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MAMBO 11 Aprile Apr 2016 1100 11 aprile 2016

Renzi-Davigo, per favore risparmiateci il teatrino

Il premier non agisca sulle intercettazioni. E l'ex Mani pulite sia meno ''cagnaccio''. O l'Italia verrà sconquassata.

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Piercamillo Davigo.

Chi deve aver paura di Piercamillo Davigo?
Anche se non “siamo scarsi” a notizie di cronaca, giudiziarie, politiche e altro ancora, questa domanda campeggia negli editoriali e agita soprattutto la politica e quelli che vengono chiamati i “Palazzi”.
In verità nessuno dovrebbe aver paura di questo quasi 70enne magistrato dalla lunga carriera, piena di sentenze scritte e di sentenze orali che hanno attraversato tutta intera la Seconda Repubblica.
I suoi sostenitori e lui stesso diranno che deve aver paura di Davigo solo chi compie reati.
Ma è una risposta banale, soprattutto adesso che Davigo è a capo dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) e rappresenta una fetta vera del potere in Italia.
IL PAESE NON È CAMBIATO. Partiamo da una affermazione semplice-semplice.
Il mondo in cui si esercitava il Davigo più giovane non c’è più.
Non è sopravvissuto al vertice della politica alcuno di quelli che Davigo e i suoi colleghi hanno abbattuto o combattuto.
L'Italia, secondo i suoi auspici, è stata rivoltata come un calzino, ma è sempre lo stesso calzino che rivela buchi non rammendati.
In un certo senso il pool di Mani pulite ha mancato l'obiettivo.
Ha mandato in galera un bel po’ di gente, si può dire, sfidando l'ira dei giustizialisti, ha scaraventato in politica alcuni pm, neppure fra i migliori, ma non ha cambiato l’Italia.
L’Italia l’ha cambiata, in bene o in male, - è giudizio personale - la politica.
ORA CI SONO I BAD BOYS. Matteo Renzi e la sua squadra dominano la politica italiana, così come Matteo Salvini e Giorgia Meloni l’area di destra e Gianroberto Casaleggio l’area degli anti-sistema.
Nessuno è stato depositato sulla spiaggia dall’onda lunga della spinta dei magistrati.
Si può dire di più: questa nuova classe dirigente non ha verso la magistratura né il timore reverenziale né la vis polemica delle vecchie classi dirigenti.
Cioè la magistratura non ha di fronte a sé né un atterrito Arnaldo Forlani né un combattivo Silvio Berlusconi.
Ha personaggi più sfrontati, irriverenti, veri bad boys.
Credo che ci potremo divertire se dovesse arrivare al governo la squadra grillina e venisse dopo un po' messa sotto i riflettori dei magistrati.
Chissà da che parte starà Marco Travaglio. In sintesi: i nuovi politici non hanno alcun timore reverenziale verso i magistrati. Davigo deve capirlo subito, altrimenti si fa male.
SI RUBAVA E SI RUBA. L’Italia non è neppure migliorata dopo Mani pulite. Si rubava e si ruba.
Non c’entra la natura umana, l’uomo-peccatore, c’entra il fatto che l’azione salvifica del pool di Milano e dei suoi tanti seguaci nelle procure italiane ha fatto prigionieri, ma non ha vinto alcuna guerra.
Prima conclusione. Chi tema che l’arrivo di Davigo al vertice della magistratura significhi che ricomincia la rivoluzione giudiziaria si metta tranquillo. Non comincia niente.
Seconda conclusione. La magistratura non è la stessa degli Anni 90.
Il pool di Milano e gli altri pm ebbero una popolarità immensa che veniva sia da alcuni simboli che si incarnavano in loro - erano i colleghi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - sia perché l’opinione pubblica si era stancata del taglieggiamento della politica, delle tangenti, dell’arroganza del potere.
MAGISTRATURA INDEBOLITA. Chi critica, come ho fatto spesso anche io, lo strapotere dei magistrati non deve dimenticare che questi non intervennero su un campo di margherite, ma in una prateria di gramigne.
Tuttavia la magistratura di oggi non è la stessa, per le seguenti ragioni.
Sono andati in pensione alcuni grandi vecchi, Gian Carlo Caselli, Marcello Maddalena eccetera, alcuni astri sono calati immediatamente, vedi Antonio Ingroia, le procure appaiono meno coordinate e più autonome l’una dall’altra, la guerra intestina nella magistratura ha assunto negli ultimi tempi aspetti assai simili alle guerre della politica.
Davigo governerà un esercito in rotta. Inteso come esercito compatto, non come singole procure, singoli giudici giudicanti o pm che fanno, bene o male, il loro dovere.
Sul resto dominano le stesse macerie che si intravedono nella politica. Se ne accorgerà lo steso Davigo quando, dopo due o tre dichiarazioni roboanti, capirà che chi l’ha messo a capo dei magistrati gli ha detto: «Vai avanti tu, eccetera eccetera».
La realtà dice quindi che siamo di fronte a una magistratura indebolita anche se ha intatti i suoi poteri, ed è meglio così perché una magistratura imbelle non è un bel segnale per la democrazia.
UNA NAZIONE IN AFFANNO. E abbiamo una politica del tutto nuova, ma che mostra gli stessi difetti di quella che voleva cancellare dalla vita pubblica.
Vorrei segnalare solo il fatto più inquietante. Il ministro Graziano Delrio, persona seria, chiede alla magistratura di intervenire su dossier che girano contro di lui e accende la luce su qualche servitore dello Stato infedele, non potendo non sapere, scusate l’espressione, che il servitore dello Stato infedele forse agiva in nome e per conto di un ceto politico di governo.
Quello che c’è da temere, invece, è il teatrino Renzi-Davigo mentre l’Italia riscopre i suoi affanni, le sue delusioni, i suoi fallimenti.
Renzi ha mostrato subito di aver capito che doveva sottrarsi a questo giochino promettendo di non rimettere mano alla legge sulle intercettazioni.
Davigo dovrebbe a sua volta scegliere di fare meno il “cagnaccio”. Se anche questa volta diventa il pivot di una magistratura che sconquassa tutto per restituirci un’Italia peggiore, qualche domandina dovrà farsela pure lui.

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