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MIGRANTI 13 Aprile Apr 2016 1900 13 aprile 2016

Brennero, il muro degli austriaci piace a Merkel

La tensione Berlino-Vienna sulla barriera al confine con l'Italia? Solo di facciata. Ai tedeschi fa comodo lo stop ai profughi. E l'Austria ora minaccia la chiusura.

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Semmai qualcuno si interroghi ancora se esistano più destra e sinistra - soprattutto, se esista più una sinistra - è un governo a guida socialdemocratica che innalza un muro unilaterale al confine del Brennero, per sbarrare la strada ai migranti.
Il cancelliere autriaco che lo rivendica, Werner Faymann, è esponente di lungo corso del Sozialdemokratische Partei Österreichs (Spö).
LA MORAL SUASION A BERLINO. L'astro nascente della politica viennese, il ministro degli Esteri 30enne Sebastian Kurz, popolare (Övp) dell'esecutivo bipartisan tra i più progressisti, uno che ha costruito tutta la sua carriera sulle politiche d'integrazione e che ruba voti alla sinistra, è andato in visita a Berlino con il collega socialdemocratico Hans Peter Doskozil, neo ministro alla Difesa, per spingere anche i tedeschi a difendere il muro con l'Italia.
Kurz e Doskozil, ex poliziotto ed esperto di sicurezza, tentano di ricucire i rapporti con la cancelliera che non approva le chiusure dell'Austria degli ultimi mesi.
LA GERMANIA È INTERESSATA. Anche se Angela Merkel è la prima promotrice dell'accordo Ue per i respingimenti di massa con la Turchia, dalla svolta sull'accoglienza non può appoggiare gli steccati dei Paesi confinanti.
Che però fanno comodo: tra l'Italia e la Baviera ci sono un centinaio di chilometri.
«Siamo un Paese piccolo» lamenta Faymann, e tutte le strade dei migranti per la Germania passano dall'Austria.

A Berlino convergenza sul muro del Brennero

Ursula von der Leyen con Angela Merkel.

Monaco è il è terminal sia della rotta orientale dei Balcani sia di quella meridionale dal Brennero.
La cancelliera è continuamente attaccata dai bavaresi cristiano-democratici del suo partito (Cdu-Csu) che chiedono politiche simili all'Ungheria e ora anche all'Austria. E d'altra parte la stessa Merkel, prima di rompere le dighe con il suo «nessun limite» (poi rimangiato) sui profughi, era tutt'altro che morbida sulle politiche d'accoglienza.
SINISTRA E UE PASSIVE. Come a Vienna, i socialdemocratici della sua coalizione poi non brillano certo per prese di posizione coraggiose: un virus di tutta la sinistra europea.
Al parlamento di Strasburgo il blocco dei socialisti si limita a qualche verbale condanna delle barriere dentro l'area di libera circolazione di Schengen. Per non parlare delle autorità europee che le criticano come «non soluzione», lungi dal fermare le ruspe.
La Germania avallerà presto la «struttura di 250 metri» in costruzione al valico del Brennero?
UN OBIETTIVO COMUNE. Kurz e Doskozil confidano nella moral suasion: l'incontro a Berlino era programmato da tempo, ma è stato affrontato anche il nodo del muro tra Austria e Italia.
I toni dei tedeschi, pur con dei distiguo, sarebbero stati «amichevoli» stando al comunicato ufficiale di Vienna.
Di più, a detta del ministro Kurz il colloquio con il ministro della Difesa tedesco Usurla von der Leyen, compagna di partito di Merkel, sarebbe andato «davvero molto bene, al di là di alcune divergenze c'è un comune il desiderio di ridurre i flussi».

La Germania taglia il debito della Carinzia: tensioni ma sempre fratelli

In effetti l'Austria adduce «motivi di urgenza e necessità» per le misure intraprese.
Sarebbero meglio «soluzioni europee», ma senza bisogna «fare in modo che non si creino rotte alternative a quella dei Balcani» e «introdurre controlli più rigidi».
Al di là del blando richiamo politically correct della Germania all'Austria contro il muro al Brennero, nella sostanza è quello che chiede anche la cancelliera Merkel.
E se l'Italia e la Grecia non filtreranno abbastanza i migranti negli «hotspot» (l'accusa è che li lascino passare intenzionalmente verso Nord), i controlli degli austriaci al Brennero «al più tardi all'inizio di giugno» vanno a loro vantaggio.
MANCATA LEALTÀ. In linea di principio Merkel non può essere contraria, i rapporti non più idilliaci con l'Austria sono più che altro una questione di mancata lealtà.
Durante la crisi di settembre la cancelliera chiese sostegno all'omologo austriaco Faymann, che si allineò, aprendo le frontiere.
Anche perché - con il placet di Merkel - in quelle settimane la Baviera aveva tagliato di un miliardo e mezzo di euro (poco meno della tranche non rimborsata dalla Grecia al Fondo monetario internazionale) il debito dei vicini austriaci della Carinzia, scongiurandone il fallimento.
Poi però Vienna si è affrancata, tornando sui suoi passi.
IL POTERE DELL'AUSTRIA. Gli austriaci hanno ripreso a esercitare soft power sui loro vecchi possedimenti nei Balcani, spingendoli a erigere la sfilza di barriere che ha chiuso il flusso dai Macedonia.
Per non avere i bastoni tra le ruote, hanno equiparato i tedeschi ai greci non invitandoli alla conferenza con i Paesi dell'Est dove è maturata la decisione.
Infine, non vogliono più riprendersi indietro i migranti economici e parte dei profughi dalla Germania. Ma sono convinti, non a torto, di poter cambiare le politiche di Berlino.


Twitter @BarbaraCiolli

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