Eurobonds 160418210254
EUROPA 18 Aprile Apr 2016 2059 18 aprile 2016

Rifugiati, la Germania si oppone agli eurobond

Accoglienza positiva a Bruxelles per il Migration compact messo a punto dall'Italia. Ma Berlino dice no ai titoli di debito comuni per finanziare le spese.

  • ...

L'Unione europea apre al Migration compact italiano, ma Berlino boccia gli eurobond.

L'Unione europa ha accolto con favore, almeno in via ufficiosa, il Migration compact messo a punto dall'Italia.
Ma la Germania si oppone e boccia la proposta più innovativa del piano, finanziare con l'emissione di eurobond gli accordi con i Paesi terzi per frenare il flusso di profughi, migranti e richiedenti asilo.
«Il governo tedesco non vede alcuna base per l’emissione di titoli di debito comuni per finanziare le spese degli Stati membri sulle politiche migratorie», ha tagliato corto il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert.
LA CONTROPROPOSTA: UNA TASSA SULLA BENZINA. Da Bruxelles fonti europee hanno riferito che la Germania punterebbe a una tassa speciale sulla benzina, di cui il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, avrebbe già discusso con il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker.
Il portavoce dell'esecutivo europeo, Margaritis Schinas, non si è sbilanciato: «La Commissione europea ha sempre sostenuto che occorre essere creativi, abbiamo preso buona nota della proposta italiana, ma sono state formulate anche altre proposte. Non posso dare, in questa fase, una posizione della Commissione europea».
RENZI: «L'UE DEVE FARSI CARICO DEL TEMA». Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha replicato al portavoce del governo tedesco, osservando che «l'Unione europea deve farsi carico del tema. Noi abbiamo proposto gli eurobond. Bene Juncker, se la Merkel e i tedeschi hanno soluzioni diverse ce le dicano, non siamo affezionati ad una soluzione in particolare. Ma sia chiaro che il problema lo deve risolvere l'Unione europea tutta insieme».
Da Schinas sono arrivati per la verità anche apprezzamenti più espliciti: «Il presidente Juncker è molto contento che l'approccio europeo trovi forte sostegno» da parte dell'Italia e del suo premier, ha detto il portavoce della Commissione. Aggiungendo che «lavoreremo a stretto contatto con il premier Renzi per continuare a spingere e avere sempre più Europa».
GENTILONI: «IL NAUFRAGIO DEI SOMALI È MOTIVO IN PIÙ». La Commissione, ha ricordato Schinas, è convinta che «solo un approccio europeo più forte, che copra sia la dimensione interna sia quella esterna delle politiche dell'Unione, ci possa aiutare a gestire i flussi dei migranti in modo ordinato, in uno spirito di accresciuta solidarietà e capace di ripristinare un sistema Schengen pienamente funzionante». La Germania, però, la vede diversamente, almeno per quanto rigurda la questione cruciale delle risorse economiche da mettere sul piatto.
Il pressing italiano è stato portato avanti anche dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, al vertice dei ministri degli Esteri dell'Unione europea che si è tenuto a Lussemburgo. Gentiloni ha illustrato il piano ai colleghi europei nel giorno in cui, esattamente un anno fa, il naufragio con oltre 800 morti al largo delle coste libiche fece scattare la reazione europea. Il titolare della Farnesina ha osservato che la nuova strage del Mediterraneo, con centinaia di dispersi al largo dell'Egitto, «è un motivo in più per discutere il Migration compact preparato dall'Italia».
MOGHERINI: «CONTRIBUTO POLITICO POSITIVO». L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, ha definito il piano italiano «un positivo contributo politico», finalizzato ad «aumentare l'impegno combinato di istituzioni e Stati membri». Ma ha sottolineato anche che «molti elementi del Migration compact supportano lavori e attività che già facciamo». Mogherini ha ricordato la creazione del Trust Fund per l'Africa, attraverso il quale sono già stati allocati «700 milioni di euro per progetti concreti mirati a sostenere non solo le autorità nazionali, ma anche iniziative locali». Il dialogo europeo con Mali, Ghana, Costa d'Avorio, Etiopia, Niger e Sudan è «già in corso», e l'Unione è intenzionata anche «a rafforzare i legami» con i Paesi del Sahel.
Su come però tutto ciò debba avvenire, e soprattutto su come vada finanziata la gestione dell'immigrazione, gli Stati membri sono ancora lontani dall'aver trovato una risposta e una voce comuni.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso