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PARTITA APERTA 15 Aprile Apr 2016 1400 15 aprile 2016

Il metodo Pignatone per la procura di Milano?

Come accadde a Roma nel 2012, anche al Palazzaccio può arrivare un esterno: Melillo, capo di gabinetto del ministro Orlando. Se la gioca con Greco e Nobili.

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Giovanni Melillo con il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

C'è uno metodo 'Pignatone' - nel senso di Giuseppe, procuratore capo di Roma dal 2012, un esterno che arrivava da Reggio Calabria - che rischia di pesare a maggio 2016 sul Consiglio superiore della magistratura (Csm), quando il plenum di palazzo dei Marescialli deve votare il nuovo capo della procura di Milano.
Dalla votazione di giovedì 14 aprile in commissione sugli incarichi direttivi è uscita un partita ancora aperta, con Francesco Greco, Alberto Nobili e Giovanni Melillo in corsa e alla pari, anche se il primo (il più votato con tre preferenze su cinque perché il sesto di Unicost di è astenuto) può già contare sull'appoggio della corrente di Area, sette consiglieri, più con tutta probabilità Giovanni Legnini, il vice presidente che di solito non vota.
UNICOST DECISIVA A MAGGIO. A questo punto è tutto nelle mani dei consiglieri di Unicost, la corrente centrista: i cinque consiglieri al momento non hanno deciso per chi votare.
Sono loro l'ago della bilancia di una battaglia che nei dietro le quinte di palazzo dei Marescialli prosegue sin dal 16 novembre 2015, quando Edmondo Bruti Liberati lasciò il palazzo di Giustizia milanese.
Il nodo da sciogliere sul tavolo è sempre lo stesso, ovvero quale può essere la figura migliore per traghettare la procura di Milano nei prossimi anni dopo gli scontri e la gestione delle indagini di Expo 2015 che l'hanno caratterizzata dal 2013 a oggi.
TRE PISTE PERCORRIBILI. Meglio un interno di peso come Greco, ex toga storica di Mani pulite, esperto di reati finanziari, ben visto dal governo con cui ha già collaborato sul caso Ilva?
Oppure una via di mezzo come Alberto Nobili, interno, procuratore aggiunto di esperienza che non è rimasto invischiato nella faida tra Bruti Liberati e Alfredo Robledo?
O forse sarebbe meglio l'arrivo di un esterno alla Pignatone, proprio come Melillo, attuale capo di gabinetto del ministro Andrea Orlando, capace di diradare le nebbie che hanno avvolto il Palazzaccio?

Casellati ha messo i bastoni tra le ruote a Greco

Elisabetta Alberti Casellati vestita di nero nell'Aula del Senato il 27 novembre 2013: giorno del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi.

Non è facile trovare il fil rouge per comprendere i movimenti e le varie strategie delle correnti da qui alla metà di maggio.
Di certo c'è che l'asse tra la relatrice Elisabetta Casellati e il consigliere di Magistratura indipendente Claudio Galoppi ha sparigliato le carte, mettendo i bastoni tra le ruote a un Greco che già in tanti davano già per vincitore.
Certo, il paragone con Pignatone potrà apparire forzato.
Nel 2012 il pm che ha scoperchiato Mafia Capitale arrivava da Reggio Calabria dove si era fatto le ossa con la 'ndrangheta.
La sua nomina fu all'unanimità, sia in quinta commissione sia nel plenum.
PERÒ MILANO NON È ROMA. Per certi versi il parallelismo tra la procura romana di allora e quella milanese di oggi non regge.
Certo è che nell'ultimo anno a Milano sono sorti problemi di ogni tipo, dagli scontri tra Robledo e Bruti fino alla moratoria sulle indagini di Expo 2015, con i casi di indagine e archiviazione lampo per l'ex amministratore delegato dell'esposizione universale e attuale candidato sindaco a Milano per il centrosinistra Giuseppe Sala.
MANI PULITE, TRIS DIFFICILE. A nemmeno 24 ore dalla votazione in quinta sono già iniziati a serpeggiare i soliti spifferi.
C'è chi sostiene che la tripletta Piercamillo Davigo a capo dell'Associazione nazionale magistrati (Anm), Paolo Ielo da pochi giorni procuratore aggiunto a Roma e Greco a Milano sarebbe davvero troppo, perché tutti e tre sono ex magistrati della storica stagione di Mani pulite.
Eppure il procuratore aggiunto che si occupa di reati finanziari a Milano non dispiace, a quanto pare, nemmeno al premier Matteo Renzi.
Potrebbe andare meglio Melillo, ex procuratore a Napoli, ex consigliere tecnico di Carlo Azeglio Ciampi ai tempi del Quirinale e per alcuni il vero ministro ''ombra'' del governo?
«NIENTE PAURA DELLE NOVITÀ». La Casellati è proprio di questo parere. E al quotidiano Il Giornale ha spiegato che «non bisogna avere paura delle novità. Anche quando mandammo Pignatone a Roma e Lo Voi a Palermo sembrava che dovesse accadere chissà che. Invece adesso ci ringraziano tutti». Milano aspetta.


Twitter @ARoldering

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