Gianroberto Casaleggio
MAMBO 13 Aprile Apr 2016 1019 13 aprile 2016

La cifra di Casaleggio non è la Rete, ma il 'Vaffa'

Lenin moderno e qualunquista, cavalcava l'anti-politica. Ma Bossi è stato più geniale.

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È giusto parlar bene dei morti. Si fa così. La morte allontana i rancori e i ricordi cattivi.
La morte improvvisa, e in età ancora giovane, stupisce e persino scandalizza. La morte di un uomo noto ma sconosciuto ai più incuriosisce. Ma tutta questa ipocrisia politica attorno a Gianroberto Casaleggio la trovo irritante e persino poco rispettosa del “de cuius”.
Casaleggio era universalmente detestato, tranne che dai suoi adepti, che sono tantissimi. Uomo al buio, con idee bislacche e molte assolutamente antidemocratiche, gestore prepotente di un movimento che trascinava alcuni milioni di persone. Attento al trasformare la politica in affare, quindi saggio imprenditore politico.
UN LEADER DI DESTRA, QUALUNQUISTA DOC. Tutti sottolineano quanto la politica in Rete debba a lui, dimenticando che la politica in Rete è un fenomeno arrivato tardivamente in Italia, come la tivù a colori, e che il guru M5s ha solo fatto buone letture e si è inserito in una crisi della politica che è stata, ed è, troppo refrattaria ad auto-riformarsi. Tuttavia si è inserito in un filone che è molto italiano, che nasce e prospera a destra e solo l’effetto di Mani Pulite e dei “girotondi” ha trasformato in un movimento che sembra apparentato alla sinistra.
Casaleggio è un qualunquista doc, nel senso tecnico del termine. Rappresentava la filosofia di vita di un cittadino medio che invece di guardare i contrasti sociali, e dove nascono le ingiustizie, preferiva intravvederle solo nel ceto politico e nella politica tutta quanta. Non a caso il primo movimento qualunquista, con Guglielmo Giannini, nasce sull’onda della nostalgia del fascismo per denigrare le infelicità e gli errori della democrazia.
Bisognerà fare un salto di molte decine di anni per trovare un vero rifondatore di un movimento anti-sistema assai più geniale di quello fondato da Grillo e Casaleggio per arrivare a Umberto Bossi che entra nella carne viva del Paese e scopre che le ferite post-risorgimentali sono ancora aperte ma non al Sud bensì al Nord, e così dà vita a una cosa nuova che precede altri movimenti europei - ma non Haider, e che rilegittima un fascismo di massa di tipo sociale.
Casaleggio e Grillo arrivano al culmine della crisi del leghismo, prima di quel Salvini che lo distrugge per dar vita all’ennesimo partitone di estrema destra.
I due leader M5s vincono perché la politica non è capace di autoriformarsi (e per questo la sinistra subisce il terremoto Renzi), perché l’opinione pubblica si è disabituata alle grandi scelte ideologiche e sistemiche e preferisce la via breve dell’anatema.
LA SUA È LA POLITICA DEL VAFFA. La cifra di Casaleggio non è nel web ma nel “vaffanculo”. Qui è la sua cultura e qui è il suo lascito. Porta più avanti la modalità di Bossi e traduce in movimento di popolo la più grande aggressione alla politica che sia mai stata fatta in questo Paese per via democratica. Per alcuni è un bene, per altri no.
Casaleggio poi legittima quel clima destra-sinistra creato da Mani Pulite che ha ucciso una sinistra imbelle che a lungo si è fatta dirigere da giornalisti di destra, da magistrati di destra, da guru che venivano dai vertici di grandi aziende vissute all’ombra dello Stato.
Qui è la sua grandezza, il suo essere un Lenin moderno: l’aver colto la debolezza dell’avversario e l’avergli scagliato addosso la gente normale incattivita dalle ingiustizie e soprattutto orfana del clientelismo. Perché una cosa va detta: il popolo che segue Casaleggio e altri più espliciti Masanielli, così come ieri Berlusconi, non è una pura società civile, è una società civile che ha perso la protezione della politica e quindi a essa si ribella.
Casaleggio probabilmente non lascia eredi. In pochi anni il suo movimento si normalizzerà e si sfascerà. Lascia il testimone al prossimo demonizzatore della politica. Così la lotta di classe dei ricchi contro i poveri avrà trovato un altro interprete.
E la solita vittima, la politica.

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