Guidi Gemelli 160402185739
INTRECCI 6 Aprile Apr 2016 2000 06 aprile 2016

Lobby, De Giorgi e Guidi dietro i 5,4 mld per la Marina

Interessi incrociati tra De Giorgi e Guidi. Per rinnovare la flotta militare. Sbloccando 5,4 miliardi di finanziamenti. È il filone siciliano del Petrolgate.

  • ...

Federica Guidi con il compagno Gianluca Gemelli.

Sul piatto ci sono 5,4 miliardi di euro per le nuove navi da guerra della Marina militare italiana, con la Legge navale varata dal governo Renzi nel 2014, tra le polemiche interne al Partito democratico, quando il capogruppo Pd in commissione Difesa, e relatore del provvedimento, Gian Piero Scanu, denunciò il 15 gennaio del 2015 in seduta pubblica le forti pressioni esercitate «su diversi componenti della Commissione in modo da poter orientare il parere».
Ovvero lobby, dal momento che «né il governo, né le imprese interessate all'atto hanno offerto la loro disponibilità a fornire al relatore gli ulteriori chiarimenti necessari al fine di metterlo in condizione di presentare una proposta di parere adeguatamente ragionata».
INCROCI FAMILIARI. Intorno c'è la famiglia dell'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, con il figlio Gabriele collaboratore del sottosegretario dell'Interno Domenico Manzione e allo stesso tempo finanziatore della Fondazione Big Bang del segretario del Pd nel 2014: 1.050 euro registrati sul sito.
Quindi c'è la famiglia Manzione, perché la sorella Antonella è a capo del dipartimento Affari giuridici e legislativi, portata da Firenze nel 2014 proprio da Renzi.
E poi ancora c'è la famiglia Guidi, con Federica, l'ex ministro allo Sviluppo economico che spinge per sbloccare i fondi del Mise, «il bancomat della Difesa», con il compagno Gianluca Gemelli che ha messo gli occhi sugli appalti del porto di Augusta, in provincia di Siracusa e sua città natale.
Infine ci sono le aziende, come Fincantieri, Oto Melara e Finmeccanica che su quei miliardi possono rilanciare la cantieristica navale e l'occupazione, soprattutto a Genova, città del ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Il filone siciliano dell'inchiesta si concentra sul porto di Augusta

Il capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi.

Il filone siciliano dell'inchiesta sul petrolio della Basilicata scoperchia un vaso di Pandora intorno al gigantesco investimento pluriennale per la marina militare che fu sponsorizzato proprio da De Giorgi nel 2013.
Non c'è solo quindi l'emendamento pro-Total per Tempa Rossa a destare perplessità sull'operato del ministro Guidi.
Il capo di Stato maggiore della Marina è indagato per abuso d'ufficio sugli appalti per il porto di Augusta.
Insieme con lui nel registro degli indagati c'è pure Valter Pastena, consulente della Guidi.
INTERESSE PARTICOLARE. L'ex presidente dei Giovani di Confindustria, come fa notare Toni De Marchi su Il Fatto Quotidiano Insider, era particolarmente interessata al programma navale tanto da «redigere un’inusuale lettera con la quale la titolare delle Attività produttive trasmise il provvedimento di finanziamento alla presidente della Camera. Di solito questi decreti arrivano alle Camere con due righe di puro burocratese firmate dal ministro di turno per galateo istituzionale. Questa volta (siamo all’11 dicembre 2014) la lettera spedita alla Boldrini è lunga una ventina di righe. Venti righe che servono alla ministra, scopertasi evidentemente paladina di una Marina militare forte e potente, per sollecitare la rapida approvazione del provvedimento che sbloccava 5,4 miliardi di euro per nuove navi da guerra».

Le mail pubblicate da Anonymous svelano i nemici di De Giorgi

Anonymous.

Non solo amici.
Nemici tra gli uomini del capo di Stato maggiore della Marina militare emergono anche in occasione della OperationGreenRights, ovvero le mail che nel marzo 2014 furono diffuse da Anonymous dopo aver hackerato la mail di un ex ammiraglio della Marina militare italiana, Giuseppe Ilacqua.
PRESSIONI SUL RINNOVO. Tra gli scambi di mail diffuse dal gruppo di hacker infatti si intravede la partita che la Marina militare, e in particolare De Giorgi, stava giocando per il finanziamento del piano da 5,4 miliardi per il rinnovo della flotta: il piano Fremm (Fregate europee multi missione) che nasce all’interno di un progetto comune tra Italia e Francia.
Per il nostro Paese è la Orizzonte sistemi navali (Osn), società di ingegneria navale costituita da Fincantieri e Finmeccanica a partecipare al piano.
«NEL 2025 MARINA A RISCHIO». Lo stesso capo di Stato maggiore nel 2013 era stato perentorio: «È necessario», disse in occasione della festa della Marina, «e urgente avviare nuovi programmi di investimento per rinnovare la flotta della Marina militare che si sta pericolosamente assottigliando nei numeri e nelle capacità e a breve non sarà più in grado di tutelare gli interessi nazionali: solo così si salva la Marina militare, che altrimenti nel 2025 cesserà di esistere come forza operativa».

Il maresciallo sapeva già cosa sarebbe successo

Il capo della Marina militare Giuseppe De Giorgi, il ministro della Difesa Roberta Pinotti e l'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono.

A fine 2013 il piano arrivò e Ilacqua, che da ex ammiraglio si era trasformato in consulente, era tra i ben informati da subito.
In una delle mail diffuse da Anonymous si anticipano le linee dei finanziamenti contenuti nella Legge di Stabilità.
«In tutto», scrisse Ilacqua in una mail indirizzata a ingegneri che avrebbero dovuto intervenire lavorando su alcuni progetti, «fanno la bella cifra di 6 mila milioni», cioè sei miliardi.
«Attenzione», avvertiva via mail l’ex ammiraglio, «sono mutui ventennali e quindi occorre valutare gli interessi e lo spread per avere la cifra netta».
L'ANIMA NERA VICINO A DE GIORGI. Ilacqua si mosse e a gennaio 2014 fece sentire il fiato sul collo a Oto Melara per la progettazione degli armamenti delle nuove fregate e pure a colui che definiva «l’anima nera» dalla «competenza limitata» di De Giorgi, cioè Osvaldo Brogi, capo dell’ufficio generale per la progettazione dei sistemi operativi e capo di corpo armi navali.
Sullo sfondo rimangono sempre i circa 6 miliardi per il progetto Fremm, denari che però non arriveranno più dalla stipula di finanziamenti, ma finiranno direttamente a carico del bilancio dello Stato.
Anche tra le tabelle dell’ultima Legge di Stabilità si vede come nei prossimi tre anni per il programma Eurofighter e Fremm sia prevista una spesa di circa cinque miliardi e mezzo di euro.
Miliardi che finiscono alla voce ''fondi per la competitività di sviluppo e imprese'', che per tre quarti vanno alla Difesa. Con la benedizione del ministero dello Sviluppo economico.


Twitter @ARoldering e @lucarinaldi

Correlati

Potresti esserti perso