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FACT CHECKING 7 Aprile Apr 2016 1745 07 aprile 2016

Bagnoli, tutte le omissioni di Renzi

Il premier promette 272 mln per la bonifica. Ma chi pagherà i 190 mln di debiti? Quale società rimuoverà la colmata? E dove saranno smaltiti i residui tossici?

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Matteo Renzi presenta le slide su Bagnoli.

Aveva detto: «A Napoli siete incapaci. Di Bagnoli da risanare mi occuperò personalmente».
E finalmente eccolo, il “miracolo di Matteo”, pardon il nuovo progetto che in 36 mesi - slide in più, slide in meno - a Bagnoli ripulirà gli 810.700 metri quadri di suolo più i 170 mila metri quadri di mare e i 30 mila metri quadri di spiaggia dai veleni della ex acciaieria.
Google. Apple. Bagnoli Valley. E forse pure la fata turchina. L’«appetito» che di Napoli hanno le aziende «più top» al mondo appare per il premier addirittura »incontenibile».
LE SLIDE DI RENZI. «Guardate! Ammirate! È meglio che buttar giù undici ecomostri!», sbotta Renzi slide dopo slide. E la notizia - quella da far sobbalzare gli scettici - la regala proprio lui, il premier trionfante: «Via la colmata da Bagnoli. Sì, ho detto: rimozione!».
E allude proprio alla vergognosa collina antistante il mare di Coroglio che da due decenni ricopre, a mo’ di velo delle streghe, le tonnellate di detriti (secondo gli esperti: arsenico, canadio, vadmio, piombo, stagno, zinco, ferro, nichel, manganese) che si sono accumulati in seno all’attività dell’acciaieria.
E poi, alzando i toni, Renzi avverte: «Altro che mani sulla città. Nella nuova Bagnoli ci saranno solo (solo? ndr) due alberghi (uno sull’isoletta di Nisida), una funivia che sale a Posillipo (che già esisteva), meno case, meno palazzinari, meno industrie a rischio».
«CARI GUFI, STATE SERENI». «E niente camorra», puntualizza ancora. Già, ma in che modo? Come si fa a evitare tout court l’abbraccio malefico di boss e affiliati?
Per il premier è fin troppo facile: «Grazie a un accordo che la società di gestione Invitalia ha chiuso con l’Anticorruzione di Raffaele Cantone».
«E ci sarà il recupero del parco dello sport, un ponte di vetro a mare e più verde pubblico», dice ancora, mentre «il mare tutt’intorno tornerà trasparente e la spiaggia sarà restituita ai cittadini che godranno anche di un porto e di un porticciolo in vista delle Universiadi che Napoli ospiterà nel 2019».
Rischi di speculazione? «Uffa, cari gufi: state sereni. Il piano regolatore di Vezio De Lucia (quello del 1994 che prevede il ripristino della linea di costa) verrà rispettato al 100%».

Nessun accenno a infrastrutture, vie di fuga e mobilità interna

Salvo Nastasi.

Ecco, fine delle slide. E delle spiegazioni. Con buona pace del fatto che il piano di De Lucia viene in realtà modificato e che nel progetto non c’è alcun accenno alle infrastrutture e alle vie di fuga né all’accessibilità o al sistema di mobilità interno.
E con buona pace del sindaco Luigi de Magistris (che diserta le riunioni con la cabina di regìa, però poi ammette che «stringerà la mano a Renzi se davvero manterrà le promesse su Bagnoli») e dei giovanotti che in strada lanciano Pinocchi giganti, pietre e verdure contro il blitz del premier a Napoli.
GLI INTERESSI DI CALTAGIRONE. Municipio di governo. E di lotta. Tra i manifestanti, ben due assessori della giunta de Magistris. Sono lì per ribadire che “far fuori” un Comune dalle scelte urbanistiche locali non si può per Costituzione. E non si dovrebbe.
Prima della presentazione ufficiale del progetto, Renzi aveva ritenuto «opportuno» recarsi nella sede de Il Mattino per discuterne con i giornalisti del quotidiano di proprietà del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone.
Chi è Caltagirone? È il costruttore italiano più direttamente “interessato” a quel che accadrà sui suoli ex Italsider visto che è il proprietario - anche - della ex Cementir, la fabbrica dismessa il cui rudere è ancora in piedi nell’area della bonifica.
«I MATERIALI NON SONO PERICOLOSI». Atmosfera cordiale, battute divertite sul Napoli calcio e sulla Fiorentina, domande rilassanti e poca voglia di approfondire.
Il ruolo di Caltagirone nella nuova Bagnoli? Neanche un accenno. Il giorno dopo, nuovo forum in casa Caltagirone, cioè a Il Mattino: stavolta gli ospiti sono il commissario Salvo Nastasi e il capo di Invitalia Arcuri con un paio di assessori comunali, qualche esperto e un costruttore (che non è Caltagirone).
Facce diverse, ma identica atmosfera rilassata. E nessun accenno al ruolo di Caltagirone. «La colmata», giura Nastasi, «va rimossa ma i materiali non sono pericolosi».
Eppure, di “buchi neri” nel racconto che Renzi fa su Napoli e sulla Bagnoli del futuro ne emergono parecchi. E non di poco conto, visto che - osservano i cronisti più attenti - «ogni sera a Napoli si continua a sparare, la vivibilità fa schifo e, come in Terra dei fuochi, sui suoli di Coroglio e dintorni sono morte troppe persone per colpa di malattie legate ai veleni».

Quei 272 milioni per la bonifica: ma ce ne sono 190 di debiti con le banche

Bagnoli: carabinieri davanti all'area dell'ex Italsider ed ex Eternit.

Buchi neri. Silenzi. Peccati di omissione.
Per esempio, Renzi ha annunciato che saranno 272 i milioni che il governo intende stanziare per la bonifica.
In realtà, al momento - avverte lo stesso Nastasi - non ci sono che 50 milioni da una parte, 42 da un’altra, 4,5 da un’altra ancora. Ai 272 milioni si arriverebbe, questa è la promessa di Renzi, grazie alla futura legge di stabilità.
IL PREMIER NON FUGA I DUBBI. Buchi neri. Omissioni. Sarebbe interessante capire dal premier se in tale cifra siano o no compresi i debiti che nel corso degli anni a Bagnoli sono stati accumulati nei confronti delle banche, delle ditte che sui suoli hanno lavorato e dei privati che a vario titolo si sono impegnati.
I calcoli (quelli ufficiali) parlano di circa 200 milioni di euro di debiti da sanare, forse scesi - ma si fa per dire - a 190 perché alcuni creditori non sarebbero riusciti a dimostrare l’antecedenza di quanto maturato rispetto alle scadenze fissate.
ADESSO CHI PAGA? La domanda è: adesso chi paga? Si onoreranno i debiti utilizzando una parte dei 272 milioni stanziati, che - secondo gli osservatori - non basteranno per concludere la bonifica ma serviranno solo a far sì che l’operazione possa avere inizio? Se sì, ci si rende conto o no che 272 meno 190 vuol dire che per la bonifica non rimarrebbero che pochi spiccioli?
Oppure, come si sussurra da più parti, il governo intende - tramite Invitalia o, ancor di più, tramite la Cassa depositi e prestiti - emettere una ingente quantità di obbligazioni a favore dei creditori in modo che essi, tranquillizzati da un titolo di credito finalmente tra le mani, si convincano a dare mandato alla Curatela fallimentare affinché liberi le aree su cui riavviare la bonifica?
IL NODO DEL DISSEQUESTRO. Ciò, però, sarebbe praticabile a patto che di fronte alla presentazione del nuovo progetto (ma anche del crono-programma e delle dettagliate coperture finanziarie, che al momento sembra proprio che manchino) sia nel frattempo già arrivato il sì al dissequestro delle aree da parte dei magistrati della Procura di Napoli che nel 2013 posero i sigilli a due terzi dei suoli ex Italsider già “bonificati” affermando che dalle perizie era emerso che, invece di risanare, i lavori effettuati avevano peggiorato le condizioni ambientali.
Comunque sia, se così si procederà, le banche (che sono creditrici di 150 dei circa 200 milioni di debiti) potranno mettere a bilancio quanto certificato dai titoli di credito.
Mentre i privati potranno contrattare con gli istituti allo scopo di riuscire a incassare almeno una parte dei crediti maturati.

Le altre omissioni: dai sistemi di tutela fino alla gara europea

Insomma, trattasi di un meccanismo “riparatorio”, praticabile sì ma assai complesso. Il gioco delle contrattazioni potrebbe complicarsi, condizionando l’iter procedurale dell’intera operazione. È un meccanismo, soprattutto, che secondo molti «andrebbe reso subito pubblico, per correttezza verso i creditori e per rispetto della verità».
Come da rendere doverosamente pubblico dovrebbe essere per molti il nome della società incaricata di provvedere alla rimozione della colmata, visto che, contrariamente a quel che pensa il commissario Nastasi, per molti esperti si tratta di un’opera complicata e ad alto rischio di contaminazione e che essa va affidata a chi possa vantare un’altissima specializzazione in materia.
DETRITI SENZA DESTINAZIONE. «Utile sarebbe conoscere», fa notare qualche osservatore, «anche quale sarà la destinazione dei residui tossici in surplus derivanti dalla annunciata smobilitazione della colmata: c’è qualcuno, in Italia o all’estero, che si è detto finalmente disposto ad accogliere i detriti ex Italsider di Bagnoli? Se c’è, chi è?».
La domanda è legittima, visto che finora il vero ostacolo per chi voleva eliminare la colmata non sono stati i costi (seppur assai onerosi) ma la difficoltà a individuare un destinatario praticabile.
Ora la scena è forse cambiata? Se sì, non sarebbe il caso di dirlo?
Basta a rasserenare gli animi la tesi degli uomini di Renzi secondo cui una parte del materiale della colmata non sarebbe pericoloso e verrà utilizzato per realizzare il nuovo porto davanti a Nisida?
NON CHIAMATELI DETTAGLI. Sarebbe o no il caso di spiegare anche quali sistemi di tutela saranno messi in atto quando si tratterà di trasportare altrove la massa dei detriti estratti dalla defunta colmata ritenuti tossici perfino da Nastasi? Se no, come è che si intende procedere?
E quanto una gara europea preserva davvero dal rischio di individuare i siti sbagliati? O forse, dopo aver estromesso l’ente locale da ogni scelta e decisione, nessuno ha finora pensato a come dare risposta a simili “dettagli”?
Un dato è sicuro: non si tratta affatto di dettagli. Ed è allarmante che di tali delicate questioni nelle 24 slide del premier Renzi non si riscontri traccia.
E neanche nelle parole del commissario Nastasi e del capo di Invitalia Arcuri, che di slide però ne hanno elaborate 400. O almeno, così assicurano.

Twitter @enzociaccio

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