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GIUSTIZIA 9 Aprile Apr 2016 1432 09 aprile 2016

Davigo all'Anm, la tregua tra Renzi e i pm è finita

Il magistrato del pool di Mani pulite verso la presidenza. La tensione tra i poteri è giusta. E intanto il premier pensa alla stretta sulle intercettazioni.

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Da sinistra: Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, Gerardo D'Ambrosio e Antonio Di Pietro.

È iniziata con la riaffermazione della dignità dei pm, la presidenza di Piercamillo Davigo all'Associazione nazionale magistrati. Nel suo discorso da candidato Davigo ha commentato la battuta del premier Matteo Renzi sulle proteste dei pm per il taglio delle ferie: «Brrr.. che paura, non mi è piaciuto per niente». «Con il governo bisogna dialogare, ma nel rispetto della nostra dignità», ha dichiarato il consigliere della corte di Cassazione in pole per guidare il sindacato delle toghe.
IL GOVERNO? NÉ AMICO NÉ NEMICO. «Non esistono Governi amici ma nemmeno nemici», ha osservato Davigo, ma dobbiamo «pretendere il rispetto della nostra dignità».
E ancora si è chiesto l'ex membro del pool di Mani Pulite: «è possibile che il datore di lavoro decida di ridurre le ferie senza nemmeno consultarci? E perché bisogna far credere che il disastro della Giustizia dipenda dalle troppe ferie dei giudici? Non è così e questo va detto con fermezza: noi lavoriamo tanto e bene».
TENSIONE TRA I POTERI È GIUSTA. Poi, citando un giudice inglese che era stato attaccato dal governo per aver assolto un imputato dall'accusa di terrorismo, ha aggiunto: «È giusto che ci sia tensione tra potere politico e giudiziario. Non sono i Paesi dove si vorrebbe vivere quelli in cui le decisioni dei giudici hanno sempre l'approvazione del Governo». Nel resto del suo intervento il magistrato ha sottolineato l'esigenza di una Anm unita, ma anche capace di comunicare. «Io non ho un carisma particolare», ha detto, «ma un'esperienza che spero di trasmettere anche agli altri su come si comunica».
RENZI VUOLE LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI. L'elezione dei nuovi membri della giunta dell'Anm arriva in un momento delicato dei rapporti con la politica. L'inchiesta di Potenza sta scuotendo non poco il governo. Durante la riunione del consiglio dei ministri sul Documento di programmazione economica, ha raccontato Repubblica, il primo ministro Renzi si sarebbe sfogato, bocciando la gestione del dossier da parte dei magistrati, Il premier avrebbe criticato la decisione di ascoltare il ministro Maria Elena Boschi e l'ex ministro Federica Guidi, entrambe testimoni non indagati, prima degli arrestati. E anche la scelta di far uscire i documenti giorno per giorno includendo conversazioni telefoniche non tutte inerenti agli illeciti. Il capo del governo sarebbe per questo in pressing sul ministro della Giustizia per varare la norma per porre una stretta sulle intercettazioni. Ma ha voluto precisare il premier non c'è «nessun bavaglio», solo un ascolto responsabile» degli ascolti.

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