Trivelle: M5s,governo affossa referendum
SCHEDA 18 Aprile Apr 2016 1227 18 aprile 2016

Referendum trivelle, cosa succede dopo il fallimento

Flop referendum: salve 44 concessioni. Che forniscono il 3% del gas e l'1% del petrolio italiano. Ecco cosa succede ora.

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Novanta piattaforme e 484 pozzi salvi. In attività senza limiti di tempo fino all'esaurimento dei giacimenti. Il mancato raggiungimento del quorum nel referendum sulle trivelle del 17 aprile ha lasciato la situazione invariata rispetto alla modifica al testo sull'ambiente del 2006 introdotta con la legge di Stabilità del 2015. Ecco cosa succede ora.

1. Autorizzazioni fino a esaurimento

Il referendum mirava alla chiusura delle piattaforme presenti entro le 12 miglia marine dalla costa rispettando la durata delle concessioni attuali.
FINO A ESAURIMENTO DEI GIACIMENTI. Il suo fallimento comporta la possibilità, da parte dei concessionari, di portare avanti le attività di estrazione ed esplorazione fino al naturale esaurimento del giacimento.
Prima le autorizzazioni duravano 30 anni ed erano prorogabili più volte (la prima volta per 10 anni, poi di cinque in cinque).

2. Novanta piattaforme in sette regioni

Sono 90 le piattaforme interessate dal referendum, divise in sette regioni: sei concessioni riguardando il Veneto, 20 l'Emilia Romagna, cinque le Marche, tre l'Abruzzo, una il Molise, cinque la Calabria e quattro la Sicilia.
NO A NUOVE TRIVELLAZIONI. La legge impedisce nuove trivellazioni nelle aree protette ed entro il limite delle 15 miglia marine, quindi nessuna nuova piattaforma vedrà la nascita a causa del fallimento del referendum.

3. Eni la regina delle concessioni

A trarre beneficio dall'esito della consultazione sono Eni (che ha 30 concessioni nelle aree interessate), Edison (cinque), Adriatica (cinque), Ionica gas (quattro).
TRENTANOVE GAS, QUATTRO PETROLIO, UNA GAS E PETROLIO. Trentanove riguardano l'estrazione di gas, quattro quella di petrolio, una quella di petrolio e gas.

4. Salvo il 3% del gas e l'1% del petrolio italiano

Dalle piattaforme che avrebbero chiuso in caso di successo del referendum deriva il 3% del gas utilizzato in Italia (1,9 miliardi di metri cubi) e l'1% del petrolio (0,5 milioni di tonnellate).
L'ITALIA DIPENDE DALL'ESTERO. L'Italia dipende dall'estero per l'88,4% del gas e il 90,3% del petrolio, la produzione nazionale totale (complessiva delle estrazioni che avvengono in luoghi non interessati al referendum) ammonta al 14,6% del gas utilizzato e al 10,7% del petrolio.

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