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CONFLITTI 7 Aprile Apr 2016 1948 07 aprile 2016

Siria, l'Isis rapisce 300 lavoratori fuori Damasco

Gli uomini sono dipendenti di una fabbrica a 50 km dalla capitale. L'inviato dell'Onu De Mistura a Damasco e Teheran per nuovi colloqui di pace.

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Media russi e iraniani parlano di un recente «attacco chimico compiuto dall'Isis» con contro l'aeroporto militare di Dayr az Zor.

In Siria la tregua raggiunta tra le opposizioni e il regime di Damasco sembra reggere, ma per l'Isis il cessate il fuoco non ha valore. Sono ore di ansia per la sorte di 300 lavoratori di una fabbrica di cemento che, secondo i mezzi d'informazione governativi, sono stati rapiti dall'Isis in un'offensiva lanciata a poche decine di chilometri da Damasco.
Altre fonti, fra cui l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), si limitano a dire che i contatti sono stati interrotti con gli operai, quantificati in alcune 'decine'.
IL 13 APRILE NEGOZIATI OPPOSIZIONE-GOVERNO. In questo quadro l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, continua a lavorare per cercare una soluzione al conflitto, e oggi ha annunciato la ripresa dei negoziati tra governo e opposizioni il 13 aprile a Ginevra, due giorni dopo la data inizialmente prevista.
Ma, nell'attesa, de Mistura, che ieri è stato a Mosca, continuerà i colloqui preparatori con una missione a Damasco e una in Iran, Paese che sostiene il presidente Bashar al Assad, nella speranza di poter finalmente affrontare nella imminente tornata il vero scoglio per una soluzione negoziata: «L'inizio concreto e reale della transizione politica», come si è egli stesso espresso.
ONU: «DELUSIONE PER GLI AIUTI UMANITORI». L'Onu, tuttavia, ha espresso delusione per le difficoltà nell'accesso degli aiuti umanitari alle aree assediate, nonostante la cessazione delle ostilità, che è in vigore dal 27 febbraio. La consegna degli aiuti «invece di migliorare, rallenta», ha detto a Ginevra il presidente della task force umanitaria Jan Egeland, puntando il dito in particolare contro le forze del regime, poiché «15 delle 18 località assediate lo sono dal governo o dai suoi alleati».
RAPITI A 50 KM DA DAMASCO. I 300 lavoratori che si teme siano nelle mani dell'Isis, si trovavano nella fabbrica di cemento Al Badia, vicino a Dumair, una cittadina circa 50 chilometri a nord-est di Damasco, sulla strada che conduce a Palmira, da dove i miliziani dello Stato islamico sono stati scacciati pochi giorni fa da un'offensiva dell'esercito governativo. Da due giorni i jihadisti hanno lanciato un attacco nella regione di Dumair, nel tentativo di conquistare una base aerea e una centrale elettrica, senza riuscirvi. L'Ondus ha detto che 20 militari siriani sono rimasti uccisi nei combattimenti delle ultime 24 ore, dopo che l'offensiva era cominciata martedì con l'esplosione di cinque autobomba guidate da kamikaze che avevano provocato la morte di altri 35 soldati.
CONTINUANO GLI SCONTRI. I combattimenti continuano anche in altre regioni, tra varie forze in campo, nell'intricato mosaico a cui è ormai ridotto il territorio siriano. In particolare a sud di Aleppo, dove l'esercito conduce un'offensiva contro forze ribelli. Alcuni gruppi dell'opposizione armata stanno invece avanzando a nord della città contro le milizie dell'Isis, nel tentativo di strappare loro la città di Al Rai, al confine con la Turchia. L'artiglieria turca, da parte sua, ha bombardato obiettivi dell'Isis in territorio siriano in risposta a un attacco a colpi di mortaio che stamani ha raggiunto la provincia sudorientale turca di confine di Kilis ferendo 3 persone.

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