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BASSA MAREA 12 Aprile Apr 2016 1530 12 aprile 2016

Quel dollaro pilotato dalla Fed che favorisce Hillary

Yellen fa scendere la moneta. Un’economia americana aiutata da una valuta concorrenziale è ideale per Clinton.

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Janet Yellen e Hillary Clinton.

Sono numerosi anche in Italia quanti hanno investito sul dollaro nella quasi convinzione, maturata già a inizio 2015, che si stesse procedendo verso un riequilibrio del cambio fra le due monete, quella americana e l’euro, a tutto favore del bigliettone verde.
Il sigillo doveva arrivare con la tanto attesa prima mossa al rialzo dei tassi americani, decisa finalmente a metà dicembre 2015.
Il traguardo era la parità e oltre. Poi tra fine febbraio e il 29 marzo 2016 lo scenario è cambiato.
E l’euro sta risalendo. Più precisamente, il dollaro si sta indebolendo un po’ su tutte le valute.
È una discesa ampiamente pilotata.
CRESCITA ALL'EUROPEA. La Federal reserve (Fed), Banca centrale americana, in particolare il suo presidente Janet Yellen, ha infatti già votato nelle Presidenziali di martedì 8 novembre 2016. E lo ha fatto per Hillary Clinton.
Nulla di meglio, per sostenerla in una corsa per lei non facile, che un’economia aiutata da una valuta concorrenziale e quindi in calo sulle altre principali, l’euro soprattutto.
Esportazioni incentivate, quotazioni di Borsa sostenute. Erano stati annunciati altri quattro aumenti dei tassi, ma ormai gli economisti delle maggiori banche di New York ne aspettano solo uno, in autunno.
A votazione conclusa o quasi.
Il 2016 potrebbe essere a crescita molto bassa negli Stati Uniti. E il primo trimestre, i cui dati ufficiali sono previsti per fine aprile, sembra attorno allo 0,7: crescita all’europea, insomma. Non un buon viatico per il partito del presidente.
DONNA DELLA CONTINUITÀ. Hillary Clinton sta cercando di cavalcare anche la protesta, ma è obbligata a incarnare la continuità con Barack Obama, di cui è stata per quattro anni ministro, e anche con suo marito Bill, in un Paese dove sembra forte invece la voglia di discontinuità, come le candidature di Donald Trump e Bernie Sanders dimostrano.
I risultati delle ultime Primarie vedono fra i democratici una netta affermazione del rivale Sanders, che ha vinto così e sempre con ampio margine otto Stati sugli ultimi nove.
Prossimo appuntamento importante, il 19 aprile, lo Stato di New York, rappresentato dalla Clinton per otto anni al Senato, e dove Sanders sta dando battaglia.
UNA CANDIDATA NON FORTISSIMA. Il socialista non ha vere chance di strappare l’investitura, che dipende dal numero di delegati nei quali la Clinton ha un netto vantaggio, salvo imprevisti, ma sta dimostrando che l’ex segretario di Stato, ex senatore ed ex first lady non è un candidato fortissimo.
La ripresa della popolarità del presidente Obama, tornata dopo oltre tre anni in territorio positivo, dovrebbe comunque aiutarla.
Hillary Clinton comunque sta tentando un’operazione che ai democratici, a differenza dei repubblicani, non è mai riuscita: un terzo mandato al partito, successivo a due mandati pieni di un presidente democratico.
Ha estremo bisogno quindi dell’aiuto dell’economia.
Janet Yellen non glielo sta facendo mancare, o almeno ci prova. E un cambio concorrenziale del dollaro, un dollaro basso cioè, è la leva principale.
RALLY INIZIATO NEL 2014. Il rally del dollaro era incominciato nell’estate del 2014 e nei primi tre mesi del 2015 era diventato davvero notevole: «la crescita più veloce in 40 anni», secondo Citibank.
Il recupero sulle altre principali valute era stato nel marzo 2015 in soli tre mesi del 14% secondo Bank of America.
Il cambio con l’euro, a 1,30 circa a fine 2013 dopo avere sfiorato e anche superato le quote 1,40 e 1,50 tra il 2007 e il 2011, arrivava a 1,04 a marzo del 2015, il livello più basso dal 2003.
Il cambio medio che era stato di 1,33 circa nel 2013 e 2014, scendeva a 1,10 nel 2015.
A metà dicembre, al primo rialzo dei tassi in quasi 10 anni, il dollaro era attorno a 1,08, scendeva ancora a nuovi minimi ma di poche frazioni di punto e poi si attestava con febbraio 2016 attorno a quota 1,10, raramente toccata da dicembre. E naviga ora verso 1,14/1,15.
NEL 2015 TUTTO DIVERSO. Un anno fa esatto era tutto diverso. «Che cosa mai può fermare il dollaro dal continuare questi apprezzamenti?», si chiedeva Steven Englander, responsabile della strategia reddito fisso per Citigroup.
L’economia americana cresceva più delle altre, l’Europa dell’euro era ormai nel pieno di una strategia di denaro a costo zero per stimolare la crescita mentre Washington si preparava a rialzare i tassi, i Paesi emergenti perdevano colpi e i capitali tornavano sul dollaro.
Secondo un rapporto di Goldman Sachs già nel 2016 si poteva scendere sotto la parità. E nel 2017 a soli 80 centesimi di dollaro per un euro.
L'OBIETTIVO: AIUTARE HILLARY. Sta succedendo il contrario, con obiettivo le esportazioni e una Borsa pimpante come sempre sorretta quando il denaro a prestito costa poco, e che ha recuperato il brutto inizio d’anno. L’obiettivo è tutto politico: aiutare Hillary.
Il 29 marzo, parlando all’Economic Club di New York, Janet Yellen «ha bombardato a tappeto il pubblico con una serie di annunci di possibili tendenze negative», ha scritto Ward McCarthy, capo economista di Jefferies, la banca d’investimento di Manhattan che gestisce affari per circa 45 miliardi di dollari.
I guai possibili sarebbero essenzialmente di importazione: Cina, emergenti, Europa, secondo la Yellen, diventata nel giro di pochissime settimane secondo Stephen Stanley, un altro economista del mondo finanziario, una colomba sfegatata.
JANET «HA SALTATO LO SQUALO». «Janet Yellen jamped the shark», dice Stanley: «ha saltato lo squalo», gergo televisivo per indicare la disperata ricerca di una trovata per tenere su un spettacolo che perde pubblico, e coniato ai tempi in cui Happy Days incominciava a fare flop.
L’economia è sempre importante nel voto, e lo è particolarmente negli Stati Uniti, dove economia e Sogno Americano, oggi piuttosto in crisi, sono tutt’uno.
In genere gli americani votano sulla base dell’umore, economico prima di tutto, con cui concludono il fine settimana del Labour Day, a inizio settembre, e sulla base degli ultimi dibattiti fra i due candidati.
Trump e Sanders hanno centrato la loro campagna sull’insoddisfazione, economica prima di tutto. L’economia è cresciuta in questi anni, ma non per la maggioranza degli americani, si direbbe, che hanno dato imprevisto e incredibile spazio a due candidati in qualche modo “anti-sistema”.
Il soldato Yellen risponde all’appello dell’establishment, e non è certo la prima volta che la Fed “fa politica”.
Ma, come in passato ai tempi di Nixon per esempio sotto la presidenza di Arthur Burns, lo fa a scapito del proprio prestigio.

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