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SCENARIO 14 Aprile Apr 2016 2000 14 aprile 2016

M5s, Casaleggio addio: ma l'era Di Maio può attendere

Ai funerali di Casaleggio acclamato Luigi. Ma per ora niente incoronazione. Tregua tra 'bande' fino alle Comunali. Occhio a Raggi e ai ''talebani silenziosi''.

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Chi pensa che un funerale sia un evento casuale e privo di regole sbaglia.
Perché a un funerale, come diceva Jep Gambardella ne La Grande Bellezza, «si va in scena».
E la regola fondamentale è che non bisogna mai piangere, per non rubare la scena al dolore dei parenti. Sarebbe «immorale».
Anche l'addio a Gianroberto Casaleggio, a Santa Maria alle Grazie, seppur sui generis può essere letto con questa lente.
NESSUNA UFFICIALITÀ. Non è stata una funzione istituzionale o politica, questo no, nonostante la presenza massiccia di forze dell'ordine, anche in borghese all'interno della chiesa. Tanto che qualche attivista ha sussurrato che «nemmeno al funerale di un boss mafioso ce n'è tanta».
E nonostante la security del Movimento, con le pettorine e le spille, che in alcuni casi quanto a massa muscolare nulla ha da invidiare a quella delle discoteche.
Del resto non poteva essere diversamente vista l'allergia del M5s per i cerimoniali ufficiali.
Chi ha tentato di rendere la funzione tale è stato sommessamente contestato.
FISCHIATI I POLITICI PD. Lorenzo Guerini, vice segretario del Partito democratico, il deputato Emanuele Fiano e il segretario milanese Pietro Bussolati sono entrati a messa cominciata accompagnati da sguardi di rabbia.
Alcune signore con occhialoni scuri hanno interrotto l'emozione e le lacrime per guardarsi con un ghigno di disgusto.
Più discreta la presenza di Francesca Balzani, assessore e sconfitta alle Primarie di centrosinistra, e di Basilio Rizzo, presidente del Consiglio comunale in rappresentanza di Palazzo Marino.
Il fatto è che quello di Casaleggio è stato un funerale per e con il popolo M5s, non per la politica.
BOSSI: «ERAVAMO SIMILI». Ha fatto eccezione solo Umberto Bossi, forse perché come i grillini del 2013, 21 anni prima aveva lui stesso guidato un'altra ondata di outsider in parlamento.
«Ho sempre sentito affinità tra Movimento e la Lega», ha commentato il Senatùr, «perché Casaleggio vedeva in internet lo strumento per collegare la politica alla gente e noi abbiamo inventato i gazebo, per lo stesso motivo. C'era qualcosa di simile tra noi».

Sotto le navate la rappresentazione del M5s che sarà

Beppe Grillo.

Eppure, tra le lacrime dei partecipanti, dei tanti attivisti (molti dei quali anziani) arrivati con lo zainetto e la spilletta puntata sul gilet, anche il funerale di Casaleggio ha avuto una sua regia.
Il feretro seguito dal figlio Davide è stato accolto tra gli applausi che si sono moltiplicati all'ingresso di Beppe Grillo, rimasto l'unico padre fondatore del M5s, accompagnato dalla moglie.
DI MAIO E DIBBA ABBRACCIATI. Subito dietro Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, insieme e abbracciati come fratelli.
In quarta fila, i restanti componenti del direttorio: Roberto Fico, Carlo Sibilia e Carla Ruocco.
C'era naturalmente Vito Crimi, fedelissimo di Casaleggio e luogotenente lombardo insieme con Paola Carinelli.
È stato un po' il cerimoniere: indirizzava i gruppi aggirandosi frenetico tra le navate.
Così come Rocco Casalino, uno dei responsabili comunicazione, in pullover blu concitato tra i banchi.
LOMBARDI IN LACRIME. È apparsa in lacrime anche Roberta Lombardi, prima capogruppo alla Camera, acciaccata dalla sconfitta.
A Roma il suo candidato Marcello De Vito è stato battuto da Virginia Raggi, supportata da Di Battista e benedetta proprio da Di Maio.
Paola Taverna, pasionaria romana, è entrata sola. Si è fatta il segno della croce con l'acqua benedetta e ha trovato posto tra le prime file.
Lei, dura e pura, ha avuto ''in eredità'' con altri un ruolo di coordinamento che forse, come si legge nei retroscena, potrebbe andarle stretto.
INGRESSO A SORPRESA DEL 'PIZZA'. Infine, nel silenzio, dalla navata di sinistra si è fatto largo Federico Pizzarotti, il convitato di pietra.
L'amato primo sindaco pentastellato messo poi all'angolo dai vertici a cui da tempo con i suoi chiede un congresso. Senza peraltro avere alcuna risposta.
Insomma, nella tribuna bramantesca è andata in scena la gerarchia del Movimento che sarà. O, meglio, che potrebbe essere.
Il cui baricentro, e questo è sicuro, senza il guru e il suo carisma, da Milano si sposterà su Roma.

L'acclamazione di Di Maio a leader: «Ora tocca a te»

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio.

Di Maio, leader in pectore, è stato acclamato anche dalla folla all'esterno della chiesa: tra un «Onestà! Onestà!» e un «non ti dimenticheremo Gianroberto», è partito un «Luigi ora tocca a te».
Ma è troppo presto per un'investitura.
I tempi si potrebbero stringere solo in caso di elezioni anticipate nel 2017.
Il campano sicuramente è il predestinato, nella mente dei fondatori.
Ma la sua promozione dovrà avvenire sul campo.
UN APPLAUSO NON BASTA. «Non basta un applauso per trasformarlo in leader di fatto», fa notare a Lettera43.it chi conosce da vicino i meccanismi del Movimento.
Che si senta già dominus, però, è chiaro. Di Maio non piange, come vuole il codice Gambardella.
È stato il primo a raggiungere Milano alla notizia della morte del capo, segno di quel pragmatismo e personalismo che lo contraddistinguono. E che fanno storcere il naso ai suoi 'avversari' interni.
CI SONO I 'TALEBANI SILENZIOSI''. A partire dai cosiddetti ''talebani silenziosi'', spiega una voce interna al Movimento. Parlamentari come Laura Castelli, per esempio.
Ma anche Riccardo Fraccaro, Daniele Pesco, Vincenzo Caso, Andrea Colletti che non a caso votarono contro l'accordo per i giudici della Corte costituzionale.
Sono i pasdaran dell'«uno vale uno» e della democrazia dal basso, miraggi che col tempo si sono dissolti. Però non hanno mai alzato la voce né organizzato ammutinamenti.
Almeno finché il garante Casaleggio era in vita.

Con Luigi sarebbe il trionfo del pragmatismo

Davide Casaleggio ai funerali del padre.

Se Di Maio assumesse il timone, insieme con Di Battista «che non può certo essere messo da parte», spiegano fonti vicine al M5s, «e che continua a coltivare il sogno di arrivare alla Farnesina» e il più ortodosso Fico, ad averla vinta sarebbero i «pragmatici».
Di Maio è una figura istituzionale, tranquillizzante. A essere cattivi, democristiana.
Ha seguaci - sul suo carro per esempio c'è il lombardo Danilo Toninelli -, appeal mediatico, piace. Come dimostra del resto l'acclamazione sul sagrato della chiesa.
Voci su un possibile allontanamento da Fico non trovano fondamento.
IL GURU HA INVESTITO SU DI LUI. «Casaleggio ha investito tanto su Luigi, se l'è coltivato», è il ragionamento di un ex M5s. «E quale azienda investe su un personaggio per poi scaricarlo?».
Per chi è uscito dalla galassia pentastellare, infatti, il Movimento questo si è rivelato: un partito-azienda.
«Molti blogger e videomaker assunti a Roma hanno sempre ammesso apertamente di lavorare per la Casaleggio e non per i cittadini», è il racconto di una ex pentastellata. «Se qualcuno aveva da ridire, ti passavano il cellulare di 'Gianroberto'. Ora tutti lo definiscono co-fondatore, e il figlio è subentrato nella gestione del partito. Nessuna sorpresa visto che da tempo Davide frequentava Roma e incontrava il direttorio. All'inizio non era così e io non ho mai riconosciuto a Casaleggio questo ruolo. Perciò quel numero di cellulare non l'ho mai usato».
Più probabile quindi che il presidente della Vigilanza Rai Fico faccia (nel caso) buon viso a cattivo gioco e non rompa con il duo Dibba-DiMa.
RICOMPENSE IN VISTA. Il pragmatismo di Di Maio quindi pare avere la strada spianata.
Forse per mantenere ben salde le redini dovrà compensare chi si aspettava un ruolo più in vista, ma che è stato accantonato: come Nicola Morra, che sembra scalpitare.
O la stessa Lombardi, partita con velleità del tutto diverse da quelle di Crimi e messa in disparte.
E poi ci sono le nomine di capogruppo. Alla Camera sarà proprio Castelli.
DIALOGANTI DOMATI. Anche l'anima più dialogante del M5s e pronta a discutere persino col «Pd-menoelle», nel 2014 incarnata proprio da Toninelli e Di Maio e poi ampiamente criticata dai duri e puri, ormai è stata domata.
Del resto ogni apertura con i dem è stata sapientemente murata negli ultimi mesi. Soprattutto dopo l'impasse sulle unioni civili.
Se non altro Di Maio, con la sua normalizzazione, rappresenta anche per loro una garanzia.

Nessuna rivoluzione, almeno fino alle Comunali

Lo striscione esposto dai militanti del M5s.

Insomma nessuna rivoluzione in vista, almeno fino alle Comunali.
Poi si vedrà.
La scomparsa della mente del movimento potrebbe addirittura ricompattarlo per i primi tempi. Gli stracci voleranno in futuro, perché al momento a tutti conviene restare uniti.
SPOIL SYSTEM NON SCONTATO. Anche le voci di una possibile uscita di scena di Casalino e Loquenzi, imposti da Casaleggio e malvisti da molti parlamentari (basta ricordare la 'fronda' contro Loquenzi poi sedata da Casaleggio e Grillo), non è così scontata. Sicuramente non immediata.
Voci interne al M5s fanno notare che Casalino soprattutto è nei fatti uno yes man. Perché Di Maio dovrebbe liberarsi dell'ex gieffino fedele e di Loquenzi?
Soprattutto se mancano sostituti eccellenti. Si era parlato persino di Andrea Scanzi e di Luisella Costamagna, ma sono al momento più gossip che altro.
RAGGI REGINA? Problemi per Re Luigi (Di Maio) potrebbero invece presentarsi dopo il voto.
Soprattutto in caso di vittoria a Roma di Virginia Raggi, presente alla cerimonia e al brindisi al Bar Magenta con tra gli altri Gianluca Corrado (in corsa per Milano) e l'ex candidata Patrizia Bedori, e di Chiara Appendino a Torino.
Raggi sta conquistandosi una platea sempre più vasta. E come Di Maio è una normalizzatrice dai modi scudocrociati, una sua alter ego.
L'eventuale presa del Campidoglio le farebbe accampare di diritto uno spazio anche nel nazionale, creando possibili malumori.
Al momento la situazione è fluida, le alleanze oltrepassano i confini delle regioni. Parlare di asse del Nord, per esempio, lascia il tempo che trova, spiegano alcuni grillini.
Insomma è morto il re e viva il re. Che il futuro sarà in mano a re Luigi è probabile, ma l'investitura, quella ufficiale, è ancora lontana.


Twitter @franzic76

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