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MAMBO 5 Aprile Apr 2016 1019 05 aprile 2016

Bravo Cuperlo: Renzi è incapace di essere leader

All’inizio sembrava un uomo nuovo. Non lo era. Ora serve un congresso per rottamarlo.

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Matteo Renzi alla direzione del Pd.

«Non hai la statura del leader, anche se coltivi l’arroganza del capo». Con questa frase Gianni Cuperlo ha dato una svolta culturale al dibattito interno al Pd.
So che molti vedranno nel severo giudizio, pronunciato nel corso di un intervento dal tono solitamente civile (ma come facevano a stare nella stessa stanza Cuperlo, Rondolino e Velardi?), la conferma della contrarietà tout court a Matteo Renzi. Invece si tratta di altro.
Finora il sergretario Pd era stato trattato dalla minoranza del partito come un usurpatore, come un Berlusconi boy, come un puro distruttore della sinistra (e le ultime due cose contengono un fumus veritatis). È stata questa l’impostazione di tipo ideologico che abbiamo sempre rimproverato alla sinistra dem, quel gridare al lupo-al lupo, quell’invocare timori di spallate alla democrazia da parte del legittimo vincitore delle primarie di partito. Insomma, il metodo Gotor, non se la prenda l’eccellente professore.
SEMBRA IL NUOVO, MA NON LO È. Cuperlo rovescia il giudizio e lo connota in modo preciso. Dichiara di ammirare l’amore per la politica che Renzi esprime nei suoi interventi, gli contesta il linguaggio divisivo e offensivo che propone persino nella scuola-quadri del suo partito e poi fa l’affermazione politica più importante, quella che si deve fare quando si dà un giudizio su una leadership. Si deve rispondere alla domanda: questa leadership è adatta al compito o no? Cuperlo dice, fuori da ogni ragionamento di tipo ideologico, che il problema d Renzi è la sua inadeguatezza a essere leader e la sua propensione a essere capo arrogante.
La critica al premier, lo sostengo noiosamente da tempo, deve partire da alcuni punti fermi. Il primo è che vince e dilaga perché i vecchi elefanti del partito non hanno voluto fare un passo indietro per favorire un ricambio.
Renzi, è il secondo dato, è a palazzo Chigi per un “trucco”, parlamentarmente legittimato, ma è segretario del Pd con un voto legittimo. Non è un usurpatore. Va giudicato, quindi, per quel che fa, per come lo fa, per la capacità di leadership che esprime. All’inizio sembrava un uomo nuovo. Non lo era.
Cuperlo ha spazzato via mesi di discussioni alla Gotor dicendo papale-papale: Matteo, non sei il leader perché non sai farlo.
GLI EX DALEMIANI, INTEGRALISTI RENZIANI. I sostenitori di Renzi, che sono assai accesi fra gli attempati/e ex dalemiani, hanno scelto invece la via della retorica del capo, del nuovo Mosè.
Claudio Velardi: «Non ricordo di aver mai visto e ascoltato in Italia un leader politico altrettanto forte, appassionato e competente». Gli ha fatto eco un’altra ex comunista e giornalista in attività Roberta Filippini: «Rassegnatevi, le vostre astruse e ideologiche storie politiche non meritavano di partorire un leader come Renzi». Scrive con loro su Facebook Gianni Staiano: «Non ve lo meritate Renzi, non ve lo meritate proprio». Concetti non diversi da quelli che esprime Sergio Scalpelli, amico di Parisi e sostenitore di Sala (o viceversa? Non si è ben capito).
Questi renziani attempati/e sostengono che il merito di Renzi è nello smuovere le acque, accettano l’idea che incombe la minaccia dai poteri forti (Marchionne, pool petrolifero, una magistratura ormai ultra divisa? No Camusso e il desparecido Landini), pensano che finalmente l’Italia abbia un leader dopo Cavour. Posso scriverlo? Cazzo!!!
Fenomeni e piaggerie di questo tipo li abbiamo conosciuti sotto ogni governo. Vi sono poi, a sinistra, quegli intellettuali che non sanno stare due minuti all’opposizione né nella società né nel proprio partito. Claudio Velardi divenne persino veltroniano dopo che Walter venne eletto segretario del Pd, dimenticando di aver organizzato, in un famoso Consiglio nazionale del Pds che elesse D’Alema mentre il “popolo dei fax” aveva scelto Veltroni, una campagna anti-Walter su cui stendiamo un velo pietoso.
AL CONGRESSO PD SI ROTTAMI IL SEGRETARIO. Torniamo al tema posto da Cuperlo. Renzi non è leader del Paese né del partito perché non ha un disegno, perché ha creato un clan, pericoloso, e non una classe dirigente, perché divide, perché, e in questo senso non è un leader di sinistra, non critica i sindacati (cosa legittima) ma li vuole annichilire.
Il tema della rottamazione di Renzi, nei tempi congressuali, è il tema dei prossimi mesi. Gli si deve dire: grazie per quel che hai fatto e rappresentato, ma ora il gioco si fa complesso e serve un’altra personalità, tu non sei adatto. Prendiamo la tua bella statuina e la mettiamo nel museo delle cere.
Alle minoranze del Pd serve trovare con pazienza alcuni luoghi di incontro che impostino la battaglia come hanno proposto Enrico Rossi e Gianni Cuperlo.
Caro Renzi, tu vuoi fare la fine di Eltsin. Noi non vogliamo un Putin italiano.

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