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EMERGENZA 19 Aprile Apr 2016 1748 19 aprile 2016

Migranti, lungo le mille e una rotta dei trafficanti

Dai Balcani all'Africa. O in fuga dall'Egitto sulle navi vascello. Ma anche da Algeria e Tunisia. Perché colpire scafisti ed erigere muri non fermerà i migranti.

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I dati sul temuto naufragio dell'ultima nave fantasma nel Mediterraneo sono incerti.
Ma quelli sulla rotta egiziana no: è il ministero dell'Interno italiano a rilevare ufficialmente che dal 2016 gli sbarchi dalle carrette salpate dall'Egitto sono 10 volte tanti quelli del primo quadrimestre del 2015: da 208 migranti a oltre 1900.
ROTTE ALTERNATIVE. Non è una novità che i trafficanti operino anche dal porto di Alessandria: verso la Calabria e la Sicilia orientale ci fu un'impennata di arrivi anche nel 2011, con l'esplosione della Primavera araba. Una tratta secondaria ma attiva, prima e dopo di allora.
Altre vie alternative alla principale, da Zuara in Libia verso Lampedusa, sono quella tunisina verso Malta e Pantelleria e quella dalle coste algerine di Annaba verso la Sardegna, dove ancora nello scorso gennaio sono stati soccorsi decine di migranti.
FLUSSI FLESSIBILI. Semmai il ritorno d'appeal - nonostante la lunghezza e il costo maggiori - di questi percorsi meno battuti è la prova provata che le sole politiche di deterrenza sono inefficaci.
Distrutti i pescherecci libici venduti ai trafficanti e chiusi i varchi dalla Turchia verso i Balcani, i flussi si spostano verso l'Egitto e altri molti punti di partenza: la domanda non manca e i trafficanti si ingegnano rapidamente per altre soluzioni.
Tanto siriani, afghani, eritrei, somali e migliaia di migranti di altre nazionalità sono disposti a correre qualsiasi pericolo pur di avere una speranza per il loro futuro.

Dai Balcani al Nord Africa: in 500 mila in attesa solo in Libia

In principio dall'Africa si partiva dal Marocco, verso la Spagna. Con Frontex a Gibilterra si sono spostati in Libia verso il Canale di Sicilia (diventato il tragitto più breve dal Nord Africa). Presto verranno Algeria, Egitto, Tunisia.
La flessibilità vale anche per le rotte asiatiche: chiusi i passaggi dalla Bulgaria e dalla Turchia verso i Balcani, i profughi dirotteranno verso l'Albania e il mar Adriatico, e anche qui gli scafisti degli yacht con i migranti stipati sotto coperta si sono già organizzati.
L'Italia è indicata come il prossimo hub dell'Ue: una 'punto di stoccaggio' di migranti come la Grecia, con la frontiera del Brennero bloccata e le coste esposte agli sbarchi.
ONDATA DALLA LIBIA. Solo dalla Libia, l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) prevede nel 2016 il doppio degli arrivi del 2015: già il 42,5% in più dello scorso anno e altri 100 mila migranti sarebbero pronti a partire; in due giorni, alla fine di marzo, la guardia costiera italiana ne ha salvati quasi 1.500.
Per l'Alto commissario Ue alla Politica estera Federica Mogherini, l'allarme dalla Libia interesserebbe addirittura mezzo milione di migranti. E anche secondo il generale Paolo Serra, consigliere militare dell'Onu sulla Libia, quest'anno gli sbarchi potrebbero raddoppiare a oltre 250 mila:
ESTATE D'EMERGENZA. Lo si è visto già all'arrivo della primavera, con la bella stagione tornerà l'emergenza.
L'opinione pubblica viene tranquillizzata citando gli accordi che l'Ue sta stringendo in Libia - anche per il contrasto ai trafficanti di migranti - con il nuovo governo di unità nazionale, la missione Ue antiscafisti nel Mediterraneo (Sophia) a guida italiana poi proseguirà.
Misure che, anziché fermare i flussi, li spostano verso percorsi ancora più rischiosi.

Boom di partenze dalla rotta egiziana di Alessandria

Il 6 aprile, due settimane prima dell'Sos sul misterioso carico di 400 migranti dispersi nel Mare nostrum, si dice partiti dall'Egitto, la guardia costiera italiana ne ha intercettati e salvati 314 (151 uomini, 51 donne e 107 bambini) da uno dei barconi partiti da Alessandria.
Siriani, somali, eritrei, anche palestinesi, si erano imbarcati in Egitto per sfuggire ai controlli delle polizie libica e turca. Anche a Bruxelles sono da settimane consapevoli della mutazione in corso di rotte: «Una problematica crescente», hanno dichiarato fonti riservate dell'Ue alla Reuters, e difficile da risolvere perché nel regime di al Sisi i controlli sono «stringenti», ma, come in Turchia, i boss delle mafie locali dispongono di vere e proprie flotte e mezzi capaci di far chiudere alle autorità del posto più di un occhio.
LA FILIERA EGIZIANA. La filiera è articolata: i migranti dal Corno d'Africa e dal Sinai vengono trasferiti con i camion lungo la costa e parcheggiati in luoghi nascosti, dai quali vengono poi fatti imbarcati su cosidette grandi «navi madri», sulla costa oppure poco più al largo, attraverso imbarcazioni più piccole trainate dall'ammiraglia.
Lasciate le acque egiziane, i migranti vengono fatti risalire sulle carrette vascello (spesso piccole imbarcazioni di pescatori) al rimorchio e abbandonati alla deriva verso l'Italia, mentre la nave madre rientra al sicuro con scalifisti e luogotenenti ad Alessandria.
TRATTARE CON AL SISI? Per bloccare un traffico simile dall'Egitto occorre concordare un piano col governo al Sisi ma l'Ue nicchia. Come in Turchia, dove dal porto di Mersin partivano barconi da 600 posti mandati all'arrembaggio nelle acque Ue con il pilota automatico e i trasponder spenti per non essere identificati, i rischi per i passeggeri sono altissimi: pagano fino a 4 mila euro a viaggio per finire in balia a derive e collisioni.
Sui pescherecci vascello dall'Egitto è poi anche difficile venire soccorsi in simultanea, quello che avverrà anche quando inizieranno a partire troppe piccole imbarcazioni dalle coste tunisine e algerine: i migranti tentano di controllare la rotta verso la Sardegna con i Gps ma incidenti e avarie sono all'ordine del giorno.

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