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VOTO 17 Aprile Apr 2016 2300 17 aprile 2016

Trivelle, niente quorum: fallisce il referendum

Dati definitivi: l'affluenza si ferma al 31,2%. Non sfonda il fronte dei ''No triv''. Renzi e il governo salvi. Polemiche nel Pd per un tweet di Carbone. I risultati.

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Un seggio elettorale per consentire la consultazione sul referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare che non ha raggiunto il quorum del 50%+1.

E alla fine il battiquorum ha cessato di rimbalzare nel petto dei ''No triv''.
Il referendum non ha sfondato, la soglia del 50%+1 degli aventi diritti al voto si è rivelata un miraggio mano a mano che passavano le ore di domenica 17 aprile 2016, fino alla chiusura dei seggi delle 23.
Stando ai dati definitivi diffusi dal ministero dell'Interno, l'affluenza si è fermata a quota 31,2%: 15,8 milioni i cittadini che si sono recati ai seggi (e 13,3 milioni i sì, pari all'85,8%) su 50,7 milioni.
Consultazione dunque non valida, ma lo scontro politico ha vissuto ugualmente momenti molto duri, soprattutto nel Partito democratico, spaccato sulla questione dell'astensione.
ALLA FACCIA DEL SILENZIO. Le polemiche si sono susseguite durante tutta la giornata nonostante il silenzio imposto dalla legge.
Con frecciate al veleno tra i dem per colpa di un maldestro tweet del renziano Ernesto Carbone che salutava con un #ciaone tutti coloro che avevano confidato nel raggiungimento del quorum.
Al voto, comunque, si sono presentate tutte le massime autorità dello Stato: dal capo dello Stato Sergio Mattarella ai presidenti di Senato e Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini.
Questi ultimi due su Twitter hanno espresso una breve riflessione.
Grasso ha scritto: «Rispetto ogni posizione, ma sono affezionato all'idea di esprimere un voto quando, da cittadini, siamo chiamati a farlo».
Mentre Boldrini ha postato: «La partecipazione è un valore. Questa mattina ho votato».
LETTA E PRODI AI SEGGI. E se il presidente del Consiglio Matteo Renzi, come annunciato, si è astenuto, hanno invece votato i suoi predecessori Enrico Letta («Ho esercitato il mio diritto-dovere», ha twittato) e Romano Prodi.
Niente urne anche per il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che ha preferito andare al Salone del Mobile.
Presenti invece ai seggi, e di buon mattino, i leader del fronte del sì, come Michele Emiliano, Beppe Grillo, Stefano Fassina, Roberto Speranza, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giovanni Toti.
C'è stato persino chi, pur contrario nel merito al quesito, è andato a votare per pura contrapposizione all'invito all'astensione di Renzi: è il caso di Renato Brunetta, che ha detto di aver votato solo «per mandare il governo a casa».
BAGARRE SUI SOCIAL. Dopo che è stato diffuso il dato dell'affluenza alle 12, dell'8,34%, sui social network è partita una guerra.
I favorevoli al quesito hanno esortato ad andare a votare sostenendo che il quorum era raggiungibile, in base a un paragone con quello del 1999.
A fare l'invito anche il leader del Movimento 5 stelle Grillo, che al seggio aveva rispettato il silenzio elettorale.
Nel pomeriggio il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini ha affermato che in base ad alcuni dati del partito il quorum era lontano.
È stato allora che Carbone ha scritto su Twitter un «#ciaone al quorum» che ha fatto imbufalire i promotori del sì, scatenando una valanga di critiche, persino da parte di alcuni militanti dem che si erano astenuti.
PER EMILIANO È «UN SUCCESSO». Alle 19 era arrivato un dato con un affluenza ancora piuttosto bassa: il 23,38%, che ha messo in salita il raggiungimento del 50%+1.
Resta comunque un dato: il superamento della soglia dei 10 milioni di votanti è stato considerato come un «successo» a livello politico dal governatore della Puglia Emiliano.

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