Aldo Brandirali Consigliere 160419184249
GIRAVOLTE 21 Aprile Apr 2016 1400 21 aprile 2016

Brandirali su Bertinotti e Cl: «Fausto? Come me 30 anni fa»

Era il ''Mao italiano'', il ''papa rosso''. Poi negli Anni 80 abbracciò Comunione e liberazione. E quindi Berlusconi, che lo deluse. Il racconto di Aldo Brandirali a L43.

  • ...

Aldo Brandirali, ex consigliere comunale a Milano.

Dalle battaglie sindacali e politiche ai salotti e ai buffet.
Ora Fausto Bertinotti 'abbraccia', in senso figurato, Comunione e liberazione.
«L'eutanasia del movimento operaio ha disperso la memoria di cosa è stato il dialogo con il mondo cattolico», ha detto l'ex leader di Rifondazione al Corriere, aggiungendo: «In Cl ho ritrovato un popolo. E Julian Carrón ci fa riflettere sulla natura del potere».
ACCUSATO DI TRADIMENTO. Una uscita che lo ha reso bersaglio di sfottò e critiche più o meno aspre. Tra cui quella di «traditore» firmata da Marco Rizzo, segretario del Partito comunista.
Ma c'è anche chi dà un peso diverso all'apertura del 'compagno in cachemire', se non altro perché quella strada l'ha presa svariati decenni fa.
Aldo Brandirali, ex assessore ed ex consigliere comunale a Milano in quota Forza Italia prima e Popolo della libertà poi, veniva dalla sinistra extraparlamentare, prima di avvicinarsi negli Anni 80 alla galassia ciellina.
IL «MAO ITALIANO». Brandirali non era un compagno qualunque.
Veniva definito il «papa rosso», il «Mao italiano».
Segretario nazionale della Federazione giovanile comunista italiana, è stato pure direttore della rivista Servire il popolo. Si racconta che ai cortei i militanti portassero i cartelli con le facce di Mao, Stalin e Brandirali scandendo il suo cognome: «Bran-di-ra-li».
E poi? Poi ha cominciato a essere critico nei confronti dell'ideologia.
CL RISPOSE AI SUOI DUBBI. «La sinistra non faceva i conti con l'uomo reale», dice a Lettera43.it. «Ho cominciato a fare un lavoro di critica sulle questioni dell'umano, su come l'uomo può essere partecipe del processo storico».
Dubbi a cui, ricorda, don Giussani rispose.
Uscire da quel mondo, confessa Brandirali, «fu terribile, visto che equivaleva a essere un traditore».
L'errore della sinistra extraparlamentare, continua, «fu credere al progetto teoretico, scientista e razionale che vedeva lo Stato come produttore di giustizia in grado di dominare la vita degli uomini».

Senza dialogo coi cattolici «non ci sono né speranza né futuro»

Sulla via dell'insurrazione di Brandirali.

Per questo difende la scelta di Bertinotti di abbracciare Cl.
«Nel senso affettuoso del termine, non è entrato in Comunione e liberazione», mette in chiaro Brandirali. «Non ha lasciato l'impianto marxista».
Ma evidentemente, aggiunge, «è stato attratto dal dialogo che era tradizione della sinistra e che si è perduto insieme con l'impianto ideologico».
L'«eutanasia del movimento operaio ha disperso la memoria di cosa è stato il dialogo con il mondo cattolico», afferma Bertinotti.
E Brandiroli non può che essere d'accordo: «Se non si ritrova il dialogo con i cattolici non ci sono né speranza né futuro», insiste. «E si è condannati alla perdita di riferimenti».
AUTOCRITICA DEL POTERE. Dialogo, certo. Ma anche autocritica del potere.
«Papa Francesco l'ha fatta», nota l'ex consigliere, semmai «è la sinistra che manca all'appello».
Per questo il pontefice è diventato un punto di riferimento, anche di una certa politica che lo saluta addirittura come leader.
«Bergoglio viene dall'America latina», spiega Brandirali, «una prospettiva da cui si vedono bene i difetti del capitalismo. Per cui va bene se seguendolo si cercano tracce su come superarlo, ma attenzione a non mescolare i piani».
PARTECIPAZIONE DISTRUTTA. Il problema vero però è un altro. E cioè che «la logica del potere ha distrutto la partecipazione».
Per questo Brandirali punta il dito contro un modo di fare politica che «ci fa ingoiare i sistemi imposti dai vertici, i quali hanno perso ogni rapporto con la Base».
Ma il potere, è il ragionamento, distrugge la politica, vivacchia ma poi «finisce per suicidarsi. Da qui nascono le aberrazioni del Movimento 5 stelle».
Invertire la tendenza suona però come un'utopia. «Non è che dobbiamo provare a cambiare», sottolinea, «dobbiamo riuscirci».
In un mix di pensiero cattolico e socialismo, non si capisce bene come Brandirali sia poi approdato alla corte berlusconiana.
«DELUSO DA BERLUSCONI». «Per realismo della politica», spiega lui senza esitazioni. «In realtà cercavo solo la libertà di essere cattolico e sono rimasto deluso».
No, non tanto dagli scandali e dai bunga bunga, quanto dall'individualismo.
«Non vedevo il riconoscimento dell'esistenza del popolo prima della politica. L'uomo reale restava ancora ai margini».

«Chi scelgo tra Parisi e Sala? Differenze minime»

Aldo Brandirali in piazza Duomo.

Potere per potere, anche Comunione e liberazione con il suo braccio operativo nella Compagnia delle opere il suo peso ce l'ha, in Lombardia soprattutto.
Anche se dopo il ventennio di Roberto Formigoni, ora a processo, e l'oscuramento delle stelle di Maurizio Lupi e Mario Mauro, il movimento pare aver perso parte della sua influenza.
«La perdita di potere», spiega invece Brandirali, «è solo apparente. Dirò di più: è proprio quando si è avvertita questa identificazione col potere che Cl ha perso».
A-RESPONSABILITÀ PERSONALE. L'errore commesso dai politici ciellini in altre parole è stato uno: «Non chiarire che la politica fosse qualcosa di diverso dal movimento e a esso non sovrapponibile. Per questo Carròn ha cercato di ristabilire la differenza parlando di a-responsabilità personale».
Ma se la sinistra ha fallito e il berlusconismo ha deluso, qual è il futuro?
Brandirali salva Matteo Renzi che «qualcosa almeno ha provato a farla». Mentre a Milano che si appresta a eleggere il successore di Pisapia i confini si fanno ancora più labili.
Lui non si candiderà, preferisce il ruolo di «maestro» per insegnare a ricostruire la partecipazione.
LA POLITICA NON È APPARTENENZA. Tra Parisi e Sala, poi, la differenza non è così netta. Anzi. «Deciderò all'ultimo momento», ride. Perché «la politica non deve essere il luogo dell'identità e dell'appartenenza, ma il quid che garantisce la libertà».
Di una cosa però è sicuro: «Se Matteo Salvini continua ad alzare la sua parola contro gli esseri umani, allora voterò a sinistra».


Twitter @franzic76

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati