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BATTAGLIA 12 Aprile Apr 2016 1511 12 aprile 2016

La guerra interna alle Forze armate italiane

Dossier anonimi, scontri sulle poltrone, corsa ai fondi statali: la lotta tra Marina, Aeronautica ed Esercito. Sullo sfondo gli intrecci politici. E gli attriti con Renzi.

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L'ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

Il dossier anonimo sulle spese pazze dell'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, è solo l'ultimo atto di una guerra senza esclusioni di colpi che dura da ormai quasi due anni nelle Forze armate.
IL SILENZIO DI MATTARELLA. L'inchiesta di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, l'attivismo emerso dalle intercettazioni per l'approvazione della Legge Navale da 6 miliardi di euro, l'opposizione al Libro Bianco del governo che dovrebbe rivoluzionare il settore della Difesa, il sodalizio tra il potente burocrate Valter Pastena e Gianluca Gemelli, compagno dell'ex ministro Federica Guidi, sono solo un contorno di quella che è stata ed è tutt'ora una delle più violente battaglie nei corpi armati in Italia.
Il tutto nel silenzio assordante del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che viene citato tra le carte dell'inchiesta, ma che sino ad ora non ha ancora proferito parola, pur essendo comandante in capo nonché ex ministro della Difesa.
GUERRA INIZIATA A FINE 2014. È una guerra interna che ha un inizio, dicembre del 2014, ma su cui non è ancora stata scritta la parola fine. O meglio, forse se ne capirà di più il prossimo anno, tra gennaio e febbraio 2017, quando ci sarà una nuova tornata di nomine, e andranno in scadenza il comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, il capo di Stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Danilo Errico, e il più importante, il capo di Stato maggiore della Difesa, Claudio Graziano.
Negli ambienti della Difesa, dove formalismo e antichi rituali sono la norma, questa lotta si intreccia con la voglia di fare carriera - da sempre accompagnata dalla vicinanza al politico di turno in maggioranza -, la gestione della cassa per le spese militari e le nomine nei gangli più importanti dell'apparato statale.
LE NOMINE NELLE AUTORITÀ PORTUALI. Dai segretari della Difesa - ora c'è Carlo Magrassi, molto vicino al segretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti - fino alle nomine nelle autorità portuali, veri e propri avanmposti del potere, come si è visto nel caso di Augusta per la conferma di Alberto Cozzo con gli intrighi e le mosse di Gemelli, quello che emerge nelle Forze armate è un quadro a tinte fosche, di lotte e faide fin troppo politiche.
Ed è un caos che si riverbera a pioggia sui servezi segreti dal Dis fino ad Aise e Aisi, con l'incognita dell'arrivo di Marco Carrai, il Richelieu del premier, a Palazzo Chigi con la delega alla cybersecurity.

L'indigesta rottamazione di Renzi

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti accanto al premier Renzi.

Siamo alla fine del dicembre 2014 quando il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro Federica Pinotti decidono di rompere un principio (quasi) sempre rispettato tra le Forze armate.
È una decisione politica, come la definiscono in quei giorni i quotidiani vicini al premier, una prova di forza del nuovo corso renziano, rottamatore del partito ma anche dei vecchi schemi precostituiti, come accadrà poi mesi dopo con la nomina di Carlo Calenda, un imprenditore, all'ambasciata di Bruxelles scatenando le ire dei diplomatici.
Quel giorno a diventare capo di Stato Maggiore della Difesa è appunto il generale di corpo d'armata Graziano. Arriva dall'Esercito dove era capo di Stato maggiore. L'irritazione è forte tra le fila dell'Ami, perché secondo i principi dopo l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli quel posto sarebbe dovuto andare a Pasquale Preziosa, che all'epoca era capo di Stato maggiore dell'Aeronatutica: ha lasciato alla fine di marzo di quest'anno non senza polemiche.
BRACCIO DI FERRO SULLE SPESE. A problemi si aggiungono problemi. Renzi all'epoca non era particolarmente amato tra fila delle Forze armate, sia perché non era ancora andato in missione all'estero (poi non a caso si è fatto ritrarre più volte con la casacca militare), sia perché i fondi per la Difesa continuano a diminuire.
E ogni corpo ha le sue esigenze, dal rinnovo dei mezzi ai nuovi centri di addestramento.
La nomina di Graziano fa rumore, perché sia l'Aeronautica sia la Marina intravedono uno sbilanciamento di spesa per l'Esercito.
Secondo i ben informati, Preziosa si è giocato la nomina per la troppa attività nel perorare l'acquisto di F35, al centro delle polemiche tra il Movimento 5 Stelle e il governo.
Ma Preziosa è stato molto di più in questi anni, portando anche avanti l'industria della Difesa italiana, cioè Finmeccanica.
GLI INTERESSI DI FINMECCANICA E FINCANTIERI. Non è un caso che nelle carte dell'inchieste di Potenza siano messi in evidenza gli attriti sulla Legge Navale tra Fincantieri e Finmeccanica, su quanti soldi a bilancio avrebbero avuto Marina e Aeronautica. E non è un caso che nelle informative emerga appunto la continua lotta sugli stanziamenti tra De Giorgi e Graziano, con l'ultimo che cercava di recuperare fondi del Mise in mano alla Guidi in favore dell'Esercito.
De Giorgi, oltre a cercare di spezzare l'asse tra il governo e Graziano - un asse fortissimo, come dimostrato pure dall'inusuale comunicato stampa dello Stato maggiore della Difesa che confermava il dietrofront di inizio marzo di Renzi sulla Libia , si sarebbe attivato con chiunque per portare avanti gli interessi della Marina militare. Nel mirino c'è il Libro Bianco della Difesa predisposto da Pinotti.
Preziosa è stato sostituito da Enzo Vecciarelli, a quanto pare sponsorizzato proprio dal ministro.
L'ammiraglio ha lasciato due settimane fa, senza citare nei suoi saluti né la Pinotti né Graziano. De Giorgi ora è a un passo dall'addio.
«Scaricare ammiragli salva i governi», commenta un frequentatore dei corridoi del ministero di via XX Settembre.

Twitter @ARoldering

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