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INCHIESTA 19 Aprile Apr 2016 0800 19 aprile 2016

Petrolio, misteri e strani ritardi della procura di Potenza

L'affaire Guidi ha travolto la Basilicata. Ma per la Bicamerale sui rifiuti dal 2009 al 2013 era tutto ok. Conflitti d'interessi e miopia: le ombre sulle toghe lucane.

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Il centro Eni di Viggiano (Potenza).

C'è un giudice a Potenza?
Viene da domandarselo notando come l'ultima inchiesta sul centro Oli di Viggiano, che ha portato alle dimissioni dell'ex ministro Federica Guidi, sia esplosa solo adesso, dopo che da anni il segretario dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti denunciava i reati ambientali nella zona.
E soprattutto dopo che la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nel corso della passata legislatura aveva scandagliato a fondo il contesto della Basilicata, avvalendosi di consulenti come gli stessi magistrati della procura di Potenza, il Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri e persino il prefetto della città.
ANDAVA TUTTO COSÌ BENE... Proprio così: prima delle intercettazioni a strascico, le indagini per traffico di influenze, disastro ambientale e abuso d'ufficio, con il coinvolgimento di alcuni tecnici dell'Eni, del compagno dell'ex ministro Gianluca Gemelli e persino dell'ammiraglio Giuseppe De Giorgi nel filone siciliano, in Basilicata andava tutto benissimo.
A confermarlo sono appunto le carte della Commissione bicamerale che per quattro anni (dal 2009 al 2013) ha lavorato sull'area petrolifera della «Val d’Agri» e sulle presunte ipotesi di reato che venivano portate avanti anche dalle associazioni ambientaliste.
LUNGO LAVORO DI ESPERTI. Ma la conferma è arrivata pure dalla senatrice Magda Negri, che di quella commissione era relatrice.
In una intervista del 3 aprile 2016, divulgata daBolognetti nel corso di una conferenza stampa tenuta a Potenza lunedì 18 aprile, l'esponente del Partito democratico ha spiegato: «Sono molto stupita per questa inchiesta in Basilicata sugli scarti e i reflui pericolosi dell'Eni, della Total che deve ancora incominciare a operare. Dico questo perché quando nella XVI legislatura io sono stata membro della Commissione bicamerale per l'indagine della criminalità collegata alla raccolta dei rifiuti, mi sono occupata personalmente, e ho firmato un lungo lavoro durato più di tre anni, della Basilicata. Con grandi tecnici sono stata assieme ad altri in Basilicata e abbiamo sentito proprio tutti: gli amministratori, i carabinieri del Noe, tutti i magistrati».

Qualcosa è cambiato con l'arrivo del procuratore capo Luigi Gay

Il procuratore della Repubblica di Potenza, Luigi Gay.

In sostanza tutto scorreva liscio, soprattutto nei corridoi della procura.
Ma dopo deve essere cambiato qualcosa.
Di certo c'è che nel 2014 è arrivato un nuovo procuratore capo, quel Luigi Gay che coordina le indagini e che ha ascoltato anche il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
Prima invece nella procura potentina era sorto qualche problema.
COLELLA NEL MIRINO. Tra i sostituti procuratori di allora compariva anche Salvatore Colella, già coinvolto nel'inchiesta sulle toghe lucane di Luigi De Magistris, per cui fu trasferito da Matera a Potenza.
Ebbene, nonostante le inchieste degli anni precedenti e il trasferimento, il 15 settembre del 2011 proprio Colella fu scelto dall'allora presidente della Commissione Gaetano Pecorella come consulente.
E nel 2013 furono sempre i Radicali a chiedere delucidazioni di nuovo sul procuratore che era appena stato ri-trasferito a Matera, evidenziando potenziali conflitti di interesse.
LA MOGLIE VICINA A ENI. Sì, perché Colella è a quanto pare il marito di Marisa Clemente, l'avvocato che nel 2012 difese la Semataf di Giovanni Castellano coinvolto in un'inchiesta nella quale la Dda ipotizzava un illecito smaltimento di rifiuti in una delle prime inchieste sullo smaltimento in Basilicata. Castellano da queste parti significa anche Semataf, un'azienda che ha trattato e smaltito rifiuti provenienti dalle attività di estrazione idrocarburi
Lo stesso Castellano, come risulta da una denuncia presentata dal segretario di Radicali Lucani, ha affittato all'Arpab lo stabile dove per molti anni l'agenzia ha avuto sede in quel di Matera, quella stessa agenzia che in teoria dovrebbe controllare i presunti casi di inquinamento in Basilicata: la Semataf fino al 2013 vantava commesse proprio con l'Eni, poi sospese per le indagini.
DENUNCE SOLO DAI RADICALI. Semplici coincidenze? Di certo c'è che agli atti della Bicamerale anche un altro procuratore, Celestina Gravina di Matera, confermò sempre ascoltata dalla Negri il 28 febbraio che le notizie di reato arrivavano “solo” dal partito Radicale.
Anche per questo motivo Bolognetti ha presentato un esposto denuncia alla Direzione distrettuale anti-mafia di Potenza e al procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. «Se è pur vero che alcuni inquirenti non hanno fornito adeguati spunti alla Commissione» ha spiegato «è altrettanto vero che la senatrice Negri non ha tenuto in nessuna considerazione gli spunti forniti dal sottoscritto e la Commissione stessa non ha onorato il suo ruolo inquirente. Ma si sa, spesso le commissioni d'inchiesta più che portare a galla la verità, la seppelliscono sotto un mare di carte. L'affaire Moro docet».

Twitter @ARoldering

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