Bozza Legge Contro 160408171728
DIBATTITO 8 Aprile Apr 2016 1634 08 aprile 2016

Polonia, verso una legge che vieta l'aborto

La bozza ha il sostegno di governo e vescovi. E cresce il numero di cittadini favorevoli a un giro di vite.

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da Varsavia

Offensiva anti-abortista in Polonia.
Una bozza di legge che chiede il divieto totale di aborto, promossa dall'organizzazione cattolica Fundacja Pro e dalla conferenza dei vescovi polacchi, potrebbe presto approdare in parlamento.
Qualora la proposta dovesse raccogliere 100 mila firme e arrivare al Sejm di Varsavia, le possibilità che venga approvata sono tutt'altro che remote.
L'APPOGGIO DEL PREMIER. Del resto non è la prima volta che le associazioni religiose cercano di rendere illegale l'aborto in Polonia.
Già nel settembre 2015 un disegno di legge sul tema era stato presentato in parlamento venendo bocciato solo per una manciata di voti.
Oggi però le possibilità che il no all'aborto divenga legge sono più alte che in passato.
L'appoggio verbale ricevuto dal premier Beata Szydło è indicativo in tal senso. E persino Jarosław Kaczyński, leader di Diritto e Giustizia (PiS), partito titolare della maggioranza assoluta in parlamento, ha espresso il proprio sostegno personale alla bozza, pur essendo stato contrario al divieto totale d'aborto in passato.
E DELLA CONFERENZA EPISCOPALE. La Conferenza episcopale polacca ritiene l'attuale testo sulle pratiche abortive “un compromesso” e sostiene il bando totale dell'interruzione di gravidanza.
Come spiega a Lettera43.it Monika Płatek, docente di Criminologia presso l'Università di Varsavia e membro del movimento per i diritti femminili Congresso delle Donne: «La Chiesa polacca cerca di trarre vantaggio dal fatto che PiS sia al potere per ottenere ciò che vuole. E il governo, per attuare le sue riforme, ha bisogno dell'appoggio dei cattolici».

L'unico Paese europeo a vietare l'aborto è l'Irlanda. Per ora

La bozza di legge contro l'aborto ha il sostegno di premier e vescovi.

Oggi la Polonia non vieta l'aborto – l'Irlanda è l'unico Paese europeo a farlo – ma ha una delle legislazioni meno permissive nell'Ue.
Approvata nel '93, l'attuale legge consente l'interruzione di gravidanza solo in casi circoscritti: in presenza di stupro o incesto e quando la sopravvivenza della madre o del feto stesso sia messa a repentaglio dal parto.
Non a caso nel novembre 2015 il Comitato Onu sui diritti dell'infanzia ha evidenziato numerose violazioni in Polonia sul tema. Fra queste, un caso avvenuto nel 2008 quando una 14enne di Lublino vittima di stupro si vide rifiutare un aborto legale da un ospedale e fu costretta da un altro ad aspettare per tre giorni.
I DATI DEL MINISTERO POLACCO. Il Centro per i diritti riproduttivi dell'Onu evidenzia come nel 2012 in Polonia si siano registrate solo due interruzioni di gravidanza legali ogni 1.000 nascite, 125 volte in meno del Regno Unito.
Secondo dati diffusi dal ministero della Sanità di Varsavia, invece, nel 2014 sono avvenuti appena 977 aborti legali, 927 dei quali effettuati a seguito di patologie irreversibili nei feti mostrate in screening prenatali, 48 legati a rischi per la salute della donna incinta e solo due decisi a seguito di episodi di stupro o incesto.
Numeri irrisori rispetto al resto d'Europa considerata anche le difficoltà che molte donne polacche incontrano nel procurarsi metodi legali di contraccezione.
DESTINAZIONE GB O GERMANIA. Negli Anni 80 in Polonia si contavano fra le 150 e le 200 mila interruzioni legali di gravidanza ogni anno, garantite da una legge del '56.
Una forbice rispetto ai dati attuali che fa intuire come il fenomeno delle pratiche abortive 'non ufficiali' possa essere esteso.
Di fatto, oggi migliaia di polacche sono costrette ad abortire clandestinamente in patria oppure ad andare all'estero per farlo.
Cifre ufficiali non ci sono, tuttavia - secondo le stime della Federazione delle donne e della pianificazione familiare - ogni anno sarebbero almeno 80 mila gli aborti illegali praticati su donne polacche in patria o legalmente in Europa. Per chi va all'estero, le destinazioni principali sono Regno Unito, Germania e Lituania.

Tempi lunghi per ottenere un aborto legale

Beata Szydło, premier della Polonia.

«Chi ha i soldi e le conoscenze giuste per farlo abortisce oltre confine», conferma Płatek, «molte polacche, però, si rivolgono a cliniche che praticano aborti illegali in patria mettendo talvolta a repentaglio la propria salute. Ci sono poi tante donne costrette a non abortire o che non riescono a farlo clandestinamente. I figli nati da queste madri sono talvolta loro sottratti o vengono abbandonati in foreste, discariche e presso le ruote degli esposti ancora presenti in Polonia».
LA TRAFILA BUROCRATICA. E Agnieszka Graff-Osser, esperta di studi di genere e fondatrice del gruppo femminista 'Coalizione donne dell'8 marzo', interpellata da Lettera43.it aggiunge: «Molte polacche che potrebbero chiedere un aborto legale rientrando nelle tre eccezioni previste dalla legge non lo fanno preferendo la strada dell'illegalità. Questo perché le pratiche burocratiche, le domande e i possibili rifiuti che le donne incontrerebbero lungo il percorso tradizionale rischiano di fare slittare l'interruzione di gravidanza sino a quando è troppo tardi ottenerla».
Un limite oggi fissato in Polonia alla 25esima settimana di gravidanza.
Senza contare che, evidenzia Płatek, «per ottenere un aborto legale a seguito di uno stupro oggi una donna deve denunciare la violenza subita e, così facendo, ammettere di essere incinta in seguito ad essa. E questo per lei può significare mettere a rischio la propria posizione agli occhi della società, della propria famiglia o dei conoscenti».
«COSTOSO MA SICURO». Secondo Graff-Osser, «abortire illegalmente qui è costoso ma abbastanza sicuro, questo perché spesso i medici che eseguono l'operazione sono gli stessi che la rifiutano negli ospedali pubblici, L'unica differenza fra un aborto legale e uno illegale oggi in Polonia è che il primo è assai più umiliante per la donna, mentre il secondo implica meno domande». Una situazione che potrebbe cambiare nel caso in cui la bozza presentata da Fundacja Pro venisse approvata in parlamento rendendo le donne che abortiscono in patria perseguibili dalla giustizia.
Oltre a considerare gli embrioni una forma di vita sin dal momento stesso del concepimento e a proibire lo screening prenatale, il testo anti-aborto introduce il reato di “omicidio del feto” punibile sino a tre anni di reclusione.
«È assurdo: nessuno ha mai detto che la vita comincia dal momento stesso del concepimento, neppure la Chiesa cattolica stessa», replica Płatek. «Persino Tommaso d'Aquino sosteneva che un feto diviene una forma di vita dal 40esimo giorno nel caso di un maschio e dall'80esimo nel caso di una femmina».

L'opinione pubblica si divide

Una manifestazione a favore dell'aborto.

La società civile polacca ha già risposto alla crociata anti-abortista.
Domenica 3 aprile il partito di sinistra Insieme (Razem) ha organizzato una serie di manifestazioni nelle principali città polacche, la maggiore delle quali ha riunito 7 mila persone davanti al parlamento di Varsavia.
Simbolo della protesta, migliaia di grucce i cui uncini metallici erano spesso usati in passato per pericolosi aborti fai da te.
LA MANIFESTAZIONE DI VARSAVIA. «Alla manifestazione in difesa del diritto all'aborto nella capitale c'erano molti giovani e anche tanti uomini di tutte le età che hanno capito come una legge del genere danneggerebbe le loro mogli, figlie, sorelle, fidanzate, amiche e colleghe», sottolinea Płatek.
In Polonia si è parlato molto anche di un video che mostra alcune donne uscire da una chiesa di Varsavia in segno di protesta mentre viene letta la lettera della Conferenza episcopale favorevole al divieto d'aborto. «Vorrei poter credere che fossero autentiche fedeli, ma in realtà si trattava di una mobilitazione organizzata da un gruppo di femministe radicali», spiega Graff-Osser che sottolinea come «il problema in Polonia è la passività di chi va in Chiesa, che mai si sognerebbe di mettere in discussione il sacerdote anche se è in disaccordo con lui».
SOLO IL 53% A FAVORE DELL'ABORTO. Vi sono poi numerosi polacchi favorevoli a un definitivo giro di vite sull'aborto. E il loro numero sembra in aumento.
Un recente sondaggio condotto da Cbos, ad esempio, dimostra come solo il 53% degli intervistati è oggi a favore di un'interruzione di gravidanza nel caso in cui il feto dimostri danneggiamenti, mentre il 71% di essi lo era nel '92.
In calo dall'80 al 73% gli intervistati favorevoli all'aborto in caso di stupro o incesto, così come scendono dall'88 all'80% coloro i quali interromperebbero la gravidanza in presenza di rischi per la madre.
«L'aborto dovrebbe essere legale, sicuro e raro», afferma Płatek. «Nessuna donna va ad abortire come se stesse andando a prendere un caffè al bar. Chiunque interferisca con la fertilità di una donna, interferisce anche con la sua vita e si arroga il diritto di decidere per lei».
Un'opinione che molti credenti in Polonia - e il loro attuale governo - ritengono troppo radicale.

Twitter @LorenzoBerardi

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