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VISTI DA VICINISSIMO 11 Aprile Apr 2016 1300 11 aprile 2016

Montezemolo e D'Amato provano a fermare Boccia

I due non si rassegnano. E, forti dello striminzito vantaggio del campano, tenteranno il blitz all'assemblea confindustriale di maggio. Ma Vacchi è freddo.

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Alberto Vacchi.

Basta vedere la lista dei componenti del nuovo consiglio di amministrazione de Il Sole 24 ore (comunicata a Borsa italiana in vista dell’assemblea del 29 aprile 2016) per capire come Vincenzo Boccia sia arrivato a farsi designare presidente di Confindustria.
E basta leggerlo (con occhi di lince), quell'elenco, per capire se i rumor che suggeriscono un possibile clamoroso colpo di scena nell’assemblea del 25 maggio che deve decidere se ratificare la nomina di Boccia abbiano o meno fondamento.
SQUINZI E ABETE NOMI CHIAVE. I nomi chiave del nuovo board del quotidiano confindustriale sono due: Giorgio Squinzi e Luigi Abete.
Tutti gli altri - Mauro Chiassarini, Maria Carmela Colaiacovo, Nicolò Dubini, Marcella Panucci, Claudia Parzani, Carlo Pesenti, Livia Pomodoro, Cesare Puccioni e Carlo Robiglio - sono destinati a ricoprire un ruolo secondario, avendo attività che ben poco hanno a che fare con il business editoriale.
Dunque, concentriamo l’attenzione solo su Squinzi e Abete.
Il primo lascia la presidenza di Confindustria per quella de Il Sole.
Il secondo, che era già nel cda dell’editoriale, ne diventa vice presidente esecutivo - e non solo nominalmente - nonostante l’evidente conflitto d’interessi (Abete è titolare di diverse partecipazioni in campo editoriale, alcune delle quali, come l’agenzia Askanews, sono in diretta concorrenza con le attività de Il Sole e dell’agenzia Radiocor).
DECISIVI NEL RUSH FINALE. Entrambi sono stati decisivi, insieme con Emma Marcegaglia, per spingere Boccia a vincere sul filo di lana la corsa contro Alberto Vacchi.
Abete si è schierato con Boccia nonostante avesse inizialmente scelto Aurelio Regina, e quel cambio di cavallo - preventivato fin dall’inizio, secondo il cinico tatticismo tipico del presidente della Bnl - ha spostato buona parte dei voti di Roma e del Lazio sul candidato salernitano.
Ma ancor più importante è stata la scelta del proprietario della Mapei.
Dopo aver saltabeccato da Vacchi a Boccia passando anche per Marco Bonometti (il quarto candidato, poi ritiratosi polemicamente), Squinzi alla fine ha fatto la scelta a favore di chi gli aveva promesso l’ambita poltrona de Il Sole 24 ore lasciata libera da Benito Benedini.
BASTAVANO CINQUE VOTI... E considerato che con cinque voti in meno a Boccia e in più a Vacchi il risultato si sarebbe ribaltato, il consenso di Squinzi e dei suoi amici più stretti (in particolare le amazzoni Ferrarini, Mansi, Bracco e Mattioli) è stato davvero decisivo. E dunque ben ripagato.

Molto dipenderà dal “mercato” delle poltrone

Da sinistra: Luca Cordero di Montezemolo, Vincenzo Boccia e Antonio D'Amato.

Peccato, però, che Boccia non sia ancora presidente.
E che qualcuno stia lavorando per capovolgere in assemblea il risultato striminzito del 31 marzo.
Non Vacchi, che pare tiepido, né uno dei suoi maggiori sponsor, Gianfelice Rocca, che non a caso ha fatto dichiarazioni in sintonia con Marcegaglia all’insegna del “volemose bene” e dell’unità che è “un bene troppo prezioso”.
A guidare la riscossa sono due che d’accordo non sono mai andati, ma che ora sembrano marciare all’unisono: Antonio D’Amato e Luca Cordero di Montezemolo.
PLATEA DI 1.400 RAPPRESENTANTI. I due ex presidenti contano sul fatto che la platea che voterà in assemblea (1.400 rappresentanti di territori e categorie) sia non solo nominalmente, ma anche sociologicamente diversa dai 198 della nomenklatura che hanno votato al Consiglio generale.
Certo, molto dipenderà dal “mercato” dei posti che è appena iniziato e da quanto Boccia sarà abile a distribuire poltrone in cambio di consenso.
Lo spazio di manovra che ha, però, non è molto: Marcegaglia confermata alla Luiss, Squinzi e Abete a Il Sole sono prezzi da pagare per un consenso già acquisito.
MOLTE CASELLE GIÀ OCCUPATE. E se saranno confermate le vice presidenze già promesse a Edoardo Garrone, Antonella Mansi, Licia Mattioli, Giulio Pedrollo (Verona) e Fabio Storchi (il presidente di Federmeccanica che per non sapere né leggere né scrivere aveva contrattato la vice presidenza per i rapporti sindacali sia da Boccia sia da Vacchi), resta ben poco da promettere.
E PURE QUI SPUNTA GEMELLI. Inoltre gli oppositori di Boccia (ma soprattutto del trio Marcegaglia-Abete-Squinzi) hanno un altro colpo in canna: la polemica sul ruolo di Antonello Montante (inquisito per mafia) e degli altri siciliani (come Ivan Lo Bello) amici dell’ormai famoso “fidanzato” di Federica Guidi, Gianluca Gemelli, a suo tempo nominato commissario di Confindustria Siracusa.
Un clan che ha contribuito non poco, in termini organizzativi e per numero di voti portati, al successo di Boccia.
Quel successo che ora però ora deve ottenere l'imprimatur dell'assembea generale.

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