Federica Guidi Matteo 160331214213
MAMBO 7 Aprile Apr 2016 1100 07 aprile 2016

Augurarsi che Renzi cada ora è un suicidio per l’Italia

Non si può sperare solo nei guai con la giustizia. Alla sinistra servono contenuti e tempismo.

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Federica Guidi e Matteo Renzi.

I fatti di Napoli e di Potenza ci aiutano a disegnare la netta linea di confine fra due modi di fare opposizione contro Matteo Renzi.
I tumulti di Napoli, che vanno intestati alla responsabilità politica del sindaco uscente Luigi de Magistris, dicono che c’è un’area politica che immagina una successione di moti di piazza et similia per cacciare il premier e il suo governo.
Siamo alla retorica dello sciopero generale di inizio secolo scorso.
Non a caso questa retorica porta inevitabilmente con sé la mobilitazione, accanto a legittimi protestatari, anche di personaggi che fanno della violenza l’unica forma di espressione politica.
Chiunque ritenga Renzi un cattivo premier, un personaggio inadatto al ruolo, non deve mai confondere la propria azione con quella provocata dagli assessori di De Magistris e dalle parole “rivoluzionarie” del sindaco di Napoli.
NO ALLA VIA DEL POPULISMO. L'inchiesta di Potenza, in cui emergono miserie umane con la pubblicazione delle solite, imbarazzanti telefonate, può spingere gli oppositori di Renzi a sognare la via giudiziaria.
È evidente che se e dove ci sono reati essi vanno perseguiti e se alcuni di questi investono uomini/donne di governo le conseguenze devono essere nette e severe.
Tuttavia augurarsi che, per la seconda volta nel giro di pochi anni, un governo e un leader vengano abbattuti dalla magistratura, vuol dire rinunciare definitivamente alla politica dando così ragione ai populismi e, per paradosso, anche a Renzi medesimo.
L’opposizione deve darsi contenuti, parole chiave e timing del tutto diversi da queste scorciatoie che portano alla rovina del Paese.
BISOGNA ESSERE PIÙ SELETTIVI. I contenuti non possono che essere le grandi riforme per sbloccare davvero l’Italia. Renzi fa molte cose e le fa tutte male.
È come quel giovane che va alla scuola guida e per mesi non sa scegliere fra frizione e pedale di accelerazione e li spinge insieme fino a distruggere la macchina.
L’affare trivelle è stato malgestito e soprattutto mal posto, il risanamento di Napoli (leggere la bella intervista a Domenico Arcuri su l’Unità) invece è una cosa seria e bella. Quindi il tema è essere più riformisti e più selettivi di Renzi.
La seconda questione riguarda le frasi-chiave. Renzi adopera quelle che chiamano a raccolta scontenti generazionali e mondi estremi o estremizzati.
Chi gli si oppone per sostituirlo deve parlare all’Italia tranquilla, quella che vuol fare, che vuole risanamento senza sfasciare l’argenteria, quella che vuole rinnovamento senza la pretesa di far coincidere le date del mondo con la propria biografia.
UNA CADUTA RAPIDA? NO, GRAZIE. Infine il timing. Augurarsi la caduta rapida di Renzi è un suicidio per l’Italia. Chiunque abbia in testa questa ipotesi, anche a sinistra, sbaglia gravemente.
Un conto è se Renzi cade da solo, per esempio se perde la scommessa dei due referendum o di uno solo, altra è la scelta che devono fare i suoi avversari.
I suoi nemici sono interni o esterni al Pd. Per quelli esterni non dico nulla. Si organizzassero loro.
Quelli interni hanno un appuntamento preciso e possibilmente da ravvicinare: il congresso del partito.
Qui va stabilita la separazione fra la carica di segretario e quella di premier e va creata un’alleanza fra sinistre non ideologiche e renziani delusi che parli allo stesso Paese a cui si era rivolto Renzi proponendo una leadership meno ansiogena, meno confusa, più colta, meno propensa alle camarille.
Non è una operazione da fare in due settimane. È un lavoro lungo. Se poi ci fosse una non augurabile crisi precipitosa, bisognerà riguardare il timing. Sennò è bene stare sereni, all’inverso di Enrico Letta.

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