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MAMBO 6 Aprile Apr 2016 1142 06 aprile 2016

Sindona, Ambrosoli e quei silenzi di Dc e Pci

Nell'Italia degli Anni 70 nacque quel malaffare oggi cancro del Paese.

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Il banchiere Michele Sindona, coinvolto nell'affare Calvi e nell'omicidio Ambrosoli. Il suo nome venne trovato nella lista della P2.

Marco Magnani, altissimo dirigente di Banca d’Italia, ha scritto un libro, edito da Einaudi poche settimane fa, dedicato alla storia di Michele Sindona. Il sottotitolo, Biografia degli anni Settanta, dice con chiarezza al lettore che l'autore non solo ricostruisce le avventure del finanziere morto suicida nel carcere di Voghera (anche se Sindona cercò di far credere, ultima sua trama, di essere stato assassinato), ma illumina una delle stagioni più buie della storia repubblicana.
La vita di Sindona è stata abbastanza lunga da attraversare intere stagioni politiche. Ma è negli anni Settanta che diventa il personaggio che la storia e le cronache giudiziarie ci fanno conoscere: uomo di mafia, abilissimo nell’inventare marchingegni finanziari, legato a filo doppio con la finanza vaticana, prediletto della destra repubblicana statunitense e soprattutto ben introdotto in alcuni ambienti della Dc, partito che finanziava, legato ad Andreotti.
I SETTANTA, GLI ANNI DEL BUIO. La sua storia è per tanti aspetti nota, forse non lo è per un pubblico più giovane che deve accostarsi a essa anche per capire non solo i guai attuali di questo nostro sciagurato Paese, ma anche per comprendere quanto sia costato non precipitare nel disastro assoluto.
Basta solo tenere a mente che, mentre Sindona saliva nel suo personalissimo cursus honorum da cui sarebbe disceso altrettanto velocemente, le Brigate rosse iniziavano a uccidere come in una guerra vera e nello Stato si dispiegava il ruolo oscuro di logge massoniche, in primis la P2, e si faceva sentire la pressione mafiosa.
Sono anni terribili che Magnani racconta con puntualità e persino con una eccessiva stringatezza, dando conto di come si sia svolta la carriera di Sindona e di quanto profondi siano stati gli intrecci politico-finanziari-amministrativi che l’hanno favorita.
Come è facile immaginare il personaggio politico più ambiguo resta sempre il defunto Giulio Andreotti, che non baciò Riina ma accarezzò sicuramente tutti i rospi che incontrava.
La finanza vaticana appare nel racconto di Magnani quel luogo di traffici oscuri che poco ha a che fare con la Chiesa a cui ci sta abituando Francesco. Nello Stato e nel governo emergono figure contraddittorie, come l’ex presidente dl Senato Merzagora, a lungo in corsa per il Quirinale, che pur essendo una degna persona fu affascinato da Sindona. Hanno risalto anche l’equilibrismo di Guido Carli e il ruolo di ministri, come Stammati, di rito dc, che invece esplicitamente facevano gli interessi del finanziere nero.
ITALIA TRA CRIMINALI ED EROI. Gli anni di cui racconta Magnani sono anche quelli di Roberto Calvi e di Tassan Din e dell’assalto al Corriere della Sera. Epoca di delitti inspiegabili, come quello dello stesso Calvi.
Ma sono anche gli anni di alcuni, pochi, eroi repubblicani. Il principale fu sicuramente l’avvocato Ambrosoli, l’eroe borghese, che in totale solitudine, confortato solo dalla fedeltà di pochi uomini della sicurezza, fra cui il maresciallo Novembre, ricostruì pezzo a pezzo la trama di Sindona, resistette a ogni minaccia e condusse in porto il suo lavoro pagando con la vita questa dedizione allo Stato.
Resistettero due altissimi dirigenti di Bankitalia, il governator Baffi e Mario Sarcinelli, che furono travolti da una magistratura romana all’epoca di destra e sensibile alla tutela di interessi oscuri che si spinse fino all’arresto di Sarcinelli e all’avviso di garanzia a Baffi. Poi ci furono personaggi come Enrico Cuccia, il padre della finanza italiana, che a Sindona resistette malgrado le minacce terribili e personali che riceveva quasi quotidianamente. E tanti altri che stettero alla finestra, quando non collusero con l’uomo della finanza mafiosa e vaticana.
Scrive Magnani: «Per la sconfitta di Sindona […] fu essenziale il contributo di poche, pochissime, persone, animate da un patrimonio di valori civili e morali oggi corroso in forme meno eclatanti, ma più pervasive, e a lungo andare forse più insidiose».
L'INIZIO DI UN NUOVO CANCRO ITALIANO. Qual è stato il male che si è insediato da allora stabilmente nel corpo vivo della Repubblica? Ancora Magnani: «Sindona fu la personificazione estrema di una caratteristica italiana che iniziò ad assumere un forte rilievo negli anni Settanta, ben al di là del campo finanziario: il disprezzo nei confronti di regole che discendessero da esigenze di tutela del bene comune e la connessa incapacità da parte delle istituzioni politiche ed economiche di imporle con successo».
Fu parte di questa sofferenza del Paese anche una opposizione, quella comunista, che non vide la piovra e i suoi tentacoli, dedicata com’era ad altre priorità al punto che il maresciallo Novembre, fidato custode di quell’Ambrosoli uomo probo e di cultura di destra, si lamentò nel non trovare sponda nell’opposizione così come non la trovò Pierluigi Ciocca, anche lui alto dirigente di Bankitalia, quando si recò a Botteghe Oscure, con gesto inusuale, nel pieno dell’attacco a Baffi e Sarcinelli per chiedere un aiuto politico che il Pci non seppe dargli.

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