Boeri 160330172406
POTERE 6 Aprile Apr 2016 2000 06 aprile 2016

Inps, Boeri è un uomo sempre più solo al comando

Bloccate le nuove regole sulle nomine. Dirigenti spiazzati dal suo attivismo. Busta arancione a rischio. E servizi in ritardo. Il momento no del capo dell'Inps.

  • ...

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri.

Tito Boeri non ha paura di portare il conflitto direttamente a Bruxelles.
Il presidente dell’Inps sferza Matteo Renzi: dice che si deve superare «il problema che abbiamo con le regole europee» e convincere la Commissione che riabbassare l’età pensionistica è cosa buona e giusta sia per favorire il turnover tra padri e figli sia per ridurre la spesa.
«Che poi si recupera con pensioni più basse».
Quelle in essere e future, che vanno computate con il meno conveniente sistema contributivo.
NEMICI NEL GOVERNO. In attesa che lo scontro si trasferisca in Europa, la piattaforma del bocconiano sta creando non pochi conflitti sul versante domestico.
A livello politico i ministri dell’Economia (Pier Carlo Padoan) e del Lavoro (Giuliano Poletti) e tutto il Pd vivono con fastidio le invasioni di campo dell’economista: anche loro vorrebbero modificare la riforma Fornero, ma senza introdurre correttivi penalizzanti per gli assegni in essere. Per non parlare dell’imbarazzo di Renzi.
PERPLESSITÀ IN CASA. All’interno dell’Inps l’attivismo di Boeri, invece, lascerebbe perplessi dirigenti, funzionari e semplici addetti.
I quali non sono abituati a vedere l’istituto sfornare riforme del welfare (come il piano lanciato a febbraio).
Sono, infatti, preoccupati che questa nuova attività tolga tempo e risorse ad altre non meno complesse e delicate: come l’erogazione delle pensioni e degli ammortizzatori sociali o le ispezioni sul posto del lavoro.

Quella delibera sui dirigenti che ha fatto storcere il naso

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il presidente dell'Inps Tito Boeri.

Lo scontro avrebbe raggiunto l’acme a fine marzo 2016, quando Boeri si sarebbe visto respinto dal ministero un provvedimento al quale teneva molto.
Complice l’autosospensione del direttore generale Pasquale Cioffi (poi rientrata), l’economista aveva già pronta una delibera per istituire una commissione di esperti (giuslavoristi o manager con un passato nella gestione del personale) per selezionare i futuri dirigenti dell’istituto.
A scegliere gli esperti sarebbe stato o stesso presidente, che in questo modo avrebbe portato sotto il suo alveo un potere (quello di nominare i dirigenti) di fatto gestito con massima autonomia dal direttore generale.
UNO STRAPPO NETTO. Uno strappo così grande rispetto a quello che prevede il regolamento interno (il numero due dell’ente nomina i dirigenti di secondo livello ascoltando i capi dell’organizzazione, della personale e del controllo di gestione; mentre per quelli di primo livello è necessario coinvolgere il presidente) che gli organi di interni sono subito insorti.
A quanto pare, il presidente del Consiglio d’indirizzo e vigilanza, Pietro Iocca, e quello del presidente del Consiglio sindacale, Paola Chiari, avrebbe inviato una relazione dettagliata a Poletti, spiegando che la norma era illegittima.
Fortuna che il rientro di Cioffi abbia tolto il ministro dall’imbarazzo.

Nell'ultimo bilancio un pesante debito da 11,2 miliardi di euro

Pensionati in un ufficio Inps.

Guidare l’Inps in questa fase non è certamente facile.
La fusione con l’Inpdap ha portato in eredità un passivo fortissimo che ha fatto registrare nell’ultimo bilancio un debito da 11,2 miliardi di euro.
L’istituzione delle nuove Agenzia per le politiche attive e Agenzia unica ispettiva, entrambe in capo al ministero del Lavoro, hanno creato pericolose sovrapposizioni con l’ente dell’Eur.
Il blocco del turnover rende quasi impossibile assumere giovani preparati e motivati.
Una priorità se si pensa che l’ex istituto di previdenza del pubblico impiego ha mille portieri, che è impossibile riconvertire.
«A UN PASSO DAL TRACOLLO». Ma queste circostanze non sono sufficienti per qualcuno.
Sarà di parte, ma Eppure Soffia, periodico interno curato dagli autonomi dell’Usb, è sempre più scaricato da quando ha alzato il tiro contro Boeri.
Pubblica articoli dal tono inequivocabile, dove si legge che «l’Inps è a un passo dal tracollo. Con un presidente occupato ad apparire ogni giorno su stampa e tivù e senza un direttore generale con pieni poteri, l’ente di previdenza sembra navigare a vista e questa incertezza si vive soprattutto nei territori, dove si è chiamati quotidianamente a garantire i servizi e ad affrontare le insidie di una normativa in continua evoluzione».
«PERSONALE PROFESSIONALIZZATO». Conclusione? «Se l’Inps non avesse un personale altamente professionalizzato e con uno sviluppato senso della funzione della pubblica amministrazione, sicuramente non avrebbe retto fin qui».

Erogazione delle pensioni pubbliche in ritardo di quattro mesi

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, con la busta arancione.

Al di là di chi siano davvero le responsabilità (la crisi che ha aumento il lavoro in via Ciro il Grande oppure Boeri che è impegnato sia sul fronte della gestione del welfare sia della sua ideazione), l’attività dell’ente mostra più di qualche crepa.
Il Civ avrebbe calcolato che l’erogazione delle pensioni nel pubblico impiego ha registrato un ritardo di quattro mesi rispetto a quanto avveniva in passato.
E più tempo sarebbe necessario anche per le pratiche relative alla previdenza privata o quelle agli ammortizzatori sociali, che scontano anche le lungaggini burocratiche ormai usuali al ministero o alle commissioni provinciali del lavoro.
BUSTA ARANCIONE A RISCHIO. In quest’ottica ogni novità viene metabolizzata con difficoltà. Come la busta arancione.
Boeri vuole che già da aprile 2016 vengano inviati a 7 milioni di lavoratori in attività delle simulazioni sull’entità delle future pensioni.
Ma i sindacati confederali (mai teneri con l’economista milanese per le sue proposte pensionistiche) si sarebbero lamentati che al momento l’attività non è ancora partita e che nel 2009, per un’iniziativa simile (l’estratto pensionistico) erano state assunti centinaia di contrattisti.
SCONTRO SUL FINANZIAMENTO. In teoria dovrebbero essere lavorate circa 150 mila pratiche al giorno, in pratica c’è ancora moltissimo da fare.
Se non bastasse, a rendere più complessa la cosa c'è anche il finanziamento di quest’attività: l’Agid, l’agenzia per l’Italia digitale, ha promesso di stanziare 2,5 milioni di euro. Ma a quanto pare li verserà all’Inps in 10 anni.
Per la cronaca, a Palazzo Chigi qualcuno si sarebbe lamentato perché quei soldi l’organismo li deve utilizzare per la digitalizzazione del Paese, non per la busta arancione.


Twitter @FrrrrrPacifico

Correlati

Potresti esserti perso