Chiedere Verità Giulio 160406175549
FACCIAMOCI SENTIRE 11 Aprile Apr 2016 1330 11 aprile 2016

Non meravigliamoci se Giulio Regeni non avrà giustizia

In un contesto di guerre, crisi e interessi incrociati arriverà solo una verità di Stato. E forse siamo persino disposti ad accettarla.

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Un sit in per chiedere la verità su Giulio Regeni.

Ho un figlio più o meno dell’età che aveva Giulio Regeni ed è quindi facile immaginare quanto possa sentirmi vicino alla sua famiglia e possa soffrire pensando alle torture atroci alle quali il ragazzo è stato sottoposto.
Difficilmente passa un giorno dove io e mia moglie non trattiamo questo argomento.
Penso che in questo scombinato Paese, dove abbiamo l’abitudine di dividerci su ogni cosa, la solidarietà verso la sua famiglia sia totale da parte di tutti e senza distinzione alcuna.
Chi mi segue sa che ho già trattato lo stesso tema in un’altra circostanza con particolare riferimento all’impegno di questo ragazzo e di molti altri ragazzi della sua generazione che potrebbero essere di esempio anche per gente molto più adulta di loro e che viceversa se ne è spesso impropriamente parlato e ancora se ne parla come la generazione dei “bamboccioni”.
UN UNICO GRIDO ALL'UNISONO. I genitori di Giulio, nella loro immensa dignità, chiedono a gran voce, e a pieno diritto, la verità su quanto accaduto al loro figlio.
Tutti lo facciamo e non solo in Italia, ma anche a livello internazionale.
Il nostro governo, stanco della mancanza di collaborazione da parte della magistratura egiziana per far luce sul caso, ha giustamente richiamato il suo ambasciatore ''per consultazioni'' come si dice in gergo diplomatico.
Ma che tipo di verità può aspettarsi la famiglia e tutti coloro che vorrebbero rendere giustizia alla memoria dello studente friulano almeno da questo punto di vista?
Personalmente non sono ottimista.
C'È LO ZAMPINO DEI SERVIZI. Leggendo ciò che scrivono i giornali, una delle ipotesi (per molti la più accreditata) è che alla tortura e alla uccisione di Giulio possano aver partecipato addirittura i servizi segreti egiziani, naturalmente al servizio dell’attuale governo in carica.
L’Egitto è un grande Paese che si stava avviando, sia pur faticosamente, verso una fase di maggior apertura di idee e di confronto politico e sociale.
Erano i temi che interessavano il “ricercatore” Regeni e che lo avevano portato a contatto con sindacati e rappresentanti dei lavoratori: questo sembrerebbe, a meno di svolte clamorose, la ragione per la quale ha pagato con la vita.
Se tutto questo risultasse vero vedo male la possibilità che un governo lo ammetta pubblicamente di fronte al contesto internazionale anche per le ripercussioni politiche e sociali che avrebbe al proprio interno in una situazione politica e sociale già molto tesa.
AL MASSIMO SALTERÀ UNA TESTA. In un contesto simile, qualora gli egiziani dovessero essere messi alle strette, al massimo faranno saltare il capo dei Servizi (o della polizia) dicendo che avrà sbagliato a livello personale e ricompensandolo poi in qualche modo del sacrificio richiesto.
Questa purtroppo è il massimo della verità che potremo aspettarci e sospetto che il governo italiano farà finta di crederci stante gli elevatissimi interessi economici (e non solo) che ha in gioco con il Paese dei faraoni.
L’Egitto può svolgere un ruolo importante nella gestione e/o nell’orientamento dei flussi migratori che interessano il Mediterraneo e questa è una ulteriore ragione che peserà nell’accettare una verità la cui vera definizione potrà soltanto essere “verità di Stato”.
In Egitto, come pure in altri Paesi, c’è un regime che dichiara di essere democratico, ma un regime non può essere democratico per definizione, soprattutto se attua politiche di repressione e controllo tipo quelle di cui sarebbe stato vittima il nostro giovane connazionale.
PIÙ DISPONIBILI AL COMPROMESSO. La tragica morte di Giulio ha certamente scosso la coscienza di molti, ci ha obbligato ad apprezzare ancora di più il valore della democrazia, ma in un contesto di catastrofi umanitarie, di guerre da cui siamo circondati, di interessi economici che in ultima analisi contribuiscono a mantenere il nostro tenore di vita, si è molto più disponibili ad accettare la ragion di Stato.
Sia ben chiaro che il mio non è un processo di condivisione, ma un tentativo, per quanto limitato, di razionalizzare quanto sta succedendo o quanto potrebbe succedere analizzando il contesto di riferimento.
Non sottovalutiamo poi il fatto che il mondo ha la memoria corta. Siamo solidali e ci indigniamo in modo molto appassionato, però scordiamo anche in fretta.
I tragici fatti recenti, dal Kenia alla Francia, dal Belgio alla Tunisia, dal Mali alla Turchia sono lì a dimostrarlo: alcune di queste tragedie sono già cadute nel dimenticatoio.
GIULIO RESTA UN EROE MODERNO. Giulio è stato da molti definito «il figlio che avremmo tutti voluto avere». Io rifuggo le generalizzazioni, ma se così fosse tutti avremmo voluto averlo vivo e vegeto impegnato a studiare e a documentare l’oppressione dei regimi autoritari pronto a battersi per la libertà e la giustizia sociale contribuendo, in definitiva, alla realizzazione di un mondo migliore.
Staremo a vedere, ma per la sua morte credo che, come ho già detto, il rischio sia di doversi purtroppo accontentare di una verità “ragion di Stato” e non di una verità coerente con la realtà oggettiva.
Tutto ciò non potrà comunque mettere in discussione né svalutare il grande contributo che il sacrificio di questo giovane eroe moderno ha dato per scuotere molte coscienze su temi importanti e significativi anziché rimanere distratte da futili problemi.


Twitter @FrancoMoscetti

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