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ANNOSA QUESTIONE 11 Aprile Apr 2016 1000 11 aprile 2016

Legge sulle lobby, il perenne ritardo italiano

Il caso Guidi rilancia il tema. Il lavoro dei 'portatori d'interessi' va regolamentato. Inutili le 27 proposte dal 1948 a oggi. L'ultima è degli ex M5s. Ora tocca a Renzi.

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Luis Alberto Orellana.

Questa legge proprio non s’ha da fare.
Nonostante le promesse delle forze di maggioranza e, soprattutto, del governo.
L’ultima a parlarne è stata la ministra per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi, che martedì 5 aprile 2016 dal salotto televisivo di Porta a Porta ha spiegato: «Dobbiamo cercare di arrivare ad avere una legge sulle lobby».
Tutto molto bello. Peccato che i fatti dimostrino il contrario.
E così la norma che dovrebbe finalmente regolamentare il lavoro dei cosiddetti “portatori di interessi” è caduta ripetutamente nel dimenticatoio.
Salvo poi tornare d’attualità nei giorni dell’affaire Tempa Rossa, che ha costretto Federica Guidi a dimettersi da ministro dello Sviluppo economico dopo la telefonata «inopportuna» con il compagno Gianluca Gemelli, accusato di traffico di influenze illecite.
L'EUROPA È AVANTI. Si tratta comunque di una questione che in Italia si perde, come si suol dire, nella notte dei tempi.
Tanto per dirne una: la Germania una legge simile l’ha adottata nel 1951.
Perfino la Polonia, la Macedonia, la Lituania e la Slovenia ne hanno una.
Mentre nel 2011 parlamento europeo e Commissione hanno deciso di uniformare la normativa dell'Unione attraverso un accordo inter-istituzionale che ha dato vita al comune “Registro per la Trasparenza”.
Qui da noi? Solo tante chiacchere - per esempio il Guardasigilli, Andrea Orlando, ha legato la questione nientemeno che alla lotta alla corruzione -, ma zero risultati concreti.
PROPOSTA DEGLI EX M5S. E così, rimaste lettera morta le 27 proposte di legge depositate dal 1948 a oggi per creare almeno un registro dei “rappresentanti di interessi”, il 9 aprile 2015 la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha adottato il disegno di legge dei senatori ex Movimento 5 stelle Luis Alberto Orellana e Lorenzo Battista come testo base per disciplinare il fenomeno.
Eppure «da allora il ddl è rimasto chiuso a doppia mandata nei cassetti della commissione», attacca Orellana contattato da Lettera43.it.
Fallito anche il tentativo della deputata di Scelta civica, Adriana Galgano, di ripresentare lo stesso identico provvedimento a Montecitorio.

Ora il governo pensa a un intervento diretto: si riparte da capo?

Matteo Renzi e Federica Guidi.

Che la vicenda-Guidi possa finalmente smuovere le acque mandando in porto il provvedimento?
Molto difficile, al momento, dare una risposta all’interrogativo, malgrado quanto fatto trapelare nei corridoi di Palazzo da alcuni esponenti della maggioranza.
Anche perché da martedì 12 aprile arriva in Affari costituzionali al Senato la legge sul conflitto di interessi approvata in prima lettura alla Camera.
A questo punto, comunque, sulle lobby non è da escludere l’ipotesi di un intervento diretto del governo, come confermano a Lettera43.it fonti della stessa commissione.
Ma ancora non si conoscono né i tempi né i modi. Né, tantomeno, se l’esecutivo intenda ripartire dal testo di Orellana e Battista o completamente da capo.
SERVE IL REGISTRO PUBBLICO. Il testo del ddl dei due ex “grillini” è stringente.
E prevede, fra le altre cose, l’istituzione di un “Registro pubblico dei rappresentanti di interessi” al quale potranno iscriversi tutti coloro che non hanno riportato condanne passate in giudicato per reati contro lo Stato, la pubblica amministrazione, il patrimonio e i pubblici uffici.
Esclusi, almeno nelle intenzioni (sono infatti oltre 250 gli emendamenti già presentati), deputati, senatori membri del governo, soggetti titolari di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e i giornalisti, sia pubblicisti sia professionisti.
Non solo. È prevista anche la creazione del “Comitato per il monitoraggio della rappresentanza di interessi”, istituito presso la presidenza del Consiglio e composto da 5 membri.
CE LO CHIEDE L’ANTITRUST. «Mi auguro», aggiunge Orellana, «che la commissione decida di non ripartire da zero».
Il motivo è chiaro: «Ciò non solo vorrebbe dire aver perso tempo prezioso per approvare una legge tanto attesa quanto necessaria ma, soprattutto, convocare e ascoltare nuovamente i rilievi dei numerosi docenti ed esperti della materia che sono già intervenuti nella stessa sede per dibattere del provvedimento».
Insomma, così facendo «non ce la faremmo nemmeno per la fine di questa legislatura».
Inoltre, conclude il senatore oggi componente del gruppo ''Per le autonomie'', «l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust, ndr) ha espresso apprezzamento sul ddl di cui sono primo firmatario. Vuol che siamo sulla strada giusta».

I lobbisti auspicano l’approvazione del provvedimento, la politica nicchia

Anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha chiesto un intervento per regolamentare l'attività dei lobbisti.

Il singolare paradosso, in tutta questa vicenda, è uno: le principali società di lobbying - da Open Gate a Utopia Lab e Comin&Partners, solo per citarne alcune - auspicano da tempo l’approvazione di un provvedimento simile.
Mentre i partiti, da destra a sinistra, fanno melina.
«È una questione politica», disse il 24 dicembre 2014 a Lettera43.it Giuseppe Mazzei, presidente de Il Chiostro, l’associazione «per la trasparenza delle lobby» nata nel giugno 2008.
ABUSIVI DELLA PROFESSIONE. «So per certo che ci sono molti ex parlamentari che fanno attività di lobbying alla Camera e al Senato: questo crea delle problematiche non indifferenti», raccontò ancora Mazzei.
Aggiungendo: «Queste persone sfruttano i privilegi degli ex parlamentari, sono più lobbisti degli altri». Recentemente anche Giusi Gallotto, Ceo di Reti (azienda che si occupa di lobbying, public affairs e media affairs) è intervenuta per chiedere a gran voce «una forte iniziativa del governo che regoli l’attività di rappresentanza degli interessi, anche con un decreto».
E ancora: «Per i professionisti la situazione è insostenibile, continuare senza una norma aumenta l’illegalità. Ci vuole un registro che garantisca piena trasparenza».
NUOVO CODICE ETICO. L’unica “conquista”, al momento, è rappresentata dal nuovo codice etico messo a punto a Montecitorio dal presidente del Gruppo misto, Pino Pisicchio.
Nel quale è stato inserito anche il nodo-lobbisti. «Si prevede la loro registrazione e quella di tutti i loro contatti all’interno del parlamento», ha spiegato Pisicchio.
«Se qualcuno continuerà ad accedere alla Camera come oggi, potrà essere espulso».
Un particolare che non è bastato a smorzare le polemiche. «Le lobby infestano il parlamento per volontà dell’esecutivo, che lascia loro carta bianca», attacca il senatore del M5s Nicola Morra.
Ecco perché, secondo quanto risulta a Lettera43.it, nei prossimi giorni i “grillini” depositeranno alla Camera una loro proposta di legge sulle lobby.


Twitter @GiorgioVelardi

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