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POLITICA 13 Aprile Apr 2016 1706 13 aprile 2016

Brasile, le cose da sapere sull'impeachment Rousseff

La Camera dei deputati dà il via libera per la messa in stato di accusa della presidente. Tempi, motivo, conseguenze e il ruolo di Lula.

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La Camera dei deputati brasiliana dopo il voto per l'apertura della procedura di impeachment nei confronti della presidente Dilma Rousseff.

Il governo della prima economia del Sud America ha i mesi contati.
La Camera dei deputati brasiliana ha approvato, al termine di una maratona cominciata venerdì 15 aprile scorso, l'apertura di un procedimento di impeachment nei confronti della presidente di sinistra Dilma Rousseff, il cui mandato scade nel 2018. Il governo ha ammesso la sconfitta prima del raggiungimento del quorum di 342 voti, quando i sì erano 304 contro 107 no.
LA COALIZIONE PERDE PEZZI. Dopo l'uscita dalla coalizione di governo del Partido do movimento democratico brasileiro (Pmdb), altre quattro formazioni politiche avevano annunciato l'intenzione di abbandonare Dilma, che si è trovata isolata alla vigilia del voto più importante per lei e per il Partito dei lavoratori che rappresenta.
LA GIOIA NELLE STRADE. Al momento del raggiungimento del quorum è esplosa la gioia tra i deputati di opposizione e tra i militanti radunatisi davanti alla Camera e nelle strade di numerose città, dove erano stati allestiti maxi schermi. Una tv ha paragonato l'esplosione di gioia con quella della vittoria di un mondiale di calcio.

I tempi e le tappe dell'impeachement


Si tratta di un voto storico dal forte valore politico e simbolico, ma non ancora definitivo. L'iter è infatti ancora lungo: il procedimento deve ora passare al vaglio del Senato, dove il presidente Renan Calheiros dovrà istituire una speciale commissione incaricata di decidere se accogliere o meno la proposta. In caso positivo, l'impeachment sarà votato dall'aula.
180 GIORNI PER DIFENDERSI. La presidente avrà poi fino a 180 giorni di tempo per difendersi davanti ai giudici della Corta costituzionale. E, infine, il Senato dovrà votare una seconda volta, dopo aver ascoltato la difesa della presidente. Solo in caso di voto favorevole, a maggioranza dei due terzi degli 81 senatori, Dilma Rousseff decadrebbe dall'incarico e il vice presidente Michel Temer, che assumerebbe l'interim durante i giorni di sospensione della presidente, si insedierebbe ufficialmente.
CON LA RIMOZIONE NESSUN INCARICO PUBBLICO. Se le discussioni in Senato dovessero durare più di 180 giorni senza che venga raggiunta una decisione, Rousseff tornerebbe al suo incarico di presidente. Nel caso fosse rimossa, Dilma non potrebbe ricoprire incarichi pubblici per otto anni. In ogni caso, il Pt (Partito dei lavoratori) sta cercando di raccogliere il maggior numero di adesioni alla proposta di elezioni anticipate, che comincia ad essere vista con favore anche da alcuni dei 25 partiti presenti in parlamento.

Perché la presidente è accusata?

La Roussef è accusata di aver violato la legge di responsabilità fiscale, 'truccando' i bilanci statali. Come presidente della Repubblica non può essere sottoposta a giudizio, e l'impeachment servirà proprio a far partire il processo. L'accusa ufficiale è che abbia manipolato i bilanci in modo che mostrassero una condizione economica migliore di quella in cui realmente verte il Paese. Ma questo è solo il motivo ufficiale dell'impeachment. Quello che veramente ha scosso l'opinione pubblica del Paese ed ha fatto infuriare le opposizioni è lo scandalo Petrobras, in cui la Roussef è implicata.
IL TERREMOTO DELLE TANGENTI PETROBRAS. Un terremoto per certi versi simile a quello che ha scosso l'Italia negli anni di Tangentopoli, e che ha messo in luce gli affari sospetti del primo partito del Paese, il Partito dei Lavoratori, a cui appartengono Dilma Roussef e il suo predecessore Luiz Inácio Lula da Silva (detto semplicemente Lula). Il partito ha negli anni posizionato i propri candidati in tutti i ruoli chiave della compagnia petrolifera Petrobras, posseduta al 32,22% dallo Stato.
I SOLDI NELLE CASSE DEL PARTITO. I dirigenti avrebbero segretamente dirottato fondi valutati fino al 3% di tutti i contratti fatti dall'azienda nelle casse del Partito dei Lavoratori. Contratti per miliardi di dollari, cui piccole porzioni andavano direttamente nelle tasche del partito e dei dirigenti della Petrobras. Alcuni di loro hanno accumulato più di 100 milioni di dollari in conti bancari svizzeri.
DILMA PRESIDENTE PETROBRAS FINO AL 2010. Il tesoriere Joao Vaccari Neto è già stato arrestato per queste accuse. Dilma Rousseff non è accusata di nessun crimine legato all'inchiesta, nominata Lava Jato, ma prima di assumere la presidenza brasiliana nel 2011 è stata presidente della Petrobras tra il 2003 e il 2010, quando gran parte della corruzione è avvenuta. L'opposizione la accusa di aver usato denaro frutto di reati per le campagne elettorali del 2010 e del 2014.

Le conseguenze della rimozione

Il vice di Dilma, Michel Temer, aveva reso involontariamente pubblico, prima del 15 aprile, un audio registrato sul suo cellulare in cui anticipava il suo «discorso alla nazione», parlando già da presidente della Repubblica.
Se il processo di impeachment venisse confermato, infatti, sarebbe lui a prendere automaticamente il posto di Rousseff. «È caduta la maschera del cospiratore», avrebbe detto Dilma ai suoi collaboratori, subito dopo la divulgazione dell'audio, di circa 13 minuti.
IL VICE A RISCHIO QUANTO LA ROUSSEFF. Temer è esponente di spicco del Pmdb, principale partito alleato del governo fino alla decisione di rompere con la coalizione presa due settimane fa. Secondo i sondaggi più recenti, tuttavia, la maggior parte della popolazione è favorevole alla messa in stato di accusa tanto di Dilma (61%), quanto di Temer (58%).
IL RISCHIO DI UNO SCONTRO SOCIALE. Nonostante il vice sia convinto (e felice) che l'impeachment passerà anche al Senato, anch'egli rischia un'analoga procedura. In questo caso, sarebbe spianata la strada per il presidente della Camera, Eduardo Cunha, che Dilma ritiene essere il suo vero sicario politico. Cunha è coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per presunta corruzione e un suo governo, hanno messo in guardia sindacati e movimenti sociali, innescherebbe forti tensioni sociali nel Paese.

Il ruolo dell'ex presidente Lula

«Fu così che nacque il fascismo in Italia», aveva detto l'ex presidente-operaio, Luiz Inacio Lula da Silva, durante un comizio nel centro di Rio de Janeiro promosso da intellettuali e artisti vicini al governo riferendosi alla vicenda. «Abbiamo appreso ad amare la democrazia perché solo così è possibile che persone come me e Dilma arrivino alla presidenza», ha aggiunto Lula, sospeso dalle funzioni di ministro della Casa Civil da un giudice federale. L'ex presidente è rimasto un solo giorno in carica, prima di venir rimosso da un giudice federale.
INDAGATO MA ANCORA POPOLARE. Nonostante sia indagato per riciclaggio e occultamento di patrimonio nell'inchiesta sui fondi neri Petrobras, Lula, con il 21% delle intenzioni di voto, supererebbe alle urne i suoi quattro più probabili avversari politici: Marina Silva (19%), Aecio Neves (17%), Jair Bolsonaro (8%) e Ciro Gomes (7%). L'ex presidente continua ad essere dunque il candidato favorito degli elettori, se le presidenziali previste nel 2018 si svolgessero oggi.
La sua popolarità, da sempre molto alta, è stata scalfita in maniera minore rispetto a quella della Dilma, nonostante il suo nome sia in mezzo al ciclone quanto quello dell'attuale presidente.
LE TANGENTI PETROBRAS PER L'ATTICO. Lula è sospettato dai magistrati di aver collaborato con alcune delle principali imprese edili del Paese coinvolte nello scandalo Petrobras. L'ultima vicenda che l'ha sottoposto alle accuse dei pm riguarda l'attico di Guarujà, sul litorale di San Paolo, di cui l'ex presidente avrebbe occultato la proprietà.
Lula si dichiara innocente e nega di essere il proprietario dell'immobile di lusso, che risulta intestato all'impresa di costruzioni Oas, coinvolta nell'inchiesta 'Lava Jato'. I magistrati sospettano che l'appartamento sia stato acquistato con tangenti pagate dall'azienda petrolifera statale. È in seguito a questa vicenda che la Rousseff ha cercato di nominarlo ministro perché si sottraesse alla «persecuzione giudiziaria», ma i giudici hanno immediatamente sospeso la nomina.

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