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SCENARIO 16 Aprile Apr 2016 0900 16 aprile 2016

Roma, Berlusconi tentato dal sostegno a Meloni

Il Cav medita di appoggiare Giorgia. Mollando così il suo candidato Bertolaso. Obiettivo: centrare il ballottaggio. Sullo sfondo, la battaglia con Salvini.

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Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Berlusconi potrebbe abbandonare Guido Bertolaso e appoggiare la candidatura di Giorgia Meloni.
È questo l'ultimo rumor che filtra da Forza Italia (o almeno ciò che ne resta), su quella che è già stata ribattezzata la «grossa, grassa campagna elettorale romana».
La resa non sarebbe gratis, però.
E non è detto che sia nemmeno troppo penalizzante.
BRACCIO DI FERRO CON SALVINI. Paradossalmente, infatti, il Cav potrebbe lasciare il cerino acceso nelle mani del suo principale antagonista, quel Matteo Salvini che con la tanto odiata politica cerca di “tagliare la testa” al Capo (antesignano dell'antipolitica) per prenderne il posto, proprio come accadeva nei fantastici racconti di Highlander, uno dei film più amati del cinema, con tanto di saga tivù ben riuscita. Peraltro trasmessa da quale rete? Mediaset, of course. E vuoi che Silvio non sappia come può finire questa storia, che pure di immortale ed epico non ha neanche i titoli di testa?
Il segretario della Lega Nord vuole essere l'unico leader del centrodestra e proprio come Connor MacLeod, per riuscirci, deve acquisire la “reminiscenza” dei suoi competitor, a cui è costretto appunto a “tagliare la testa”.
BALLOTTAGGIO DIETRO L'ANGOLO. Ma così come accadeva nel film, a vincere le battaglie era sempre il più anziano, quello con più millenni alle spalle, reso più forte dall'esperienza acquisita e dal numero di combattimenti vinti.
Un po' come Berlusconi, che di avversari (e alleati, delfini, fedelissimi...) sul campo di battaglia ne ha lasciati davvero un bel po', sia nella sua prima vita da imprenditore sia nella seconda da uomo politico. E vuoi che si spaventi di un Salvini qualsiasi, sebbene agguerrito, scaltro e senza scrupoli?
Ecco, dunque, arrivare il coup de théâtre. I sondaggi dicono tutti la stessa cosa: con il centrodestra unito a supporto di Meloni il ballottaggio è dietro l'angolo e la vittoria al secondo turno neanche impossibile. Se andasse invece in ordine sparso, la partita se la giocherebbero solo Veronica Raggi del M5s e Roberto Giachetti del Pd.
LE RICADUTE DI UNA SCONFITTA A ROMA. A chi converrebbe di più, quindi, chiudere l'accordo? Al Cav incandidabile e alle prese con un ricambio semitotale di Forza Italia, che lo porterà comunque fuori dai giochi per qualche anno, o a Salvini che viaggia col vento in poppa verso la sfida nazionale a Matteo Renzi?
Perdere Roma avrebbe ricadute significative per un aspirante leader che vuole prendere il comando dell'Italia. Questo anche in Padania lo hanno capito bene.
Ma se Berlusconi offrisse il 'sacrificio' del fido Bertolaso e rinunciasse al cavallo di riserva (perdente) Marchini, in cambio di un accordo (scritto sarebbe meglio, magari) per la selezione del 50% delle truppe da riportare in parlamento alle prossime elezioni politiche e la totale titolarità delle scelte sui temi di giustizia e politica estera del programma, Matteo potrebbe portare a casa la sua prima vittoria da 'Capo' del clan. Come un vero MacLeod.
IL COMPROMESSO NECESSARIO. Perché per essere un Highlander in politica, bisogna anche saper chiudere accordi e scendere a compromessi.
Anche quando possono sembrare apparentemente penalizzanti.
Ma se uno è bravo davvero, poi può rivenderli all'opinione pubblica come un grande successo, anche se dentro sa bene di essersi legato al piede una palla di piombo.
Lo pensa Salvini, ma lo pensa soprattutto Berlusconi.
Perché la regola è sempre la stessa: alla fine ne resterà soltanto uno.

Twitter @dario_borriello

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