Regeni: amb.Egitto, non strumentalizzare
SCONTRO 5 Aprile Apr 2016 1722 05 aprile 2016

Regeni, Italia ed Egitto di nuovo ai ferri corti

Gentiloni: «Senza svolta misure subito». Il Cairo: «La situazione ora si complica».

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Nuovi attriti tra Italia ed Egitto nelle indagini sull'uccisione di Giulio Regeni.
Nell’audizione in Senato, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha utilizzato toni particolarmente perentori per la gestione dei futuri sviluppi della vicenda.
«Se il cambio di marcia non ci sarà, il governo è pronto a reagire, adottando misure immediate e proporzionate: il parlamento ne sarà tempestivamente informato».
«NON CI RASSEGNIAMO ALL'OBLIO». «È per ragione di Stato che pretendiamo la verità», ha detto Gentiloni, «è per ragione di Stato che non accetteremo verità fabbricate ad arte, è per ragione di Stato che non ci rassegneremo all’oblio su questa vicenda ed è per ragione di Stato che non consentiremo che venga calpestata la dignità del nostro Paese».
Il ministro ha quindi ricordato i prossimi incontri che si terranno con gli investigatori egiziani, che «potrebbero essere decisivi».
«L'ITALIA COMPLICA LA SITUAZIONE». Gli avvertimenti dell’Italia pare però non siano stati graditi dall'Egitto, che ha parlato di atteggiamenti che «complicano la situazione» relativa al caso della morte di Regeni. A dichiararlo il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid. In un messaggio di replica diffuso dal Cairo si legge: «Considerando le relazioni profonde tra l’Egitto e l’Italia, sia a livello ufficiale che a livello dei nostri popoli, e visto il coordinamento effettuato recentemente tra le due parti sull’iniziativa degli investigatori e la visita del procuratore generale italiano in Egitto, a metà del mese scorso, e la conferma fatta durante questa visita da parte egiziana circa il suo impegno a una piena cooperazione con la parte italiana, noi ci asteniamo di commentare queste dichiarazioni che complicano ancora di più la situazione in quanto arrivano un giorno prima dell’arrivo di una equipe di investigatori egiziani in Italia per informare la parte italiana di tutti i risultati dell’indagine».

Le richieste dell'Italia al Cairo

Ma quali sono le richieste che l'Italia continua ad avanzare più di un mese? Immagini video, tabulati, analisi delle celle telefoniche, «una documentazione che sappiamo esistere», ribadendo di avere ottenuto finora solo depistaggi e rinvii. Ad oggi infatti gli egiziani hanno inviato, lo scorso 2 marzo, un dossier di 91 pagine - in arabo - nel quale c'era una sintesi delle indagini svolte fino ad allora, ma nessun atto ufficiale: una documentazione, dunque, insufficiente e incompleta. Il Cairo, con una telefonata del procuratore generale Nabil Sadeq al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone il 28 marzo scorso, si è impegnato - in occasione dell'incontro a Roma - a consegnare tutta la documentazione richiesta dagli italiani, oltre e quella ulteriormente raccolta dopo il ritrovamento dei documenti di Giulio.
Ecco nel dettaglio le richieste italiane.
CELLE TELEFONICHE. Investigatori e inquirenti vogliono l'analisi del traffico registrato il 25 gennaio dalle celle telefoniche attorno all'abitazione di Regeni, a Dokki, e il 3 febbraio dalle celle nella zona del ritrovamento, lungo la superstrada Cairo-Alessandria: servirà ad avere il quadro completo di tutti i cellulari che hanno impegnato le zone in momenti cruciali per l'inchiesta.
TABULATI TELEFONICI. In procura chiedono anche di poter acquisire i tabulati telefoni e il traffico di celle di una decina di persone vicine a Giulio (coinquilini, vicini di casa, esponenti di sindacati indipendenti e ambulanti, amici del ricercatore), nei due mesi precedenti la scomparsa, in modo da ricostruire i suoi spostamenti nel dettaglio.
IMMAGINI VIDEOCAMERE. Fondamentale per l'inchiesta è anche l'analisi delle immagini registrate dalle videocamere di sorveglianza e dei negozi nella zona di Dokki, nelle due stazioni della metropolitana che Giulio avrebbe dovuto utilizzare la sera della scomparsa (El Bohooth, a 250 metri, da casa e Mohamed Naguib, nei pressi di piazza Tahir) e nella zona del ritrovamento del corpo. Gli egiziani, informalmente, hanno detto che quelle immagini o sono state cancellate o non sono utili, perché non si vede nulla. Ma i nostri investigatori vogliono comunque visionarle.
VERBALI TESTIMONIANZE. Nel dossier incompleto consegnato a marzo, il Cairo ha inserito una serie di testimonianze che non forniscono alcun elemento utile alle indagini, senza neanche un elenco di tutti quelli che sono stati ascoltati. E invece l'Italia chiede i verbali di diversi soggetti ritenuti d'interesse investigativo, tra i quali gli amici di Giulio, i sindacalisti e gli ambulanti, i vicini di casa, l'autista del taxi che ha ritrovato il corpo. Secondo i media egiziani, nel dossier preparato per l'incontro a Roma, ci sono oltre 200 testimonianze. A piazzale Clodio aspettano di leggerle.
AUTOPSIA COMPLETA. Agli inquirenti mancano anche i risultati dell'esame autoptico completo, perché quello consegnato era soltanto una sintesi e non c'erano fotografie del cadavere. Chiesto anche il verbale di ritrovamento del corpo di Regeni, per verificare la compatibilità della descrizione della salma con quanto rilevato al momento dell'autopsia italiana.
DOCUMENTI. Alle cinque richieste inviate a metà febbraio, se n'è aggiunta un'altra, dopo la grottesca vicenda del ritrovamento, il 24 marzo scorso, dei documenti di Giulio nell'abitazione della sorella del capo di una banda specializzata - secondo il Cairo - in sequestri e rapine di stranieri. Gli italiani chiedono chiarimenti e, soprattutto, elementi concreti. Chi ha portato lì quei documenti? Chi li ha tenuti fino al 24 marzo?

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