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DIATRIBA 18 Aprile Apr 2016 2000 18 aprile 2016

Bruxelles, scontro sulle assunzioni degli autisti

Il parlamento ne cerca 110. Con la 'scusa' della sicurezza. Gli eurodeputati però si ribellano: «Uno spreco da 3,7 milioni». Pd e M5s pronti a fare barricate.

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da Bruxelles

Il presidente del parlamento europeo Martin Schulz.


Sicurezza e sprechi.
È su questo piano che si sta consumando uno scontro tutto interno al parlamento europeo tra i politici e gli eurocrati.
Oggetto della diatriba è l'assunzione interna di circa 110 autisti, sospesa dall'amministrazione dopo la richiesta di alcuni eurodeputati che l'avevano definita uno spreco.
Oggi il servizio è gestito in outsourcing da un'azienda esterna e prima di cambiare la procedura e aumentare il numero dei dipendenti del parlamento, il cui stipendio è pagato con i soldi del bilancio Ue, i parlamentari avevano chiesto di fermare tutto e ricevere ulteriori informazioni.
Una sospensione che però è durata poco.
BANDO PUBBLICATO. Il 14 aprile 2016 il parlamento ha infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando per l'assunzione degli autisti, ignorando la volontà degli eurodeputati che poche ore prima, durante la sessione plenaria di Strasburgo, avevano votato e approvato a larga maggioranza la risoluzione sul bilancio del parlamento per il 2017, mettendo nero su bianco la loro contrarietà alla proposta di internalizzazione del servizio di trasporto per i deputati.
Con questo provvedimento si incrementerebbe infatti la spesa a carico dei contribuenti di circa 3,7 milioni di euro, che si aggiungerebbero ai 6,8 milioni già previsti per questo servizio, raggiungendo così un costo di 10,5 milioni di euro all'anno solo per gli spostamenti dei politici a Bruxelles e Strasburgo.
Senza contare una serie di spese ulteriori legate all'implementazione dei controlli di sicurezza per gli stessi autisti e per le loro divise che da sole costerebbero circa 116 mila euro all'anno.

Viotti (S&D) denuncia: «Il segretario Welle sta prevaricando il suo ruolo»

Daniele Viotti.

Come si legge nel bando, i contratti sono «della durata di un anno e possono essere rinnovati per un altro anno prima di essere eventualmente rinnovati una seconda volta per una durata indeterminata».
Si tratta di 110 possibili nuovi dipendenti parlamentari, quindi, assunti a tempo indeterminato con una retribuzione mensile di partenza di 1.907,24 euro, più altri assegni e indennità.
Personale interno che si aggiungerebbe ai già 7.652 lavoratori, tra segretariato generale e gruppi politici, oltre ai deputati e ai loro collaboratori.
Una spesa che i parlamentari hanno cercato, invano, di scongiurare, ma l'amministrazione del parlamento ha comunque deciso di pubblicare l'invito alla manifestazione di interesse.
SUPER POTERE DEI FUNZIONARI. «Una procedura bizzarra», commenta con Lettera43.it Daniele Viotti, europarlamentare Pd (appartenente al gruppo S&D) e uno dei maggiori critici della proposta: «Noi non abbiamo autorizzato nulla, anzi abbiamo votato un documento di indirizzo del parlamento in cui chiediamo al segretario generale del parlamento Klaus Welle di analizzare qualsiasi altra possibilità prima di assumere gli autisti», spiega l'europarlamentare, membro della Commissione per i bilanci.
«Eppure un'ora dopo la nostra richiesta hanno pubblicato il bando sulla Gazzetta, una scelta che trovo di pessimo gusto», continua Viotti, che denuncia chiaramente un abuso di potere da parte del segretario generale: «Welle sta prevaricando il suo ruolo, non solo in questo campo, ma anche su altre materie».
LA MOTIVAZIONE? «SICUREZZA». A promuovere l'assunzione interna degli autisti è stato infatti il tedesco Welle, che da gennaio 2016, durante le varie discussione sul bilancio, aveva motivato l'iniziativa appellandosi a ragioni di sicurezza.
Ancora prima degli attacchi di Bruxelles, Welle aveva citato gli attentati di Parigi per giustificare l'assunzione interna di nuovi autisti anziché dare il servizio in outsourcing, che comporterebbe rischi maggiori legati al controllo del personale.
IL PRECEDENTE DELL'ATTENTATORE. Rischi che dopo gli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles sono diventati il passpartout usato per giustificare ogni decisione.
Un modus operandi facilitato anche dalla rivelazione che uno dei kamikaze dall'aeroporto di Zaventem avesse lavorato al parlamento nel 2009 e nel 2010 per una ditta esterna di pulizie.
Notizie davanti alle quali Viotti si fa però un'altra domanda: «Se ci sono problemi di sicurezza, allora sospendiamo subito il servizio. Che cosa facciamo da oggi a dicembre, lasciamo il servizio in outsourcing? Rischiamo la vita per rispettare la procedura?»
Se invece la questione è un'altra, «e ci sono problemi di tipo sociale, allora rifacciamo il bando, e diamo i soldi adeguati all'azienda esterna».
Insomma, la sicurezza non può essere usata come paravento per scavalcare decisioni politiche.

Zanni (M5s): «Tecnocrati non eletti da nessuno calpestano la democrazia»

Marco Zanni.

Così all’allerta terrorismo gli europarlamentari hanno ribattutto con l'allerta populismo, spiegando che l'ennesima spesa a carico dei cittadini europei sarebbe vista come uno spreco.
«Con la delegazione Pd», dice Viotti, «ci siamo battuti in tutte le sedi contro questa iniziativa».
La speranza era che l'idea rimanesse solo un'idea e «che il segretario Welle tornasse a fare i conti con la realtà».
A quanto pare invece Welle ha fatto i conti con il suo potere e ha deciso di pubblicare il bando.
Marco Zanni, coordinatore della Commissione bilanci per il Movimento 5 stelle, denuncia: «È una vergogna, è un insulto ai cittadini, oltre che essere uno spreco inaccettabile in tempi di crisi economica. Ancora una volta in Ue tecnocrati non eletti da nessuno calpestano la democrazia e gestiscono la cosa pubblica come se fosse il loro parco giochi personale».
CHIESTO UN INCONTRO CON SCHULZ. Gli eurodeputati pentastellati hanno chiesto che il bando venga ritirato con effetto immediato, hanno sollecitato un incontro urgente con il presidente del parlamento, Martin Schulz e con Welle.
E infine hanno supportato la convocazione di una riunione straordinaria dei coordinatori della commissione Bilanci.
Anche la delegazione Pd è sul piede di guerra: «Abbiamo scritto una lettera riservata a Schulz sulla questione, che affronteremo in maniera chiara», promette Viotti.
Per ora l'obiettivo è quello di ottenere un passo indietro da parte dell'amministrazione del parlamento e capire come si possa gestire la situazione a livello pratico.
«Non abbiamo ancora approvato il bilancio, lo faremo a ottobre 2016, eppure loro hanno avviato la procedura di preselezione come se già avessimo approvato quella spesa», dice l'europarlamentare Pd.
«Trovo che questo sia un superamento delle prerogative del parlamento sia dal punto di vista politico sia amministrativo, ho intenzione di oppormi con tutte le mie forze».


Twitter @antodem

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