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INCHIESTA 5 Aprile Apr 2016 1000 05 aprile 2016

Panama papers, Cañete mette in imbarazzo la Commissione

La moglie del commissario spagnolo coinvolta nel dossier. Si riapre il caso di conflitto di interessi. Ma Juncker minimizza. Anche se a Bruxelles gli scandali sull'evasione fiscale non sono una novità.

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da Bruxelles

Miguel Arias Cañete, commissario europeo per il clima e l'energia.

Nel 2014 la sua nomina a commissario europeo per il Clima e l'Energia aveva messo a dura prova la tenuta della Große Koalition ancora prima dell'inizio dell'ottava legislatura europea.
I conflitti di interessi del politico e imprenditore spagnolo Miguel Arias Cañete erano considerati da parte del parlamento europeo un motivo valido per non dare il via libera alla sua nomina.
A fare temere che il neo commissario potesse curare più gli interessi delle sue aziende che quelli dei cittadini europei era il fatto che Cañete fosse stato presidente e proprietario delle compagnie Petrolífera Ducar e Petrologis Canarias dal 2005 al 2011.
Un ruolo al quale aveva dovuto rinunciare per iniziare la sua carriera politica: presidente del Joint Committee dell’Unione europea al Congresso spagnolo dal 2008 al 2011, ministro spagnolo dell’Agricoltura dal 2011 al 2014 e deputato dell'europarlamento.
VENDUTE LE SUE AZIONI. Per diventare politico aveva venduto le sue azioni e lasciato gli affari di famiglia in mano alla moglie e al cognato.
Un passaggio di consegne che non aveva convinto però numerosi europarlamentari: i Verdi furono i primi a presentare obiezioni insieme a Podemos e agli esponenti di Sinistra unita.
I militanti dei partiti contrari alla nomina dello spagnolo avevano lanciato l'appello a bloccarla con l'hashtag #stopcanete.
FAVORI A MOGLIE E FIGLI. Il timore era che il conflitto di interessi sulle questioni climatiche potesse diventre ancora più pericoloso di quello che era stato denunciato dagli attivisti quando Cañete era ministro dell’Agricoltura in Spagna, e la moglie e i figli ricevettero finanziamenti da Bruxelles per i loro allevamenti di tori destinati alle corride.
Ma dopo una serie di rassicurazioni e audizioni Cañete era riuscito a ottenere un posto a Palazzo Berlaymont.
Poltrona che oggi, a distanza di due anni, è iniziata di nuovo a scricchiolare. E anche questa volta per questioni di famiglia. O meglio: affari di famiglia.
E ORA SPUNTA PANAMA PAPERS. La moglie del commissario spagnolo è infatti stata nominata all'interno dell'inchiesta Panama papers dell’Icij, il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, che il 4 aprile ha pubblicato 11,5 milioni di documenti relativi agli affari delle società offshore (214 mila basate a Panama presso lo studio legale Mossack Fonseca) e i rapporti finanziari con alcuni capi di Stato, in particolare di Islanda, Russia e Ucraina.

Il commissario si appella alla separazione dei beni

Micaela Domecq Solis-Beaumont, moglie di Miguel Arias Cañete.

Centinaia di miliardi sarebbero stati dirottati da studi legali internazionali e banche nei paradisi fiscali per conto di leader politici, imprenditori, criminali, funzionari d’intelligence, personaggi dello sport e dello spettacolo.
Tra queste persone ci sarebbe anche la moglie di Cañete.
SOCIETÀ ''OPACA''. Secondo i documenti, infatti, Micaela Domecq Solis-Beaumont, che appartiene alla ricca famiglia Domecq, è l'amministratrice della Rinconada Investments Group, una società di comodo 'fiscalmente opaca' con sede a Panama creata nel 2005 e attiva sino al 2010.
In quanto amministratrice è lei ad aver approvato tutte le transazioni finanziarie.
Così come tante aziende offshore, Rinconada può avere scopi commerciali legittimi, ma spesso questo tipo di società sono create per occultare ingenti patrimoni e non dover quindi pagare le tasse nei paesi dai quali i capitali vengono trasferiti.
Per questo motivo davanti ai leaks di 'Panama Papers', gli avvocati della moglie di Cañete hanno risposto al Consorzio dei giornalisti che la signora «aveva già dichiarato tutto il suo reddito e patrimonio al fisco spagnolo».
CODICE ETICO RISPETTATO. Lo stesso commissario Cañete, interpellato dall'Icij, ha subito riferito che le sue attività sono «somministrate separatamente» rispetto a quelle di sua moglie, e che le sue dichiarazioni sono in «pieno rispetto» con il codice di condotta dell'Ue.
Secondo i file dell'inchiesta però, la società Rinconada esisteva già quando Cañete ha iniziato la sua carriera politica sia in Spagna che a Bruxelles.
Prima di essere nominato commissario europeo nel 2014, è stato infatti ministro dell'Ambiente spagnolo ed eurodeputato.
PER L'UE IL PROBLEMA NON C'È. Eppure per Bruxelles il caso non si pone, in quanto la società offshore è inattiva da anni: «La dichiarazione d'interessi del commissario rispetta le regole, incluse le attività della moglie con potenziale conflitto d'interessi», ha dichiarato il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas, affermando che «la società è inattiva da anni e da molto tempo prima che Cañete prendesse servizio alla commissione nel 2014» a Bruxelles.
Cañete, ha aggiunto il portavoce, ha quindi già fornito tutte le informazioni necessarie alla Commissione.
La società della moglie, infatti, spiegano ancora fonti Ue, non contiene né asset né soldi, senza contare che il commissario e la moglie sono sposati con una rigida separazione dei beni.
LA STRUTTURA È INATTIVA. E in ogni caso, aggiungono, la posizione fiscale della moglie è stata regolarizzata in Spagna pagandovi sopra le tasse.
Solo la struttura della società è continuata a rimanere in piedi, ma è inattiva.
Insomma una scatola vuota, sulla quale ora sono gli investigatori spagnoli a dover indagare.

A Bruxelles gli scandali sull'evasione fiscale non sono una novità

Jean-Claude Juncker.

In attesa di ulteriori accertamenti, a Bruxelles resta comunque l'imbarazzo per una Commissione europea che sin dal primo giorno della sua attività ha dovuto gestire una serie di scandali legati proprio all'evasione fiscale.
Il mandato del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker era iniziato con Luxleaks, l'inchiesta giornalistica che aveva rivelato gli accordi segreti tra le autorità del Lussemburgo e trecento aziende in tutto il mondo, per spostare ingenti flussi finanziari pagando tasse minime.
Accordi che erano stati fatti proprio nel periodo nel quale l'attuale capo dell'esecutivo europeo era primo ministro del Lussemburgo.
Ora sono gli affari di famiglia del commissario del Clima a mettere a rischio la credibilità della lotta dura all'evasione fiscale promessa dall'esecutivo Ue.
I VERDI PROTESTANO. Per questo sono ancora una volta i Verdi a lanciare l'allarme e a chiedere di trasformare il comitato speciale ''Tax II'' del parlamento europeo in una inchiesta.
«È semplicemente scandaloso e inaccettabile che i rappresentanti pubblici siano coinvolti in meccanismi di finanziamento al fine di evitare la loro responsabilità fiscale», ha denunciato Philippe Lamberts, presidente del gruppo dei Verdi all'europarlamento di Bruxelles.
«Intendiamo chiedere al commissario Cañete di rispondere alle domande sollevate da queste rivelazioni come parte del lavoro di inchiesta del parlamento europeo sulla evasione fiscale».


Twitter @antodem

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