Juncker Renzi 160203203518
DOCUMENTO 15 Aprile Apr 2016 2000 15 aprile 2016

Immigrazione, la proposta italiana guarda all'Africa

Il premier presenta a Bruxelles un piano profughi a lungo termine. Che prevede accordi tra l'Ue e i Paesi d'origine e di transito. In particolare quelli del Continente nero.

  • ...

da Bruxelles

Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.


Che l'emergenza migranti fosse uno dei temi più a cuore all'Italia, dalle parti di Bruxelles lo avevano capito da tempo.
Ma ora oltre agli sos, alle richieste specifiche sui vari dossier e alle polemiche, sul tavolo europeo arriva una proposta a 360 gradi, firmata da Matteo Renzi.
Non vuole essere un'entrata a gamba tesa nelle politiche di competenza dell'Unione europea e in particolare del Servizio europeo per l'azione esterna (Seae), ma un contributo per «accelerare» il lavoro già in essere, spiegano alcune fonti a Lettera43.it.
È su queste basi che nel pomeriggio di venerdì 15 aprile 2016 l'Italia ha mandato una proposta di 'Migration compact' ai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk.
Obiettivo: limitare i flussi migratori e gestire la situazione in una prospettiva a lungo termine.
SITUAZIONE «INSOSTENIBILE». Il premier nella lettera di accompagnamento inviata ai due presidenti Ue ha scritto che la situazione «non è più sostenibile senza una cooperazione mirata e rafforzata con i Paesi terzi di provenienza e di transito. Molto è stato fatto, ma molto di più dobbiamo rapidamente fare se vogliamo scongiurare l'aggravarsi di una crisi sistemica».
Il 'Migration compact' è pronto per essere distribuito come documento ufficioso al Consiglio Esteri Ue lunedì 17 aprile, «per un’eventuale elaborazione e presentazione al Consiglio europeo», si legge.
Intanto è stato Tusk il primo a commentare il documento su Twitter e a dare «il benvenuto al Migration compact di Matteo Renzi». Dicendosi «d'accordo a lavorare a un piano ambizioso in Ue e G7/20 sulla cooperazione con i Paesi terzi per frenare la migrazione».

Renzi guarda all'Africa: «L'accordo Ue-Turchia non sia un caso isolato»

Due migranti africani a Ceuta.

Il documento è un 'non paper', ovvero non ufficiale, e prevede in particolare uno schema di accordo con i Paesi di origine e di transito, al fronte del quale richiede uno sforzo finanziario da parte dell'Ue.
Un impegno che potrebbe essere assolto attraverso una redistribuzione delle risorse già allocate dal budget europeo, ma anche con Eurobond.
Un'iniziativa che, spiegano fonti europee, «spetta alla Commissione analizzare ed elaborare», proprio perché contiene anche il «suggerimento» di costruire uno schema di fondi aggiuntivo slegato da quelli per la cooperazione, «che pur essendo tanti sono legati a programmi pluriennali».
Quello che serve ora è invece uno strumento finanziario ad hoc, agile e flessibile in base alle necessità.
«GESTIONE PIÙ ORDINATA». Le proposte della Commissione, «che l’Italia appoggia con convinzione, di istituire una Guardia di frontiera e costiera europea e le comunicazioni “Back to Schengen”, sino alla riforma del sistema di Dublino potranno dare risultati concreti solo se parallelamente la gestione dei flussi migratori passerà dalla fase di emergenza a quella di una più ordinata e strategica gestione», scrive Renzi.
Per farlo l’Italia mette come primo punto quello della «dimensione esterna della politica migratoria».
Serve una «cooperazione mirata e rafforzata con i Paesi terzi di provenienza e di transito», e soprattutto l'avvio di «operazioni di rimpatrio congiunte Ue da finanziare con il bilancio dell'Ue e il supporto nelle operazioni di ritorno da Paesi terzi di transito verso i Paesi di origine».
«NO A SQUILIBRI DI RISORSE». Seguendo l’esempio dell’accordo Ue-Turchia che «rappresenta un primo concreto tentativo di cooperazione allargata e rafforzata con un Paese terzo», l’Italia suggerisce di guardare oltre e soprattutto di volgere lo sguardo al Sud dell'Ue, ovvero a quei Paesi dell'Africa dai quali arrivano migliaia di migranti proprio sulle coste italiane. Solo dall'inizio di marzo la Commissione Ue ha registrato l'arrivo di 15 mila profughi.
La Turchia non deve essere insomma «un caso isolato», ricorda Renzi, «se così fosse, determinerebbe tra l’altro uno squilibrio in termini di risorse e capitale politico impegnato rispetto ad altre aree geografiche non meno importanti ai fini della questione migratoria». L’Africa appunto.
SCREENING ACCURATO IN LOCO. La proposta si basa sul controllo delle frontiere, la riduzione dei flussi di migranti, la cooperazione in materia di rimpatri/riammissione, il rafforzamento del contrasto al traffico di essere umani.
L'idea di «finanziare e gestire a livello europeo un piano straordinario di rimpatri» è stata fatta più volte dall’Italia, che ora chiede anche «un supporto legale, logistico, finanziato e infrastrutturale per la gestione dei flussi nei Paesi partner anche attraverso uno screening accurato in loco tra rifugiati e migranti economici».
L'idea è quella di avere un maggiore «approccio globale in materia di migrazione e mobilità», si legge nel non paper, «rivedere il partenariato Ue-Acp (con gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, ndr), e sviluppare ulteriormente i percorsi offerti dal piano di azione della Valletta, dall'accordo Ue-Turchia e dai dialoghi esistenti che l'Ue sta promuovendo a livello regionale (come per esempio i processi di Khartum e Rabat)».

Accordi e risorse: sul tavolo l'uso di ''Ue-Africa bond''

Un barcone di migranti soccorso dalla guardia costiera.

Accordi politici, ma anche economici.
Si parla di progetti di investimento ad alto impatto sociale e infrastrutturale da identificare insieme con il Paese partner come incentivo cruciale per rafforzare la cooperazione con l'Ue.
A tal fine, «la programmazione degli strumenti finanziari dell'azione esterna (Fes, Dci, Eni) deve essere riorientato e un nuovo Fondo europeo per gli investimenti nei paesi terzi dovrebbe essere istituito».
Sono questi i due strumenti principali proposti per finanziare il piano 'Migration compact'.
MEDIO-LUNGO TERMINE. Si consiglia poi l'uso di 'Ue-Africa bond' ​​per agevolare l'accesso dei Paesi africani al mercato dei capitali (con una prospettiva di medio-lungo termine, al fine di garantire la disponibilità di capitale per la crescita e i programmi di prosperità sostenibile).
Ma si propone anche «di facilitare le rimesse ed il loro reinvestimento», oltre a meccanismi di finanziamento misto, che si possono svolgere in sinergia con la banca per gli investimenti Ue, la Bei, e le altre organizzazioni finanziarie europee e internazionali.
Tra le proposte c'è anche un nuovo «strumento finanziario per l'azione esterna in materia di migrazione» (Ieam) da inserire all'interno del bilancio dell'Ue e da far funzionare in sinergia con Amif e Isf
REINSEDIAMENTI E RIMPATRI. Nel frattempo, l'Ue dovrebbe anche aumentare le risorse disponibili nell'ambito dell'Africa trust fund di emergenza a sostegno di un programma Ue-Africa per la prosperità, la sicurezza e la migrazione, sulla base del piano di azione della Valletta.
I Paesi terzi dovrebbero essere sostenuti nella creazione di un sistema di ricezione e gestione dei flussi migratori (comprese le infrastrutture e la logistica), che dovrebbe prevedere un attento esame in loco dei rifugiati e dei migranti economici.
Ma anche misure di reinsediamento in Europa per coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e rimpatri per i migranti irregolari.
L'idea è quella di istituire in queste regioni dei sistemi di asilo: «L'Ue dovrebbe sostenere i Paesi terzi nella creazione di sistemi nazionali, in linea con gli standard internazionali, che offrono la protezione in loco ('porti sicuri') a chi ha bisogno», è scritto nel documento.
PROGETTI ANCHE IN LIBIA. Infine, last but not least, l'Italia mette l'accento sulla regione che in questo momento preoccupa di più: «La stabilizzazione dei principali Paesi di transito, come la Libia, è una priorità strategica di prim'ordine anche per far fronte alle migrazioni e flussi di rifugiati. A livello Ue, avremo bisogno di intensificare la nostra collaborazione con il governo libico», si chiede ancora una volta.
La prospettiva ideale è quella «di offrire un sostegno alla sicurezza in Libia, compresa la consulenza e lo sviluppo di capacità nei settori della polizia e della giustizia penale, attraverso una missione Psdc», (Politica di sicurezza e difesa comune, ndr), che sia in grado di concentrarsi così «sulla gestione delle frontiere e assistere le autorità libiche nei loro sforzi per combattere il terrorismo e migliorare la gestione dei flussi migratori».
Arrivare cioè a creare un modello di cooperazione capace di prepare il Paese terzo ad affrontare la situazione migratoria in autonomia,
Intanto, oltre al lavoro diplomatico, «l'Ue dovrebbe garantire il miglior uso possibile dell'operazione Eunavfor-Med Sophia e la sua capacità di contribuire alla rottura del modello di business delle reti di contrabbando e tratta di esseri umani nel Mediterraneo centrale, contribuendo così alla sicurezza libica e regionale».


Twitter @antodem

Articoli Correlati

Potresti esserti perso