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PARLAMENTO 12 Aprile Apr 2016 1627 12 aprile 2016

Riforme costituzionali, la Camera vota il ddl Boschi

Il testo passa a Montecitorio. Le opposizioni non votano. M5s fuori dall'Aula. Renzi ora punta al referendum. I contenuti.

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Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme.

Doveva essere un'approvazione rapida, è stata rapidissima. Con 361 sì, sette no e due astenuti la Camera ha promosso il ddl Boschi sulla riforma della Costituzione (leggi i contenuti). Una maggioranza netta per il governo, ma è nei numeri mancanti che si deve andare a cercare la spaccatura del parlamento.
I deputati delle opposizioni, che avevano annunciato l'intenzione di fare ostruzionismo, non hanno votato, confermando le tensioni della vigilia, quando Matteo Renzi si era presentato in Aula per rispondere alle obiezioni sul testo e i suoi rivali avevano lasciato l'Aula rifiutandosi di ascoltarlo.
Il 12 aprile è stato il giorno del voto ai 41 articoli del testo destinato a cambiare per sempre i connotati del Senato, cancellando il bicameralismo paritario.
IL M5S NON ENTRA IN AULA. Il Movimento 5 stelle, ancora una volta, ha deciso di non entrare a Montecitorio. Sinistra italiana ha spiegato di voler intervenire in una dichiarazione ma senza poi partecipare alla dichiarazione, perché «il governo e il Partito Democratico hanno voluto riformare la Costituzione da soli e da soli voteranno questo testo».
Per Stefano Fassina, deputato di Si, «Renzi, per l'ennesima volta ha insultato il parlamento. È arrivato quando l'ultimo intervento era terminato e ha avuto la faccia tosta di concludere senza aver ascoltato il dibattito. Ha utilizzato la Camera come un palcoscenico per andare nei Tg».
Il clima è stato tutt'altro che disteso, ma la maggioranza, alla Camera, era forte di numeri che le consentivano di dormire sogni tranquilli.
TESTO SENZA EMENDAMENTI. L'obiettivo del premier era quello di chiudere la pratica in parlamento entro giovedì 14 aprile. C'è voluto meno tempo per passare un testo senza emendamenti da votare, nonostante le minacce di Sel, M5s e Forza Italia, decisa a far slittare il voto di una settimana anche dopo che la loro richiesta è stata respinta l'11 aprile dalla conferenza dei capigruppo.
«Una giornata storica per l'Italia», ha commentato il presidente del Consiglio da Teheran, «la politica dimostra di essere credibile e seria. Adesso noi chiederemo il referendum. La politica ha dimostrato che riforma sè stessa e la democrazia vince».
Felice Maria Elena Boschi, ministro e firmataria del testo: «Godiamoci il momento, è un risultato storico dopo 30 anni di lavoro. Siamo molto soddisfatti», ha detto sottolineando che la maggioranza è stata «ampia».
«Dopo due anni di lavoro, il parlamento ha dato il via libera alla riforma costituzionale! Grazie a quelli che ci hanno creduto», ha scritto la stessa Boschi su Twitter.
DAL 19 APRILE LA CAMPAGNA PER IL REFERENDUM. Ora l'attenzione si sposta tutta sul referendum che dovrebbe svolgersi a ottobre e per il quale la stessa maggioranza ha annunciato di voler raccogliere le firme. Dal 19 aprile, giorno della mozione di sfiducia al governo in Senato, il presidente del Consiglio è pronto a far partire la macchina della propaganda referendaria, per portare a compimento il suo progetto più ambizioso.
Nemmeno le opposizioni stanno guardare, pronte a far partire la loro campagna. E dalle minoranze del Pd si sono alzati i primi moniti al premier «Trasformare un confronto sul merito in un plebiscito su una politica, una leadership o una nuova maggioranza di governo troverà l'opposizione ferma di chi, come noi, si è fatto carico del bisogno di completare una transizione aperta da troppo tempo», hanno scritto in una nota Roberto Speranza, Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice. «Sarebbe imperdonabile piegare la Costituzione al vantaggio contingente di una stagione. Su questo principio fonderemo le nostre scelte».

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