Chiedere Verità Giulio 160406175549
CASO 8 Aprile Apr 2016 1828 08 aprile 2016

Regeni, fallito il vertice con l'Egitto

Stop alla collaborazione tra le autorità giudiziarie. Gentiloni richiama l'ambasciatore al Cairo. L'amarezza della famiglia e le possibili ritorsioni dell'Italia.

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Un sit in per chiedere la verità su Giulio Regeni.

Il vertice tra italiani ed egiziani sull'omicidio di Giulio Regeni si è sostanzialmente risolto in un fallimento e la collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi può considerarsi di fatto interrotta.
La notizia arriva direttamente dalla procura di Roma, assieme alla delusione degli inquirenti e degli investigatori, che non hanno ottenuto ciò che avevano chiesto agli omologhi egiziani.
RICHIESTE INSODDISFATTE. In particolare non sono stati consegnati né i tabulati telefonici di una decina di persone, tra cui amici e conoscenti di Giulio Regeni residenti al Cairo; né i dati sul traffico registrati da due celle della rete mobile, attraverso i quali sarebbe stato possibile tracciare la posizione dello smartphone del giovane ricercatore, mai ritrovato. La procura aveva chiesto i dati relativi al 25 gennaio, giorno della scomparsa di Regeni, dalla cella del quartiere di Dokki in cui si trovava la sua abitazione, e quelli relativi al 3 febbraio nella zona del ritrovamento del cadavere, lungo la superstrada Cairo-Alessandria. Elementi che i magistrati italiani hanno fin dall'inizio ritenuto di fondamentale importanza per ricostruire gli ultimi spostamenti di Giulio Regeni.

RICHIAMATO L'AMBASCIATORE. Il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell'ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. La decisione è arrivata subito dopo l'esito inconcludente del vertice con la delegazione egiziana. La Farnesina ritiene quindi necessaria una valutazione urgente delle iniziative più opportune per rilanciare l'impegno volto ad accertare la verità.
Dalla presidenza egiziana è stato annunciato un comunicato di risposta nelle prossime ore.

DOCUMENTAZIONE LACUNOSA. La procura di Roma, con un proprio comunicato, ha fatto sapere che la controparte egiziana ha fornito soltanto i tabulati delle utenze egiziane in uso a due amici italiani di Giulio Regeni. La relazione di polizia sul ritrovamento del corpo, con foto allegate, e una nota in cui si riferisce che gli organizzatori della riunione sindacale tenuta al Cairo l'11 dicembre 2015, alla quale Regeni aveva partecipato, negano che siano state fatte registrazioni video ufficiali dell'incontro. Informazioni che la procura ha giudicato insufficienti a far luce sull'omicidio.
MANCANO ANCHE I VIDEO DELLA METRO. Per quanto riguarda in particolare i dati mancanti sul traffico delle celle telefoniche, la procura di Roma insiste affinché la loro consegna avvenga in tempi brevissimi.
Ma tra gli atti sollecitati e non pervenuti ci sono anche i video delle telecamere a circuito chiuso delle stazioni della metropolitana, in cui Regeni avrebbe dovuto transitare il 25 gennaio scorso, giorno della sua scomparsa.
L'EGITTO INSISTE CON LA BANDA DI RAPINATORI. La divergenza più macroscopica riguarda ancora il ruolo della banda di rapinatori rimasti uccisi al Cairo in uno scontro a fuoco con la polizia, cui le autorità e alcuni media locali hanno tentato di addossare la responsabilità dell'omicidio, con il ritrovamento a casa delle moglie del capobanda dei documenti di Regeni. Per i magistrati egiziani, soltanto al termine delle indagini sarà possibile stabilire quale sia stato questo ruolo, mentre per la procura di Roma «non ci sono elementi» che provino un «coinvolgimento diretto della banda criminale nelle torture e nella morte di Giulio Regeni».
LA FAMIGLIA: «PROSEGUIRE BATTAGLIA DI GIUSTIZIA». La famiglia del giovane ricercatore, intanto, «prende atto con amarezza del fallimento del vertice», ed «esprime soddisfazione per la decisione del ministro Gentiloni di richiamare in Italia l'ambasciatore Massari». I genitori di Giulio si dicono «certi che le nostre istituzioni e tutti coloro che stanno combattendo al nostro fianco questa battaglia di giustizia non si fermeranno fino a quando non otterranno verità».
RENZI: «CI FERMEREMO SOLO DAVANTI ALLA VERITÀ». Il premier Matteo Renzi, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il Def, ha detto che «l'Italia ha preso un impegno con la famiglia Regeni, con la memoria di Giulio ma anche con la dignità di ciascuno di noi. Ci saremmo fermati solo davanti alla verità. È fondamentale la valutazione degli inquirenti e dei magistrati. La decisione del governo italiano (di ritirare l'ambasciatore, ndr) è arrivata dopo» il vertice tra le due delegazioni.

I provvedimenti che l'Italia potrebbe prendere contro l'Egitto

Dopo il fallimento del vertice di Roma, il richiamo del nostro ambasciatore è solo una delle misure che l'Italia potrebbe decidere di mettere in atto contro l'Egitto. Ecco quali sono le altre opzioni.
IL RITIRO DELL'AMBASCIATORE. Il ritiro dell'ambasciatore al Cairo, che comporterebbe una conseguente rottura dei rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto.
LO STOP AL TURISMO. Una dichiarazione formale del ministero degli Esteri, che dichiari l'Egitto un Paese non sicuro per il turismo.
IL RICHIAMO DEI RICERCATORI. Una raccomandazione ai ricercatori italiani a non recarsi in Egitto, e a quelli che si trovano già nel Paese a tornare in Italia.
DIVIETO DI INGRESSO IN ITALIA. Il divieto di viaggio in Italia a personalità politiche egiziane.
LO STOP AI VERTICI. L'annullamento dei vertici intergovernativi annuali tra Roma e Il Cairo.
IL BLOCCO DEGLI ACCORDI COMMERCIALI. La misura senza dubbio più pesante: il blocco di tutti gli accordi economici e commerciali tra Italia e Egitto. In tutto circa 5 miliardi di euro di investimenti, che vanno dall'edilizia al maxi giacimento di gas di Zohr scoperto dall'Eni.
Ma la famiglia di Giulio Regeni ha chiesto anche la sospensione di tutti gli accordi già in atto.

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