Matteo Renzi Interviene 160411191927
L'INTERVENTO 11 Aprile Apr 2016 1700 11 aprile 2016

Riforme, Renzi alla Camera

Il premier presenta la riforma alla Camera. Cita Calamandrei e si difende da chi lo accusa di stravolgere la Carta.

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Matteo Renzi interviene alla Camera.

Un «passaggio storico, straordinario». Così il premier Matteo Renzi ha definito la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione nel suo intervento alla Camera.
Un passaggio, ha tenuto a precisare già dalle prime battute del suo intervento, che «non sarebbe stato possibile» senza Giorgio Napolitano.
Naturalmente Renzi ha promosso a pieni vuoti la sua creatura. Difendendosi e difendendola dagli attacchi di anticostituzionalità.
PIÙ COSTITUZIONALE DELLA COSTITUZIONE. Lui, terzo premier nominato dal Quirinale, siede a Palazzo Chigi perché lo prevede la Costituzione.
E la Carta, «la più bella del mondo» era già considerata «deficitaria» dagli stessi «padri costituenti all'indomani della sua approvazione».
Renzi dunque più costituzionalista di un Pietro Calamandrei di cui il premier ha citato la democrazia decidente. «Dicono che legge elettorale e riforma consegnano le istituzioni a una sola forza politica. Ma la realtà è diversa perché questa riforma non mette in discussione tutte le maggioranze qualificate che restano o vengono rafforzate, come quella per eleggere il presidente della Repubblica», ha continuato il premier.
Nessun problema quindi. Perché «ci saranno governi che durano 5 anni e consentono alle opposizioni di non fare teatrini e sceneggiate ma prepararsi a tornare al governo, sempre che ne siano capaci»

«Al referendum? Basta vincere»

«Il procedimento legislativo diventa più snello, si ferma l'abuso della decretazione d'urgenza cui neanche noi possiamo dichiararci immuni, senza che si tocchi il sistema di pesi e di contrappesi», ha spiegato il premier, «si interviene sul Titolo V rendendo lo Stato più responsabile, si elimina il bicameralismo perfetto che era considerato da tutte le forze politiche un tabù da abbattere».
LA LEZIONE DELLA POLITICA. Per la prima volta, secondo Renzi, «la classe politica mostra il meglio di se stessa».
Perché «riforma se stessa e non altrettanto hanno fatto altre parti della classe dirigente di questo Paese. Perciò la politica dà una grandissima lezione di dignità al resto della classe dirigente di questo Paese e si dimostra in grado di far vedere la pagina più bella quando sfidata. Sono qui per rendervi omaggio e gratitudine: date una lezione a tanti».
Rispondendo alle critiche che da più parti gli sono state rivolte Renzi ha attaccato: «È bello e suggestivo dire che questa è la Costituzione più bella del mondo e non va toccata. Ma non prendiamoci in giro: quello su cui vi accingete a legiferare è una parte che gli stessi costituenti, pochi mesi dopo averla approvata, consideravano deficitaria per la realizzazione di una piena democrazia».
FRECCIATA ALLE OPPOSIZIONI. E non ha rinunciato a lanciare una frecciata alle opposizioni che si sono allontanate dall'Aula. «Dispiace l’assenza delle opposizioni», ha detto. «Mi spiace per loro se non ci sono».
«Chi usa l'argomento 'caro presidente del Consiglio chi ti ha eletto?' non si rende conto che il presidente del Consiglio non è eletto dai cittadini ma gode di un rapporto di fiducia con il presidente della Repubblica».
E, ancora: «Dicono: 'Andiamo fuori dal parlamento' per mandare a casa il governo. Ma quando si andrà a votare tanti di loro resteranno fuori dal parlamento e non credo sarà un problema per la stragrande maggioranza degli elettori».
Ma il passaggio è storico anche per lo stesso premier. Perché sul referendum è deciso a giocarsi tutto. Lo ha ribadito prima dell'intervento in Aula: al referendum sulla riforma costituzionale, ha assicurato, «basta vincere, non importa con quale percentuale. Mi gioco tutto».
L'obiettivo per ottobre? «Il centrosinistra vinse nel 2001 con il 34% di affluenza», ha tagliato corto, «ma non importa la percentuale».

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