Referendum trivelle, aperti i seggi
FACCIAMOCI SENTIRE 18 Aprile Apr 2016 1103 18 aprile 2016

Il referendum sulle trivelle? Emblema di un'Italia allo sbando

Politici opportunisti e cittadini disinteressati: è la triste fotografia del nostro Paese.

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Adesso che anche il referendum sulle trivelle ce lo siamo tolti di torno, su cosa potranno litigare gli italiani?
Tranquilli: ancora qualche settimana e la campagna elettorale per le Amministrative entrerà nel vivo, per cui non mancherà sicuramente il motivo del contendere.
Tutti avranno dimenticato le trivelle, gli scandali che lo hanno preceduto, le raccomandazioni di voto e ci si potrà accapigliare per sindaci e assessori.
Tra l’altro il campionato di calcio sta volgendo al termine, per cui ci saranno molte energie disponibili.
IL BISOGNO GENETICO DI TIFARE. Alcuni anni fa sembrava che fosse la specifica personalità del Cavaliere a far sì che i due principali partiti (virtuali) fossero i berlusconiani e gli anti-berlusconiani. E invece ci sbagliavamo.
Gli italiani hanno il bisogno genetico di tifare pro o contro qualcuno, poco importano le caratteristiche di chi sia al potere “pro tempore”. Anche un referendum che avrebbe potuto stimolare una seria riflessione sulla strategia energetica nel nostro Paese è stato trasformato in un tentativo di legittimazione/delegittimazione, a seconda della propria squadra di appartenenza, della leadership al potere.
E anche se il quorum non è stato raggiunto, in quanto solo il 31,2% degli aventi diritto si è recato a votare, dai commenti degli interessati non si capisce chi abbia vinto e chi abbia perso.
UN'OCCASIONE DI VISIBILITÀ. Poco importa: per molti politici e non solo, il referendum è stata una occasione di visibilità, un tentativo di rivincita o di soddisfazione della propria ambizione personale senza che a nessuno sia balenato per il cervello quale fosse il reale interesse per il nostro Paese e per il futuro delle nostre giovani generazioni su un tema così importante.
Se mi si passa il paradosso, in proporzione c’erano più visitatori all’inaugurazione del nuovo centro commerciale ad Arese che persone che siano andate a votare avendo a cuore le sorti del nostro Paese. Un’affluenza del 31,2% per un referendum, che per il tema che trattava non doveva assolutamente essere politico ma che molti hanno avuto interesse a fare diventare tale, è veramente bassa ed è il risultato di una disinformazione di cui tutti i media sono più o meno responsabili e di una disaffezione e una sfiducia per la politica che sta ormai raggiungendo livelli preoccupanti.
300 MILIONI BUTTATI. Quindi meglio andare alla inaugurazione del nuovo outlet facendo 12 chilometri di coda piuttosto che cercare di capire l’importanza di un tema giudicato forse troppo complicato per potere essere di interesse. Nel frattempo, 300 milioni di euro sono stati spesi (io credo sia più giusto dire buttati).
In un Paese dove non ci sono soldi per gli ospedali, per le scuole, per un sistema infrastrutturale che possa migliorare la mobilità dei cittadini, si trova comunque il modo di spendere tanti soldi per qualcosa rivelatosi così inutile.
Questo non aumenta certamente la credibilità o la fiducia nella nostra classe politica. E naturalmente oltre il danno c’è anche la beffa. Perché l’unico responsabile “certificato” di tale situazione è sempre, secondo chi ci guida, chi non è andato a votare.

In passato, la scarsa affluenza al voto ha fatto comodo a tanti

Il governatore della Puglia Michele Emiliano e il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Trovo abbastanza originale che lo dicano gli stessi politici che, proprio grazie all’astensione e quindi con una scarsissima affluenza alle urne al primo turno o ancora meglio al ballottaggio, sono diventati sindaci con pochi voti.
Con quale credibilità possono oggi pontificare non assumendosi nessuna responsabilità al riguardo?
Trovo ridicolo che il grande dibattito politico sia legato al tweet di Carbone, membro della segreteria nazionale del Partito democratico che a urne aperte ha scritto: «Prima dicevano quorum, ora importante partecipare #ciaone».
UN PANORAMA TRAGICO. È certamente un comportamento da condannare senza se e senza ma, ma che vale comunque niente nell’economia complessiva di quanto è successo.
Come è da stigmatizzare il comportamento, secondo quanto riportato da alcuni giornali, di coloro che hanno lasciato il proprio suv acceso di fronte alla scuola dopo aver dichiarato che avrebbero votato per il si.
Fate attenzione: da un lato va ricordato che la mamma dei cretini è sempre incinta; dall’altro, cosa terribilmente più seria, tutto ciò contribuirà a disinformare ancora di più, esasperando il particolare o il dettaglio irrilevante rispetto ai grandi temi a cui l’era moderna deve far fronte.
Ci sarebbe da sorridere se non fosse tutto così tragico.
IL GRANDE SHOW ITALICO. Non ci si può scandalizzare se poi “la gente” preferisce fare 12 chilometri di fila per andare a mangiare il pollo fritto al nuovo outlet di Arese, se il problema di cui si discute più delle trivelle è la partecipazione di Simona Ventura all’Isola dei Famosi e se trasmissioni come Ciao Darwin siano tra le più seguite in assoluto.
Tutto assolutamente legittimo ma sia chiaro che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, contribuisce a questo grande show italico.
Va riconosciuta a moltissimi media la grande capacità di farci lamentare di ciò che essi stessi aiutano a creare. E guai a contraddirli.
Avranno sempre una ragione, a partire dal sacrosanto diritto alla libertà di stampa (diritto inalienabile ma che, a mio modesto avviso, potrebbe comunque essere meglio utilizzato), per legittimare quello che stanno facendo.
LA NORMALITÀ È UN MIRAGGIO. Difficile riportare alla normalità un Paese del genere.
A me piacerebbe vivere in un Paese dove ci sia una maggioranza che governi e una opposizione che controlli, e sapere che andando alle elezioni chi perde va a casa con l’impegno a rinnovare la propria classe dirigente per cercare di vincere le elezioni successive.
Da noi purtroppo tutti vincono e tutti perdono, ma restano sempre indistintamente a galla. Predicano bene e razzolano male.
Compresi intellettuali, artisti, sportivi e altra gente che vorrebbe salvare il mondo con i propri appelli e poi scopri negli elenchi dei Panama Papers. Ma così è e the show must go on.

Twitter @FrancoMoscetti

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