RACCONTO 13 Aprile Apr 2016 1556 13 aprile 2016

Casaleggio, camera ardente e circo mediatico

Solo tivù e stampa in attesa di Grillo. Che sfugge. Il lutto discreto M5s per il suo guru (foto).

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Telecamere, parabole, macchine fotografiche, polizia.
L'ingresso dell'istituto Auxologico di Milano è presidiato. Una trentina di operatori, qualche giornalista costretto a inventarsi qualcosa per l'ennesima diretta. Foss'anche un attivista che passa di lì quasi per caso (guarda la gallery).
Una piccola ressa che si accende una sigaretta con l'altra, cerca un bar o un più economico supermercato, telefona alle redazioni, controlla lo smartphone. E fa la sponda con la seconda entrata dell'istituto, a 200 metri, subito dietro l'angolo. Perché «se poi Grillo esce da dietro?».
ORGANI DI STAMPA E BASTA. Mercoledì 13 aprile, la camera ardente in forma privata di Gianroberto Casaleggio è anche questo. Il 'circo mediatico'.
Non c'è nessun simpatizzante, nessun attivista che porta un mazzo di fiori, o lascia un biglietto. Scene a cui si è abituati, in questi casi.
Quasi come il dolore del popolo pentastellato non andasse esposto, ostentato, gridato.
E fa ancora più effetto perché una risposta così composta stride con i toni alti, i 'Vaffa', gli insulti a cui è abituata una base pronta a reagire come una falange sui social.
A dare una patina di 'normalità' però ci ha pensato la politica tradizionale che ha dato la solita alta prova di arte retorica.
L'atteggiamento pentastellato si era già respirato martedì 12 aprile, il giorno della morte di Casaleggio.
SOBRIETÀ 2.0. Solo un hashtag #ciaoGianroberto. Sui social qualche ricordo, qualche foto. E tanti «grazie».
Segno della sua centralità nel movimento, di cui era «mente e capo», come ammise Alessandro Di Battista. E non solo «uno che ci dà una mano per la comunicazione», come troppo spesso i suoi lo descrivevano. Forse per prendere le distanze da una presenza diventata ingombrante soprattutto dopo il Grilloleaks, lo scandalo delle mail dei parlamentari sotto controllo, le espulsioni aribitrarie annunciate dal fantomatico staff.
CORRADO CON BEDORI. Tanto che proprio Gianluca Corrado, candidato a Milano, che in abito blu e occhiali scuri si è presentato insieme con l'ex frontwoman Patrizia Bedori a porgere l'ultimo saluto al guru, poche settimane fa aveva dichiarato: «Non ci ho mai parlato, né con lui né con Grillo». Mettendo in chiaro che «nel M5s quando si vuole diffamare qualcuno dici di lui che è vicino a Casaleggio».
Ora che il capo è scomparso, lasciando al Movimento una pesante eredità alla vigilia delle Comunali, anche lui è qui.

L'attesa di Grillo e la promessa non mantenuta

L'arrivo di Beppe Grillo all'Istituto Auxologico italiano a Milano.

A mezzogiorno e qualche minuto, il torpore è stato interrotto dagli arrivi eccellenti.
Prima Carlo Freccero, consigliere Rai. Poi il deputato Danilo Toninelli, insieme con Stefano Buffagni e Dario Violi, la colonna lombarda di Luigi Di Maio.
Solo un riscaldamento, perché gli obbiettivi erano tutti per lui: Beppe Grillo arrivato assieme ai membri del direttorio. Un «piccolo corteo», dicono tra loro i fotografi.
QUEL CORTEO SILENZIOSO. Avanzavano a piedi, dandosi il braccio: Di Maio, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico. Ma anche i responsabili comunicazione Rocco Casalino, Ilaria Loquenzi (da sempre difesi dal guru, ma ora a rischio epurazione a causa dei dissiti coi parlamentari pentastellati) e i Casaleggio boy Pietro Dettori e Matteo Pittarello.
Tutti in silenzio, con gli occhi bassi. Come si va alla camera ardente di un familiare, un amico. Non di un capo politico.
Nessun commento. Solo una promessa sottovoce di rilasciare qualche commento all'uscita.
Promessa disattesa.
LA FUGA DI BEPPE. Grillo se n'è uscito senza dare nell'occhio, è salito a bordo di un'auto e si è allontanato. Gabbando tutti. Ad annunciarlo un rappresentante dell'ospedale che poco prima era apparso, richiamando su di sé telecamere e microfoni, ma solo per chiedere con poca gentilezza di non ostruire il passaggio.
In queste attese basta una voce, un flash che il piccolo sciame si sposta in massa. Chiede, spintona pure. Allunga braccia. Per guadagnare una posizione più vantaggiosa. Un vantaggio che almeno questa mattina non è servito a nulla.
«Non si fa così», si lamenta una giornalista tivù. «È un depistatore, dobbiamo fidarci di uno così?».
I colleghi annuiscono, prima di darsi il cambio per andare in pausa. Ma l'indignazione dura poco: c'è ancora una diretta. E si torna a ripetere la lista dei presenti, le indiscrezioni sul testamento politico di Casaleggio, la sua «lunga malattia» e l'appuntamento per il funerale.

Avvistamenti e false piste

Il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Gianluca Corrado e l'ex candidata Patrizia Bedori.

Dopo poco un fotografo fa da vedetta: «Hei, c'è uno dei cinquestelle». «Chi? Chi? Chi?», in una eco. «Ecchenessò, è uno pelato».
Una faccia sconosciuta, di quelle che evidentemente non sono passate all'esame per la messa in video.
L'attesa ora è per gli altri vip cinquestelle. Ma non si vedono. «Avranno fatto come Grillo...», sussurra qualcuno.
«Ma l'uscita era presidiata, possibile che nessuno li abbia visti? Quante uscite ci sono».
Un 55enne, con una grossa Nikon al collo e la faccia stanca commenta serafico: «C'è sempre un'altra uscita. Secondo te da dove entrano i fornitori?».
Cala il silenzio.
DIRETTORIO SCOMPARSO. Del direttorio ancora nessun segno. Come se fossero rimasti inghiottiti all'interno. Non si sa bene impegnati in quale assise o a decidere quali strategie, tanto è il mistero.
Un mistero del quale Casaleggio si è sempre alimentato, fino all'ultimo: dal testamento politico ancora da aprire fino a quel Gianni Isolato, il finto nome con cui si era registrato all'ospedale.
Intanto sulla strada appaiono due pullman blindati della polizia che si fermano davanti all'ingresso principale. Forse è un caso. Un operatore accenna ridendo un «che aspettano, i black bloc?».
La domanda dopo un'ora dall'arrivo di Grillo è una: restare a oltranza o andarsene rischiando di perdere un'inquadratura?
LA CACCIA ALL'INQUADRATURA. Alcuni desistono. Altri fotografi, vista la magra caccia, si buttano su una signora bionda che passeggia portando a spasso il suo pappagallo verde enorme.
I pazienti entrando si guardano intorno, consapevoli che a ogni loro movimento corrisponde un fremito tra i giornalisti.
Qualcuno non sa perché ci sia tutta quella stampa lì davanti. «È per Casaleggio», risponde un ragazzo mentre appoggia per terra la telecamera.
Un ultimo sobbalzo per l'arrivo della senatrice Barbara Lezzi con tanto di carrozzina. Ha lo sguardo abbassato. Nessun cronista osa chiederle un commento. Viene controllata dagli agenti all'ingresso e poi scompare tra i flash.
A pochi metri due muratori, di cui uno straniero, in tenuta da cantiere incrociano il capannello.
«Perché questa gente?», chiede il più giovane. E il più anziano, continuando a camminare, gli risponde: «Hai presente il Movimento 5 stelle? Ecco è morto il capo».


Twitter: @franzic76

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