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ANALISI 20 Aprile Apr 2016 1738 20 aprile 2016

Milano, lo scontro interno al Movimento 5 stelle

Nel rap per Corrado mancano i consiglieri regionali. E non è un caso. Si accende la faida tra talebani e Di Maio. Mentre Roma ormai considera la città persa.

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Il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Gianluca Corrado e l'ex candidata Patrizia Bedori.

Il Movimento 5 stelle è «un grande, grandissimo movimento, è la grande arca di Noè, l'arca dei grandi disadattati», diceva l'ologramma di Beppe Grillo dalla festa pentastellata di Imola del 2015.
Guardando il video rap realizzato per la campagna elettorale milanese di Gianluca Corrado, però, viene da chiedersi, citando Grillo: dove sono finiti i tre leocorni?
Già perché a cantare le strofe di Simone Abbruzzi, grillino pasionario di Cormano e compagno dell'europarlamentare Eleonora Evi, c'è l'intero stato maggiore lombardo.
CHE FINE HANNO FATTO I CONSIGLIERI REGIONALI? Il candidato sindaco Corrado e l'ex candidata sindaco Patrizia Bedori, oggi capolista. Ci sono Mattia Calise e i deputati Vincenzo Caso, Paola Carinelli, Daniele Pesco e Manlio Di Stefano. Ci sono anche gli europarlamentari milanesi: Evi (e non poteva mancare) e Marco Valli.
Mentre l'uomo con la maschera altri non è che Denis Ferro, ex candidato alle Regionali 2013 e molto vicino alla deputata romana Paola Taverna.
Insomma, a cantare con e per Corrado ci sono tutti gli eletti di città e provincia. O, almeno, quasi.
Che fine hanno fatto i consiglieri regionali eletti all'ombra della Madunina?



Silvana Carcano, che sentita da Lettera43.it a riguardo non ha risposto, Eugenio Casalino (nessuna parentela con il gieffino dello staff comunicazione) e Stefano Buffagni - inviso tra l'altro a Carinelli - non si vedono.
E l'assenza è così rumorosa che non può essere casuale.
Il fatto è che tra i portavoce del Pirellone e la cosiddetta Base l'idillio è finito un bel po' di tempo fa.
RAPPRESENTANTI E NON PORTAVOCE. Chi conosce bene il M5s milanese conferma che «i consiglieri regionali fanno di testa loro: si muovono da rappresentanti e non da portavoce».
Un esempio? Hanno regolarmente 'snobbato' le riconferme, cioè quel meccanismo tutto pentastellato secondo cui gli eletti devono rimettere ogni sei mesi il mandato nelle mani degli elettori per essere confermati.
Un unicum, visto che Calise e i consiglieri di zona, per esempio, le hanno sempre effettuate.
Nel marzo 2015 sul MeetUp regionale venne addirittura lanciata una mozione di sfiducia nei confronti dell'intero gruppo.
QUELL'APPOGGIO ALLA LEGA. La goccia che fece traboccare il vaso fu l'appoggio del M5s alla richiesta della Lega sul referendum per ottenere in Lombardia maggiori autonomie, una sorta di statuto speciale.
«I consiglieri regionali fanno solo propaganda insieme alla Lega», si legge nelle conversazioni del MeetUp, «per me ormai siete fuori dal Movimento. Spero presto ci sia una mozione di sfiducia contro di voi. Siete peggio della Lega! Ci avete consultato per questo referendum? Fuori dal Movimento subito».
I consiglieri sono poi rimasti al loro posto, ma la frattura non si è più rimarginata.

Milano talebana contro il pragmatico Di Maio

Il parlamentare del Movimento 5 stelle Danilo Toninelli.

Insomma, troppa libertà e autonomia e poco rispetto delle regole.
Non proprio un dettaglio, visto che il MeetUp di Milano può essere considerato 'talebano', ortodosso. Per intenderci, quell'area che fa riferimento a Laura Castelli e Roberto Fico. I duri e puri, purché lo voglia lo staff.
Del resto il gruppo milanese è da sempre diretta emanazione della Casaleggio Associati, visto che venne fondato nel 2005 da Maurizio Benzi, prima dipendente e ora socio.
LE PENTASTAR INDIGESTE. Ferro e soci non vedono di buon occhio gli attivisti-groupie, spingono affinché l'eletto sia solo un portavoce e sono per l'abolizione dell'articolo 67 della Costituzione sul vincolo di mandato.
Insomma sono contro le pentastar, a cui preferiscono deputati low profile che fuggono i salotti tivù e fedelissimi alla linea della Casaleggio.
Buffagni è invece vicino ai cosiddetti pragmatici - della serie, un compromesso val bene un governo - rappresentati da Luigi Di Maio e Danilo Toninelli. «Un politico vecchio stampo», sussurra qualcuno, «che nulla ha a che fare con l'animo Cinque stelle originario». Le stesse accuse erano state rivolte a Max Toscano, consigliere di zona 5 che per questo venne sfiduciato insieme con Gio D'Apote.
I MAL DI PANCIA DELLA BASE. Buffagni, nonostante fosse inviso a Calise, la 'fece franca'.
Carcano, dal canto suo, si era timidamente avvicinata a Federico Pizzarotti per prenderne poi subito le distanze. Ora è scesa nel rating pentastellato.
Infine, Casalino era vicino al network Carinelli-Calise, poi una volta arrivato in Regione si è via via isolato.
Corrado, dicono i ben informati, sarebbe di animo pragmatico ma deve ovviamente tenersi buona la Base talebana. Che, del resto, ha contribuito a lanciarlo.
Inevitabile che presso la Base milanese il protagonismo di un Di Maio che si dice pronto a incarnare la leadership del Movimento non vada a genio. Al momento non è attaccato pubblicamente, ma i mal di pancia restano.
FRIZIONI REGIONALI. Le frizioni milanesi e lombarde, basta ricordare la presunta cordata brianzola che impose i suoi candidati alle scorse Politiche, la dicono lunga su quali siano le vere correnti del M5s.
Una ex pentastellata eletta a Roma lo spiega molto chiaramente: «Siamo arrivati in parlamento con tutte le nostre differenze, di estrazione e di preparazione», dice a Lettera43.it. «Nessuno ha fatto nulla per appianarle, le hanno semplicemente ignorate. Ma ora c'è il rischio che riesplodano».
Basta buttare uno sguardo sull'Emilia-Romagna, vera culla del M5s e tradita a suon di espulsioni, dove ormai è in corso una guerra di tutti contro tutti.

Il video della sconfitta

Ma il video rap dei milanesi dice anche qualcos'altro.
E cioè che la battaglia meneghina è data per persa.
SI PUNTA SU APPENDINO E RAGGI. Su Chiara Appendino, sfidante torinese di Piero Fassino ora in leggero svantaggio, i vertici puntano molto. «È un cavallo vincente», si mormora.
Virginia Raggi, in testa ai sondaggi per Roma, ormai si è accreditata presso Davide Casaleggio ed è destinata a diventare una pentastar a tutti gli effetti.
Gianluca Corrado è «ciò che si ha». Sicuramente molto più ben visto che non la talebana Bedori, agguerrita consigliera di Zona.
Il motivo è semplice: chi vuole vincere o ottenere un buon risultato non avrebbe mai dato l'ok a un video amatoriale del genere, sono i commenti.
Soprattutto se lo si confronta con l'inno Cinque stelle di Fedez, decisamente un'altra qualità e sicuramente un altro pubblico.
VIVA LA TRASPARENZA. MA DEGLI ALTRI. Qui tornano i «fanculo ai vostri manager», nonostante Corrado in varie interviste abbia lodato Stefano Parisi in corsa col centrodestra.
C'è un forte appello alla «trasparenza» e ai «programmi condivisi», anche se sui social molti attivisti lamentano l'assenza di trasparenza per esempio nella compilazione delle liste: i primi sono stati scelti e l'ordine dei restanti deciso via sorteggio.
C'è pure l'invettiva contro i «cerchi magici», come se il M5s ne fosse esente.
Insomma, nella «grande arca di Noè, l'arca dei grandi disadattati» immaginata da Grillo, i milanesi sono più «disadattati» di altri.

Twitter @franzic76

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