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INTERVISTA 12 Aprile Apr 2016 1830 12 aprile 2016

Sassoon: «Davide Casaleggio in politica? Non è mai stato interessato»

L'ex socio di Gianroberto a L43: «Era un innovatore, non chiamatelo visionario. Ruppi con lui perché non mi difese contro i complottisti M5s». Gaia? «Una cosa irrilevante, a metà tra fantasia e divertimento».

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Enrico Sassoon ha conosciuto Gianroberto Casaleggio nel 1998 e ha lavorato con lui per quasi 15 anni.
Prima in Webegg, poi come socio di minoranza della Casaleggio Associati, dove ha avuto modo di vedere all'opera anche il figlio Davide.
LA ROTTURA NEL 2012. Nel 2012 la rottura, la decisione di lasciare la società, per motivi che intrecciano disaccordi personali e divergenze politiche, sfera pubblica e universo privato.
Nel giorno della scomparsa del padre fondatore del Movimento 5 stelle, Sassoon è tornato a parlare del suo ex socio con Lettera43.it. E ha voluto ricordarlo come un innovatore, non come un guru né tantomeno come un visionario: «Le cosiddette visioni di Casaleggio sono state gonfiate, finendo per creare una figura mitica che non è mai esistita», sostiene Sassoon.
ANCHE DAVIDE CASALEGGIO VALE UNO? La sua morte pone tuttavia immediatamente il tema del futuro politico del Movimento 5 stelle: «Beppe Grillo pochi mesi fa ha fatto un passo di lato, adesso forse sentirà l'esigenza di correggerlo. Davide Casaleggio? Dovrà dimostrare, se le ha e se le vuole avere, capacità di leadership politica. Mi sembra che fino a questo momento non siano ancora emerse».

Enrico Sassoon.

DOMANDA. Chi era per lei Gianroberto Casaleggio?
RISPOSTA.
Certamente un professionista, una persona che ha anticipato le conoscenze e l'utilizzo degli strumenti della Rete. È stato lui, per esempio, che mi ha fatto conoscere i social network e i social media alcuni anni prima che diventassero di dominio generale.
D. Un innovatore, un visionario oppure un guru?
R.
Direi un innovatore. Le parole guru e visionario non mi piacciono.
D. Perché?
R. Perché nel caso di Casaleggio parliamo di conoscenze, non di visioni. Le sue cosiddette visioni sono state gonfiate, creando una figura mitica che non è mai esistita. Casaleggio ha studiato la Rete in maniera approfondita, fin dai tempi di Webegg. E poi ha portato avanti coerentemente le proprie conoscenze.
D. Ha seguito il motto epicureo del 'vivi nascosto': forse anche questo ha contribuito ad amplificare quell'aura mitologica di cui lei parlava prima?
R.
Credo che Gianroberto non avesse molto a che fare con Epicuro, ma sicuramente il suo obiettivo non era mettersi al centro dell'attenzione. La notorietà è stata la conseguenza di certe scelte che lo hanno premiato sotto il profilo politico-elettorale, credo abbastanza a sorpresa, sia per lui che per Beppe Grillo.
D. Com'è maturata in Casaleggio la scelta di fare politica?
R.
È maturata direi dai fatti. Tutto comincia con la fondazione del blog di Grillo, che con sorpresa generale in due o tre anni è diventato l'ottavo blog più letto al mondo. A quel punto, dato che negli spettacoli e nella comunicazione di Grillo c'era molta para-politica anti-sistema (non politica, ma para-politica anti-sistema), i due hanno puntato su questo elemento. È nata così un'avventura che oggi è sulla cresta dell'onda, ma che si basa sempre sugli stessi presupposti delle origini.
D. Ovvero?
R. Un orientamento fortemente anti-sistema e anti-classe politica, con connotazioni populiste che Casaleggio tranquillamente riconosceva come proprie. E con connotazioni anche demagogiche che fanno parte della natura spettacolare di Beppe Grillo.
D. Quando ha visto Casaleggio per l'ultima volta?
R. All'epoca della nostra rottura, quattro anni fa.
D. Secondo lei era meglio come manager o come politico?
R. Sostanzialmente non è mai stato un politico, la risposta è già contenuta nella sua domanda. È stato un manager e un professionista, una persona dotata di conoscenze approfondite, ma non è mai stato un politico. Anche se ha generato o cogenerato un movimento politico.
D. Conosce anche suo figlio Davide?
R. Certo, siamo stati insieme nel cda della Casaleggio Associati per molti anni.
D. Potrebbe raccogliere l'eredità del padre, anche quella politica in senso lato?
R.
Glielo auguro, ma non mi pare che finora si siano verificate, neppure che siano trasparite, intenzioni di questo genere.
D. Lo escluderebbe quindi?
R.
Se avrà o se vorrà avere capacità di leadership politica, dovrà dimostrarle. Mi sembra che fino a questo momento non siano ancora emerse. In ogni caso, spero non avvenga per motivi dinastici: non viviamo nell'epoca della trasmissione familiare delle prerogative e dei privilegi. Credo che questo sia da escludere, da parte del Movimento 5 stelle, ma anche da parte di chiunque abbia buon senso. Davide Casaleggio è uno come tutti gli altri.
D. Con la prematura scomparsa di Gianroberto Casaleggio quali scenari si aprono per Beppe Grillo?
R.
Il problema riguarda il Movimento nel suo complesso, che viene privato a pochi mesi di distanza dei suoi due leader. Uno che fa un passo di lato, l'altro che prematuramente scompare. Beppe Grillo ha compiuto un distacco: adesso forse sentirà l'esigenza di correggerlo, ma al momento non lo ha dichiarato. Sicuramente, tra i due, quello che generava idee, proposte e iniziative era Casaleggio. Grillo quindi si ritrova oggi senza un consigliere importante.
D. Dario Fo ha detto che non riesce a immaginare le conseguenze per il Movimento...
R.
È un tema che si pone immediatamente.
D. A proposito di immaginazione: Casaleggio le parlò mai di Gaia?
R.
Credo che Gaia sia del tutto irrilevante per raccontare Gianroberto Casaleggio. È stata data importanza a una cosa che stava a metà tra la pura fantasia e il divertimento intellettuale. Sarebbe come accusare di intenzioni e iniziative misteriche o complottistiche George Orwell quando scrisse 1984. Dare a Gaia un significato esoterico oppure minaccioso denota la scarsa intelligenza delle persone che lo hanno fatto.
D. Non sono invece irrilevanti le derive della Rete, che da luogo democratico può trasformarsi in uno sfogatoio di violenze verbali. Crede che il Movimento debba fare autocritica su questo punto?
R. Basta guardare la realtà. Sono molti i militanti, anche impegnati, che sono stati cacciati con metodi sommari e sbrigativi. Spesso con vere e proprie minacce o comunque con insulti e diffamazioni. Per quanto mi riguarda, devo dire che gli attacchi che ho subito per anni dall'interno del Movimento vanno avanti ancora adesso.
D. In che modo?
R.
Sono ancora impegnato in cause legali che derivano da una cornucopia di iniziative diffamatorie nei miei confronti, grazie alle elucubrazioni complottistiche di molti membri del Movimento 5 stelle. Che debbano fare autocritica non c'è dubbio, credo sia sotto gli occhi di tutti.
D. Casaleggio non le espresse mai solidarietà o vicinanza?
R. Molto poca. È una delle ragioni che stanno alla base della mia decisione di lasciare la Casaleggio Associati, su questo punto si consumò la nostra divisione.
D. Lei però continua a seguire le evoluzioni politiche del M5s?
R.
Non più di quanto non segua quelle del Partito democratico o di Forza Italia. Lo faccio come cittadino che partecipa alla vita politica del suo Paese.
D. Secondo gli ultimi sondaggi, a Roma, la candidata Virginia Raggi è la favorita nella corsa al Campidoglio. Il M5s è pronto a governare la Capitale d'Italia?
R. Me lo auguro e credo che se lo debbano augurare tutti gli italiani. Le esperienze di governo dei rappresentanti del Movimento sono ancora sotto osservazione. Devono dimostrare di non essere una forza basata solo su buona volontà e forte critica anti-sistema, ma di essere capaci anche di costruire qualche cosa. Governare Roma è un grosso problema per chiunque, mi auguro che Virginia Raggi abbia gli strumenti necessari. Se li abbia effettivamente oppure no, non lo so.

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