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POLITICA 11 Aprile Apr 2016 1406 11 aprile 2016

Trivelle, il presidente della Consulta Grossi: «Al referendum si deve votare»

Il numero uno della Corte costituzionale: «È da buoni cittadini partecipare al voto».

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Il presidente della Consulta, Paolo Grossi.

Stoccata a Renzi da parte di uno degli organi più autorevoli dell'ordinamento italiano: la Consulta. Al referendum sulle trivelle «si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d'identità del buon cittadino», ha detto il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, interpellato nella conferenza stampa dopo la relazione annuale. Il premier Matteo Renzi ha ripetutamente cercato di sminuire l'importanza del referendum, mentre tutte le opposizioni hanno fatto fronte unito per il 'sì'.
GALLETTI: «ANDRÒ E VOTERÒ NO». «Andrò a votare e sosterrò le buone ragioni del 'No'», ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, che scioglie la riserva sul proprio voto al referendum di domenica prossima sulle trivelle dopo le dichiarazioni di Grossi. «Ho sempre ritenuto tutte pienamente legittime le posizioni in campo nel referendum sulle trivellazioni, compresa quella di chi sceglierà l'astensione puntando al mancato raggiungimento del quorum», ha dichiarato, «ma poiché da più parti mi viene chiesto cosa farò domenica, la mia risposta è che andrò a votare e sosterrò le buone ragioni del 'No'».
«INTERCETTAZIONI, TERRENO DELICATO». Grossi si è anche espresso sul tema delle intercettazioni «Non ho pareri, è un terreno delicatissimo di cui si sta discutendo fittamente in ambienti politici e in Parlamento: qui è bene mantenere un assoluto silenzio, altrimenti sarebbe un'interferenza», ha detto il presidente della Consulta, interpellato in merito. Grossi è anche intervenuto sulla questione dei migranti, al centro della polemica tra il leader della Lega Salvini e il Presidente della Repubblica Mattarella.
«DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI». «I nostri padri costituzionali hanno disegnato uno stato sociale di diritto in cui ognuno, anche i più deboli, ha una gamma di diritti di cui non può essere espropriato». Grossi, che si è occupato in molte sentenze dei diritti degli immigrati, ha anche sottolineato che ci si deve porre la domanda «se questo stato sociale non venga minato da una visione economicistica che proviene dall'Europa».
Che difesa può avere - è la domanda posta da Grossi - l'ordinamento giuridico italiano, imperniato su certi valori, rispetto a posizioni troppo economicistiche di un'Europa che forse ha un difetto d'origine, ossia quello di nascere da un mercato?
«Dove ci sono segni di identità costituzionale - ha concluso Grossi - dobbiamo preservarli».

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