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ANALISI 6 Aprile Apr 2016 1606 06 aprile 2016

Regeni, la lettera è un messaggio ad al Sisi

La missiva su Giulio è filtrata dai servizi del Cairo. Ai ferri corti con il regime. Obiettivo: screditare il leader. Shalaby? Un capro espiatorio. L'analisi di Panella.

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Giulio Regeni.

La lettera anonima sulla morte di Giulio Regeni, diffusa dall'Egitto ai media italiani, certifica senza ombra di dubbio quanto le fonti di Lettera43.it dal Cairo indicavano da giorni: è in pieno svolgimento una acuta crisi di regime che terremota i Servizi segreti e che mira in alto, a colpire lo stesso presidente Fattah al Sisi.
Chi ha diffuso il testo anonimo dá prova infatti di essere quantomeno a conoscenza di parti riservate del dossier, perché scrive di torture specifiche - bastonate sotto la pianta dei piedi e bruciature di sigarette dietro i lobi delle orecchie del povero Giulio - che non sono state mai rese pubbliche né dal Cairo né da Roma e che effettivamente sono state riscontrate dalle autopsie egiziana e italiana.
L'ACCUSA AD AL SISI. Ma il racconto anonimo della vicenda ha una specifica funzione, un obiettivo politico alto e destabilizzante: afferma infatti che in ben due occasioni il presidente al Sisi ha ordinato, prima di trasferire Giulio, già torturato, ai Servizi segreti militari (Idarat al-Mukhabarat al-Harbiyya wa al-Istitla, Military Intelligence and Reconnaissance Administration) che l'avrebbero di nuovo torturato e poi ucciso, di fare ritrovare il corpo del ragazzo.
Gioco politico - sporco - dunque trasparente.
Al Sisi è diventato prima ministro della Difesa e capo delle Forze Armate, su nomina nel 2012 dell'allora presidente Mohammed Morsi, e poi da questa posizione ha potuto condurre il golpe dell'agosto 2013, solo e unicamente in quanto capo dei Servizi segreti militari (quindi a conoscenza di tutti gli scheletri nell'armadio di tutti i generali egiziani, spina dorsale del regime e dello Stato).
UNA MINACCIA IMPLICITA. L'estensione di queste anonime e clamorose rivelazioni, inverificate e inverificabili, mira a colpire a tutto tondo e frontalmente il prestigio e il potere di al Sisi, inequivocabilmente indicato non solo come mandante morale, ma anche come mandante in toto dell'efferato episodio.
Questo dopo che lo stesso al Sisi aveva fatto pubblicare giorni fa dal direttore del 'giornale di famiglia', come si direbbe in Italia, Al Ahram, la Pravda del regime cairota, due articoli in cui chiaramente si indicava che si apprestava a «dimissionare e colpire i responsabili del delitto».
La lettera anonima è dunque un chiaro messaggio mafioso: se al Sisi scaricherà la colpa su altri servizi, qualcuno parlerà ancora. Qualcuno in grado di fargli male, molto male, con nuove rivelazioni bomba a suo carico.

L'obiettivo della lettera è minare il prestigio del presidente

Ultimo episodio, questa lettera anonima, che dimostra quanto abbiamo affermato sin dal momento in cui il corpo martoriato di Giulio è stato fatto ritrovare: lo scopo evidente di chi ha stranamente deciso di fornire le prove delle torture 'da professionisti' e di non fare di lui l'ennesimo desaparecido - scelta facilissima in Egitto - era ed è quello di colpire al Sisi.
Solo con questo ritrovamento, ben poco 'professionale', il corpo di Regeni ha potuto 'parlare', ha testimoniato senza ombra di dubbio che il tipo di torture oscene a cui è stato sottoposto portavano la firma dei Servizi egiziani, e quindi del loro massimo responsabile politico: il presidente.
SHALABY? UN CAPRO ESPIATORIO. Ma c'è di più. Le fonti di Lettera43.it dal Cairo concordano con quelle di altri media nell'indicare che al Sisi sta inducendo gli inquirenti egiziani a indviduare nel generale Khaled Shalaby il responsabile del crimine.
Un capro espiatorio perfetto, attendibile perché Khaled Shalaby è già stato condannato per le torture e l'uccisione di un oppositore ad Alessandria, anche se poi, nonostante questo terribile precedente, è stato reintegrato nel servizio.
Ma Shalaby fa parte dei Servizi segreti del ministero degli Interni (Al-Amn al Watani, Homeland Security). Dunque, è probabile che la lettera anonima così circostanziata venga proprio da qui, con lo scopo di rigettare la scabrosa vicenda a carico dei Servizi segreti militari.
L'OMBRA DEL MUKHABARAT. A meno che tutta la vicenda non abbia un'altra, possibile lettura: l'intero caso Regeni, dall'inizio alla fine, può essere stato gestito dal terzo Servizio segreto egiziano, il Mukhabarat (General Intelligence Directorate), che si occupa di minacce terroristiche esterne anziché interne.
Nel Mukhabarat da due anni le tensioni sotto acutissime, perché i suoi vertici, che erano rimasti immutati dai tempi di Mubarak, sono stati sostituiti da al Sisi con altri di sua diretta e personale fiducia provenienti dal Servizio segreto militare.
Comunque sia, una sporca vicenda. Che forse è vicina a una svolta, destinata a produrre terremoti talmente radicali da mettere in discussione lo stesso regime egiziano.

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