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MAMBO 18 Aprile Apr 2016 1010 18 aprile 2016

I renziani? Manipolo di incompetenti facinorosi

Amici al potere e cortigiani sulle barricate. Così il premier uccide sinistra e riformismo.

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Matteo Renzi.

C’era un personaggio del comico napoletano Francesco Paolantoni, chiamato Robertino (lo trovate su YouTube), che ossessivamente ripeteva: «Ho vinto quacche cosa?». E si rispondeva: «Ho vinto quacche cosa».
Che cosa ha vinto Renzi? Si è accreditato gli astenuti al referendum. C’è da sperare però che abbia contato bene la quantità di italiani che sono andati a votare, primo nucleo (il giorno delle consultazioni non c’è stata una folla di elettori di destra né grillini essendo apparsa la battaglia quasi tutta interna al Pd e a una parte della sinistra) di quelli che gli si opporranno al prossimo referendum costituzionale.
Il dibattito comunque sul voto del 17 aprile non avrà mai fine.
L'INESORABILE PRESA DI POTERE DEI RENZIANI. Il tema che questa battaglia dichiarata vittoriosa pone al premier e alla sua compagnia di giro è l’immagine che di lui e di loro ricava il Paese.
Malgrado le promesse e gli annunci, l’unica macchina che sta funzionando è la presa del potere da parte di renziani fidati o fidelizzati. Quando Renzi cadrà, i successori dovranno darsi un bel daffare per ripulire gli angolini.
Il presidente del Consiglio è convinto che stia funzionando anche la macchina mediatica, soprattutto perché nel suo carnet personale sono cadute alcune testate e colleghi/colleghe un tempo anticonformisti.
Qui casca l’asino, perché ciò che danneggia Renzi è proprio la pattuglia dei renziani. Non parlo degli elettori, dobbiamo ancora scoprire quanti saranno, ma parlo dei fan che occupano giornali, Facebook, Twitter e altri social con una instancabilità e petulanza mai esistita fino ad ora.
Ho visto all’opera ogni genere di sostenitori di leader politici, con Enrico Berlinguer mi sono dato da fare anche io, e ogni volta sembrava si fosse raggiunto il limite.
Ricordo il pur bravo Ugo Intini, più recentemente il poetico Sandro Bondi, a mezza strada la squadra arrogante che aveva circondato D’Alema e che oggi sta circondando Renzi.
Tranne l’ultimo raggruppamento, erano veri e propri innamorati del leader, che generalmente cercavano di esprimere un pensiero. Se scorrete i post, i tweet, gli articoli, questo nuovo esemplare di cortigiano (con molte donne attempate di provenienza comunista) non ragiona, insulta, dà una raffigurazione del passato, il proprio, demonizzato, crede che un leader come Renzi sia comparso per la prima volta nella storia. Temo che Renzi creda a queste sciocchezze. La classica risata li seppellirà.
QUEL MISERABILE GRUPPO DI CORTIGIANI. Dal punto di vista umano è un caso esemplare di “miserabilismus” legato a fenomeni di trasformismo. Generalmente si tratta di intellettuali, giornalisti o altro, che nella loro vita pubblica hanno cercato sempre un capo da seguire fideisticamente nella speranza, anche loro, di poter dire: «Ho vinto quacche cosa?». Renzi invece non se li fila, va avanti con la sua cricca.
Il dato politico culturale è che questo mondo, che è un vecchio mondo, sta provocando due fenomeni irreversibili. Il primo: una lacerazione nel campo del centrosinistra ormai non rimediabile. Lo scontro Pci-Psi fu altrettanto rovinoso, ma è stato un fatto epico, uno scontro di culture e di personalità. Gente vera. Non quaquaraquà.
Qui c’è solo qualche banca, qualche Cda, la voglia di impadronirsi della sicurezza del Paese.
Il secondo fenomeno è la distruzione della parola riformismo. Anni fa, in quel biennio che definii “rossiccio”, Sergio Cofferati disse che riformismo era una parola malata. Aveva torto. Oggi se ripetesse il concetto avrebbe ragione.
L'ITALIA IN MANO A UN MANIPOLO DI INCOMPETENTI. Quella cosa che chiamano riformismo è un ‘accozzaglia di interventi privi di progetto. Si va dagli 80 euro elettorali, all’inseguimento dei petrolieri, ai pasticci sulle banche, ai numeri falsi sull’occupazione. Il Paese reale non è cresciuto. Il premier non ha idea di cosa sia produrre per stare sul mercato mondiale.
La conseguenza di questa fusione fra Renzi e renziani crea una democrazia malata in cui istituzioni e legge elettorale sono cambiare “come càpita, càpita”, in cui votare o non votare è indifferente, in cui se si associano gli imprenditori va bene, ma se i lavoratori stanno in un sindacato sono gufi, in cui i “corpi intermedi” sono l’obiettivo da distruggere.
Non è il fascismo. È che l'Italia è finito nelle mani di un manipolo di incompetenti facinorosi.

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