Fabrizio Saccomanni (a sinistra) e Pier Carlo Padoan.
FINANZA 13 Aprile Apr 2016 1014 13 aprile 2016

Banche, tutti quelli che hanno detto: «Il sistema è solido»

Il Fmi sforbicia le stime di crescita per l'Italia. E punta l'indice anche sulle sofferenze. Ma politici ed esponenti del mondo della finanza continuano a ripetere che va tutto bene.

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Fabrizio Saccomanni (a sinistra) e Pier Carlo Padoan.

Il Fondo monetario internazionale taglia le stime di crescita per l'Italia.
Le previsioni di Washington sono più basse di quelle contenute nel Def, il principale strumento di programmazione del governo, nelle quali si parla di un Pil a +1,2% nel 2016 e +1,4% nel 2017.
Ma cosa frena la crescita? I motivi sono vari, il capo economista del Fondo, Maurice Obstfeld, però si sofferma su uno in particolare: i non performing loans, ovvero le sofferenze. Insomma, i crediti deteriorati costituiscono ancora un grave problema per l'economia italiana.
Eppure da anni politici ed esponenti della finanza nostrana ripetono che la solidità del sistema bancario italiano non è in discussione.
Forse per troppo ottimismo, forse per interesse. O forse ancora perché si teme che gettare ombre sulla sua tenuta potrebbe scatenare il panico in Piazza Affari.

Saccomanni: «Grado di solidità adeguato»

In principio fu Fabrizio Saccomanni, all'epoca direttore generale di Bankitalia.
Il 7 ottobre del 2011, in piena crisi economica, dichiarò che «gli istituti di credito italiani hanno un grado di solidità e di capitalizzazione assolutamente adeguato in relazione agli standard europei».
Il giudizio sul sistema bancario? «Complessivamente positivo».

Frattini: «Mai avuto bisogno di sostegni o aiuti»

Passano cinque giorni e a vestire i panni del pompiere è Franco Frattini, ministro degli Esteri del governo Berlusconi.
Nell’ottobre 2011, da Belgrado dove si trovava in visita, assicurava che «il sistema bancario italiano è solido, non ha mai avuto bisogno di sostegni o aiuti».

Visco: «Non siamo fonte d'instabilità»

Fu poi la volta dell'allora neogovernatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nella lettera di presentazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria: «Il sistema bancario italiano non è fonte d'instabilità. La sua posizione patrimoniale è solida; sarà ulteriormente rafforzata nell'ambito delle iniziative in corso a livello europeo». Era il 2 novembre 2011.
Tuttavia Visco, colto da qualche timore, avvertiva: il sistema bancario italiano «sta subendo i contraccolpi delle tensioni sul debito sovrano e del rallentamento congiunturale. Simili tensioni investono i sistemi bancari degli altri maggiori Paesi, ma con minore intensità».

Monti: «Difficoltà temporanee»

Anche Mario Monti, nei panni di premier, difese la solidità del sistema bancario italiano.
Parlando a France24 a margine di un incontro con il presidente francese Sarkozy del 6 gennaio 2012, sottolineò che «il sistema bancario italiano è tra i più solidi», aggiungendo che le difficoltà di Unicredit erano «temporanee e soprattutto legate all'aumento di capitale».

Mussari: «Fmi? Conclusioni semplicistiche e sbagliate»

Nell'ottobre 2012 a difendere l'affidabilità delle banche fu il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari in polemica con il Fondo, che si era permesso di avanzare dubbi sulla stabilità sistemica. In una lettera indirizzata a Christine Lagarde accusò piccato l'organizzazione internazionale di aver fornito «una rappresentazione delle banche italiane non esatta».
Non solo: «Il confronto tra dati aggregati dei principali Paesi europei e dei Paesi periferici, con l'Italia inclusa in questo cluster, non rende il reale andamento delle variabili osservate. Di qui possibili conclusioni semplicistiche e sbagliate».

Grilli: «Riconosciuta solidità del sistema bancario»

«Uno dei punti di forza dell'Italia è la riconosciuta solidità del sistema bancario», garantiva il 29 gennaio 2013 Vittorio Grilli mentre lo scandalo MontePaschi imperversava, «le nostre banche hanno mostrato capacità uniche. Non sono necessari salvataggi. Non bisogna insinuare dubbi sulla solidità del sistema, non risponde a realtà. Neppure le vicende Mps modificano il quadro».

Saccomanni: «Nessuna preoccupazione sullo stato di salute delle banche»

Il 4 novembre 2013 Saccomanni, stavolta nelle vesti di ministro dell'Economia del governo Letta, rassicurò gli investitori internazionali dichiarando al quotidiano britannico Financial Times che «non dovrebbero preoccuparsi sullo stato di salute delle banche italiane», perché «ci siamo presi grande cura delle nostre banche e finora non sono stati spesi soldi pubblici per sostenerle, nonostante la crisi».

Vegas: «Sistema capace di fronteggiare situazioni cicliche avverse»

Anche Giuseppe Vegas, presidente della Consob, assicurò che «le valutazioni sull'adeguatezza patrimoniale hanno evidenziato come il sistema bancario italiano sia solido e capace di fronteggiare situazioni cicliche avverse». Era il 24 marzo 2015.

Renzi: «Non c'è rischio sistemico»

Naturalmente, anche il premier Matteo Renzi ha sempre difeso gli istituto di risparmio italici: «Noi abbiamo qualche piccola situazione da cui dobbiamo venir fuori, ma io non cambierei il sistema bancario italiano con quello della Germania, con il sistema delle Sparkassen», disse al Financial Times il 22 ottobre 2015, evidenziando che il sistema è «solido» nel suo complesso.
Il 29 dicembre, a poco più di un mese dal salvataggio delle quattro banche, ribadiva: «Non c’è rischio sistemico, le banche italiane sono molto più solide di tante banche europee».

Padoan: «Il sistema italiano è uno dei più affidabili»

Infine Pier Carlo Padoan: «Malgrado le turbolenze c'è una solidità di fondo del sistema bancario italiano che va avanti e che non a caso viene considerato uno dei più affidabili e attraenti dove investire».

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