Naufragio 160418151241
BASSA MAREA 20 Aprile Apr 2016 1147 20 aprile 2016

Basta inutile retorica sui migranti, serve realismo

Tra posizione ottuse ed eccesso di generosità siamo ancora lontani dalla soluzione.

  • ...

Un momento del tragico salvataggio dei migranti al largo di Lampedusa: 108 persone sono state portate in salvo dalla nave Aquarius dell'associazione Sos Mediterranee.

Quanti immigrati può accogliere l’Italia? Quanti ne dovremo accogliere? Quanti ne dovremmo accogliere? E l’Europa?
Dopo troppo tempo di ottuse chiusure («se ne stiano a casa loro» è stato uno slogan usato anche da uomini politici, della Lega in particolare) e di romantico buonismo in base al quale le porte del nostro Paese (e dell’Europa) dovevano essere e restare spalancate - ma senza un minimo di analisi sulle dimensioni oggi del problema e sull’esplosione demografica dell’Africa sub sahariana e del Maghreb - si incomincia anche da noi a ragionare. Si tratta degli immigrati per motivi economici, non i rifugiati, che se riconosciuti tali sono altra cosa.
LA GENEROSITÀ NON BASTA. Le porte non possono essere né chiuse, sarebbe assurdo disumano e impossibile alla fine, né spalancate. Risultano assurde quindi sia la posizione ufficiale dell’Austria, che pone ora un massimo di 3.200 accoglienze all’anno, sia quelle di chi, in particolare in Italia, ha a lungo propugnato, e continua a farlo, la politica (o non politica) della “porta aperta”, sulla più che comprensibile e giustificata spinta emotiva delle tragedie in mare aperto.
Nelle situazioni drammatiche non basta la generosità. Per evitare le tragedie in mare non è sufficiente allargare evangelicamente le braccia e proclamare accoglienza totale.
Così, ci saranno più “barconi” e più tragedie e più guadagni per i mercanti di carne umana. Occorre scoraggiarne veramente l’arrivo. E nulla può farlo come annunciare che chi arriverà in barcone verrà rifocillato e riportato al punto di partenza. Cosa peraltro più facile a dirsi che a farsi, ma non impossibile se programmata bene.
SERVE RAZIONALIZZARE E CONTROLLARE GLI ARRIVI. Occorre che ci sia qualcosa, al punto di partenza, per accogliere questa gente, dopo accordi con i Paesi del Nordafrica, pagato naturalmente dall’Europa. Occorrono anche altri canali, di cui l’Italia e l’Europa devono farsi carico, per arrivi più ordinati: nostre navi che regolarmente portino chi ha superato una prima selezione, è stato identificato, e risponde a certe caratteristiche, anche sanitarie. O dobbiamo farci carico di chiunque riesca, pagando cifre per lui enormi, a toccare la sponda Nord del Mediterraneo? Sì, dicono certamente molti in Italia.
Aspettiamo ancora un paio d’anni, e vedremo in quanti saranno rimasti a sostenerlo. Certo, continueranno a farlo quanti dicono che tutte le colpe sono le nostre, del capitalismo, degli eurocrati, della finanza globale, dell’egoismo dei ricchi. Ne hanno di colpe, cioè ne abbiamo, eccome. Difficilmente le abbiano tutte.

Il Migration Compact è sulla strada giusta

Un rifugiato con il figlio in braccio.

Per incominciare, l’Europa, sommando quanto fanno i singoli Stati membri con quello che fa la Commissione con il suo bilancio, è di gran lunga il primo donatore al mondo per aiuti allo sviluppo: circa 85 miliardi di dollari l’anno dicono le ultime cifre disponibili, contro i circa 31 del secondo donatore, gli Stati Uniti.
Il cosiddetto Migration Compact presentato da Matteo Renzi ai partner europei (sottotitolo, Contributo a una strategia Ue per un’azione esterna sul fenomeno migratorio) sembra un passo nella giusta direzione, non tanto per proposte concrete, tutte da discutere ed alcune, come una profonda ed estesa collaborazione anche finanziaria con molti governi africani, di difficile attuazione (e ad ampio potenziale di corruzione), quanto per il tentativo di alzare il tiro rispetto a come il grave problema è stato trattato finora, in Europa e in Italia.
LO SCARICABARILE EUROPEO. Nel Vecchio continente più che la collaborazione ha dominato fino a poco tempo fa lo scarico di responsabilità, lasciando che fosse la geografia a determinare, a Est e a Sud, a chi andava il carico.
Poi sul disastro greco-turco, si è intervenuti con 6 miliardi di euro e un’intesa, complessa e controversa, che mira comunque a togliere spazio ai mercanti di carne umana rendendo penalizzante, per gli immigrati, l’arrivo in Grecia in barcone. Si tratta peraltro soprattutto di profughi siriani.
ITALIA SENZA UNA LINEA. L’Italia si è mossa finora con notevole generosità, ma senza una linea, di fatto nella speranza che il fenomeno si attutisca, cosa incoraggiata dal calo di quasi il 10% degli arrivi nel 2015 rispetto all’anno record precedente. Ma se va avanti così, il 2016 sarà il nuovo record, sulle nostre coste.
Nessuno di chi arriva scappa da posti raccomandabili. Che dobbiamo fare, accogliere tutti? E se sì, quanti?
Nel Migration Compact alcuni concetti incominciano ad affiorare, solo due o tre anni fa impronunciabili senza beccarsi l’accusa di razzista e magari fascista. Identificazione prima dell’imbarco. Quote di ingresso per i lavoratori. Un processo pre-partenza, incluso un minimo di addestramento al lavoro. Il che fa presupporre la fine dell’era dei barconi, come obiettivo. Anche se non viene detto, trattandosi per non pochi di dinamite politica.

Sull'esodo serve meno retorica e più informazione

Un bambino cammina in mezzo al filo spinato vicino al villaggio di Idomeni, in Grecia. Migliaia di migranti sono bloccati sul confine greco-macedone in attesa di proseguire il loro viaggio sulla rotta balcanica.

Forse ricordare come funzionava a suo tempo la nostra emigrazione, citata come obbligo di solidarietà perché un Paese di vecchi emigranti non può ignorare gli immigrati di oggi – e non li ignoriamo -, potrebbe essere d’aiuto.
I MIGRANTI ITALIANI? ERANO REGOLARIZZATI. Alla base della nostra emigrazione di 120 anni fa c’erano accordi bilaterali, con gli Stati Uniti per esempio, o l’Argentina, e vari altri Paesi.
Definivano i flussi annuali. E il grosso erano emigranti regolari. Sottoposti a visita medica all’arrivo. Non tutti accettati, ahimè. Andavano in Stati a bassa densità di popolazione. E bisognosi di braccia. I nostri, e l’Italia in particolare, sono a bassa natalità e hanno ugualmente bisogno di braccia, anche se abbiamo una forte densità di popolazione.
Tutto questo sembra dimenticato e anche varie istituzioni hanno fatto, sull’essere stati noi ancora a memoria d’uomo una nazione di emigranti, più retorica che informazione. Fino al punto di esporre in civici musei del Nord un barcone (fatto arrivare dalla Sicilia a spese del contribuente) per creare un parallelo tra allora e oggi. Che c’è, eccome, ed è la disperazione. Ma altre cose sono diverse.
I BARCONI NON POSSONO ARRIVARE ALL'INFINITO. Di quanti immigrati abbiamo bisogno? Quanti, con grande generosità, possiamo accoglierne, in Italia e in Europa? E come? Sembra difficile sostenere che i barconi possano continuare ad arrivare all’infinito.
La porta non può essere né chiusa, né spalancata. Se l’Italia non definisce presto una politica ragionevole, generosa ma non irrealistica come quella attuale, l’ondata demografica ai nostri confini meridionali ci obbligherà a farlo in un clima di emergenza. Il problema è europeo, certo. Ma nel Mediterraneo ci siamo noi. Comunque, anche se in vari punti verrà stroncato, in altri risulterà irrealistico, in altri cambiato, è difficile che il Migration Compact, presentato come documento di lavoro e di discussione, rimanga lettera morta.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso