilità di Renzi, il timore che dopo Renzi arrivino i barbari, il fatto che Renzi ha sboccato un’Italia che, secondo alcuni di loro, è bloccata da 20 anni (per altri da 40 e temo che potremmo arrivare fino a Garibaldi).
UN PREMIER FORMATO NORDCOREANO. Il futuro del premier sarà anche deciso da alcune di queste cose: se per esempio i referendum - soprattutto il primo - dovessero vedere il raggiungimento del quorum. Ma ciò che deciderà davvero il suo futuro sarà il suo rapporto con la pubblica opinione. Vediamo come cerca di formarne una a proprio favore con la regia dei suoi propagandisti di rito coreano.
Renzi è quello che fa le cose, che scavalca le montagne come Fitzcarraldo, che è assediato dai poteri forti (non i petrolieri, per carità: si parla della temibilissima Camusso), che è minacciato dai magistrati, ai quali mostra il petto per proteggere quello più ben conformato della sua collega di governo.
Insomma, l’Italia ha una specie di salvatore della patria e non se ne sta accorgendo malgrado le faticate di Rondolino, Maria Teresa Meli e i figliocci di Giuliano Ferrara.
Gli altri leader del passato, che avevano la stessa propensione a coltivare il culto della propria personalità, mettevano in mostra una cultura.
Prendiamo Bettino Craxi: 'Meriti e bisogni', Grande Riforma, solidarietà attiva con i movimenti anti-dittature in America latina o anticomunisti in Europa e una spruzzata di anti-americanismo come a Sigonella. Insomma un simil De Gaulle che aveva in testa l’idea che il Paese andasse stimolato al fare, che andasse messa nell’angolo la sinistra comunista e quella sindacale (gufi ante litteram), che bisognasse stimolare l’impresa. Non mi occupo della vicenda giudiziaria, perché non serve al ragionamento.
Non me ne occuperò neppure per Berlusconi, perché è più utile ricordare come anche la sua leadership è stata - ed io l’ho sostenuto in anni in cui era considerato un tradimento - colta, cioè fondata su una visione ultra-liberale, affidata agli spiriti animali del capitalismo, poggiata sulla base del rifiuto di tutto ciò che aveva retto la Repubblica, cioè istituzioni, partiti, sindacati.
Il Cavaliere poi è stato un riformatore, diciamo così, riluttante, spaventato, ha divorato i suoi alleati, l’ha fregato “'u pilu”.
RENZI PEGGIO DI CRAXI E BERLUSCONI. Tuttavia sia Craxi sia Berlusconi, per parlare di due premier ingombranti (che sono piaciuti molto agli attempati renziani di rito ex dalemiano), avevano una visione e anche una capacità di allargare il proprio sistema di alleanze. Ammaliatori, seduttori, capi veri.
Renzi non è nulla di tutto questo. Ha occupato manu militari tutto il potere visibile (la stanza dei bottoni, con vigili urbani e sbriga-faccende col riportino), ci ha messo amici di stretta etnia toscana (ma perché devo rimpiangere Remo Gaspari?), non ha elaborato alcuna cultura di riforma. Il tema è quello del destrutturare. Più Boris Eltsin che l’immagine del riformatore.
L’ho scritto altre volte. Forse non sarà una crisi di ubriachezza a far cadere Renzi ma lui assomiglia molto a quel personaggio che portò a compimento la distruzione dell’Urss e poi fu incapace di costruire il nuovo. Tant’è che arrivò Putin. Già intravvedo i Vladimir italiani.
Tutto questo per dire due cose: la prima è che Renzi arriva al potere così come Eltsin per il carattere decrepito del sistema che vuol demolire e per il fragile riformismo di chi c’era prima di lui. Il secondo è che il premier, arrivato al potere, al massimo ha messo su un comitato d’affari ma l’afflato riformatore lo vedono solo gli attempati e le attempate ex dalemiani.
È, diciamolo, un’occasione persa e l’hanno persa anche gli avversari interni di Renzi.
RISCHIA UNO SCHIAFFONE SONORO. Forse l’uomo non era condizionabile, ma di certo averlo contrastato come un intruso mentre aveva sbaragliato il capo vincendo le primarie non è stato intelligente. Oggi ci si trova con un presidente del Consiglio che assomiglia al personaggio di un fumetto della mia infanzia chiamato Superbone, ciuffo e pancetta, che sul Monello faceva bella mostra di sé, si vantava in modo insopportabile e poi faceva figure da cioccolataio.
Il Paese osserva il suo Superbone anni 2.000 allontanandosene. Lui evita la sfida diretta con gli elettori, che oggi perderebbe, e si affida a battaglie in cui c’è e non c’è – tipo le trivelle. Gli piace vincere facile e mettendo mezza faccia. Può andargli bene ma può arrivargli d’improvviso uno schiaffone molto doloroso.
Io non tifo per lo schiaffone, non voglio vedere Casaleggio a Palazzo Chigi, ma non credo che lo si eviti governando come si sta facendo ora.

Correlati

Potresti esserti perso