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GIUSTIZIA 11 Aprile Apr 2016 1755 11 aprile 2016

Fino a prova contraria, il movimento anti-pm vicino a Renzi

La presidente Chirico a L43: «Non siamo renziani». Ma nel consiglio c'è lo spin doctor del premier.

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Il consiglio direttivo di Fino a prova contraria.

Non si definiscono renziani.
«Siamo più vicini all'ambasciata americana, piuttosto che a Matteo Renzi», taglia subito corto Annalisa Chirico, presidente del nuovo movimento 'Fino a prova contraria', battagliera più che mai nell'attaccare in questi giorni la magistratura e in particolare il numero uno dell'Anm, Piercamillo Davigo.
Nel suo ultimo pezzo sul sito del movimento definisce le parole dell'ex magistrato di Mani Pulite come «liquidatorie e autoassolutorie». E poi: «Quale immagine della magistratura avremmo consegnato ai cittadini se le utenze telefoniche dei capi corrente fossero state intercettate nei giorni precedenti alle elezioni dell’Anm o nel pieno degli accordi per presidenza e incarichi vari?».
L'ATTACCO SULLE INTERCETTAZIONI. Il punto sono le intercettazioni pubblicate sui quotidiani. «Si tratta di un reato che va perseguito» spiega.
Già autrice del libro Siamo tutti puttane (Marsilio Editore), la Chirico è uno schiacciasassi.
«Non mi ferma nessuno», attacca parlando al telefono con Lettera43.it, nei giorni in cui tra governo e magistrati è scontro aperto dopo l'inchiesta di Potenza sul petrolio in Basilicata, la caduta del ministro Federica Guidi e la pubblicazione delle converazioni «della sguattera del Guatemala» sui quotidiani.
AMICI DI RENZI E DI CARRAI. Eppure è il segreto di Pulcinella che il movimento 'Fino a prova contraria' abbia tra i consiglieri del direttivo anche Patrizio Donnini di Dotmedia, storico spin doctor del premier e tutt'ora comunicatore della Leopolda.
Come è sempre il segreto di Pulcinella che proprio la Chirico e il compagno Chicco Testa siano amici di Marco Carrai, il Richelieu del presidente del Consiglio in corsa per un posto per l'agenzia di cybersecurity a Palazzo Chigi.
È anche vero che tra i consiglieri ci sono insospettabili non renziani come Edward Luttwak, il politologo americano erede di Michael Leeden in Italia, o il magistrato Piero Tony di Magistratura Democratica, spesso critico nei confronti dei pm sulle colonne del Foglio.
«NON SIAMO ORGANICI AL GOVERNO». «Se fossimo organici al governo me ne sarei accorta, noi vogliamo essere di stimolo», ribatte la Chirico. «Dirò di più, quando ho letto che il premier ha detto di non voler toccare la riforma dell'intercettazioni mi sono cadute le braccia», aggiunge, commentando le ultime novità sulla guerra tra esecutivo e procure.
«Non mi sono mai tirata indietro di fronte a nulla», insiste.
Da anni denuncia i casi di malagiustizia in Italia. Ed è convinta che «una giustizia più giusta» porterebbe maggiori investimenti dall'estero in Italia: «La nostra è una start up e se il governo porterà avanti le riforme che vogliamo per noi sarà un successo».
«SERVE UNA GIUSTIZIA PIÙ EFFICIENTE». Per la Chirico c'è bisogno «di una giustizia più efficiente», perchè l'Italia è in fondo a ogni classifica di competitività e «un Paese che non ha un sistema giudiziario affidabile è un Paese che rischia di perdere gli investitori esteri».
Sul sito c'è la possibilità di diventare attivisti. Da ultimo si è aggiunto Titta Madìa, avvocato, storico legale dell'ex capo del Sismi Niccolò Pollari.
L'ultima fatica su 'Fino a prova contraria' parla chiaro: «I magistrati sono, spesso, dei veri “fancazzisti”, nel senso che alcuni lavorano e molto, i più fanno il minimo necessario per giustificare il loro non insignificante stipendio».
Chissà cosa ne pensa Davigo.

Twitter @ARoldering

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