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DEMOCRATICI 20 Aprile Apr 2016 1915 20 aprile 2016

Referendum costituzionale, anche su questo si spacca il Pd

La minoranza non firma la proposta depositata dalla maggioranza in Cassazione. Renzi: «C'è una parte che si oppone a tutto».

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Più che un partito, ormai sembra una matrioska. Diviso tra maggioranza e minoranza, pronta a dividersi a sua volta.
La sinistra del Pd non ha firmato alla Camera la richiesta di referendum sul disegno di legge Boschi, depositata dalla maggioranza in Corte di Cassazione. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo si sono astenuti. «Ormai non è più una novità, su alcune questioni ci possono essere opinioni diverse, ma nel Pd c'è ormai una parte che fa opposizione su tutto, dobbiamo prenderne atto. La decisione del referendum era stata presa tutti insieme, se qualcuno ha cambiato idea mi spiace ma non conta, perché tutti insieme andremo a chiedere il consenso ai cittadini», ha commentato Matteo Renzi, il premier-segretario, in trasferta a Città del Messico per un incontro con il presidente Enrique Pena Nieto assieme ai manager delle più importanti aziende italiane.
RICHIESTA DEPOSITATA DA ROSATO, LUPI E DELLAI. A proporre la richiesta di consultazione popolare sul ddl Boschi, per la maggioranza, è stato il deputato Pd Matteo Mauri, mentre alla consegna delle firme in Cassazione si sono presentati il capogruppo Ettore Rosato, Maurizio Lupi e Lorenzo Dellai, quasi a dare un quadro plastico delle formazioni che, fra qualche mese, metteranno in campo la campagna per il Sì. Al Palazzaccio sono arrivate 237 firme raccolte in una manciata di ore dai gruppi di maggioranza alla Camera, ma non è arrivata l'adesione alla richiesta della minoranza Pd.
«IL REFERENDUM NON DIVENTI UN PLEBISCITO». Per la sinistra dem è una questione di «galateo istituzionale»: spetta alle opposizioni chiedere il referendum. Se lo fa la maggioranza, invece, «ha il sapore di chi si fa la legge e poi vuole il plebiscito, rischio che noi vogliamo evitare». La minoranza, insomma, vuole che a ottobre si voti sul merito della riforma che abolisce il bicameralismo perfetto, «non sul governo e nemmeno sul Pd».
MA LA MINORANZA SI SPACCA A SUA VOLTA. La scelta di molti esponenti della minoranza alla Camera, però, secondo le ultime indiscrezioni, non dovrebbe essere seguita dai colleghi di corrente al Senato: «Sono valutazioni che non nascono da un ordine di scuderia e non sono affatto legate alla nostra scelta sul referendum, che sarà a favore della legge Boschi che abbiamo votato in Aula», sostengono sempre dalla medesima minoranza.
GOTOR: «IO NON FIRMO». Il bersaniano Miguel Gotor, deputato a Montecitorio, rivendica la sua scelta a viso aperto: «Non firmo la richiesta della maggiornaza perché il referendum è uno strumento che le opposizioni hanno per contrastare una maggioranza parlamentare. L'opposizione ha già raccolto le sue firme, andava evitato questo sovraccarico. Non va bene che la consultazione assuma carattere plebiscitario, ma è inevitabile quando è la maggioranza che chiede un referendum su di sé».
LA PARTITA SULL'ITALICUM. Il dissenso sul referendum si intreccia con il disaccordo che riguarda l'Italicum, la legge elettorale che la minoranza dem continua a chiedere di cambiare: «Ho sottoscritto l'idea del referendum confermativo, ma vorrei che nel Pd si aprisse subito un confronto sull'Italicum», dice non a caso Dario Ginefra, futuro marito dell'azzurra Laura Ravetto. In tutto ciò, il Movimento 5 stelle attacca: «Questo referendum non è una gentile concessione del governo, come vuole fare credere Renzi, ma lo prevede la nostra Costituzione perché non è stata raggiunta in parlamento la maggioranza dei due terzi», precisa, didascalico, Vito Crimi.

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