Matteo Renzi Giuseppe 151124133432
VERSO IL VOTO 21 Aprile Apr 2016 0800 21 aprile 2016

Milano: Renzi ora si defila, ma Sala resta avanti

Il premier a Milano prende le distanze da Beppe Sala. Che però rimane favorito. Complici le difficoltà della Lega Nord. Incognita Cinque stelle sul ballottaggio.

  • ...

Matteo Renzi con Giuseppe Sala.

Durante la visita a Teheran, a chi gli domandava se non avesse dubbi sulla candidatura di Giuseppe Sala a Milano, il premier e segretario del Pd Matteo Renzi pare abbia risposto così: «Non l'ho scelto io, ma Maurizio Martina (ministro alle Politiche Agricole)».
La frase ha percorso in poco tempo la distanza tra i minareti iraniani e le guglie del Duomo, creando qualche malumore nella base dem, ma non ha scompaginato più di tanto le anime del centrosinistra milanese. «Nulla di particolare, Renzi fa spesso così con i suoi candidati e poi forse fa anche bene a restare fuori dai giochi», spiega un dirigente piddino, tra i più dubbiosi sulla campagna elettorale dell'ex amministratore delegato di Expo 2015, che a quanto pare sarebbe malconsigliato dai suoi spin doctor e spesso portato in visita a quartieri dove sono sempre pochi cittadini ad accoglierlo.
NEI SONDAGGI SALA RESTA DAVANTI. Del resto i sondaggi, da Alessandra Ghisleri a Nicola Piepoli, continuano a dare Sala e Stefano Parisi a due punti di distanza, alcuni piazzano il secondo di un solo punto indietro.
Ma Renzi o non Renzi - che durante la settimana del design ha dedicato appena 15 minuti di automobile a 'Beppe' marcando una volta di più una presa di distanza e il non voler metterci la faccia - l'ex manager Telecom e Pirelli continua ad avere buone possibilità di vittoria, anche al ballottaggio, dove potrebbero pesare le scelte del Movimento 5 Stelle, il voto più temuto.
Certo, Parisi va forte, buca lo schermo, tiene a distanza i partiti e coglie alcuni spazi della borghesia milanese, tuttora indecisa su chi votare tra i due 'alieni' (copyright Il Foglio).
IL CENTRODESTRA SPERA IN UN «BUON RISULTATO». Eppure le polemiche sulla casa in Svizzera non dichiarata, quelle sui conti di Expo 2015 che si conosceranno dopo le elezioni, non sembrano aver influito più di tanto sulla corsa del brianzolo che continua a godere, a quanto pare, di un ampio consenso nelle zone periferiche della città, dove i voti del Pd si fanno sentire e dove invece la Lega Nord, che dovrebbe fare da traino, stenta a sfondare.
Non è un caso che tra i grandi collettori di voti del centrodestra milanese giri ormai la certezza e la frase che di sicuro «sarà una bella campagna elettorale, raggiungeremo un buon risultato ma alla fine perderemo di un paio di punti».

La Lega Nord a Milano è sempre dietro a Forza Italia

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini.

Le chance di vittoria di Sala e Parisi, spiegano gli esperti di politica meneghina, sono strettamente legate alle squadre che li sostengono.
Se il primo può vantare candidati che rappresentano la vecchia giunta Pisapia (non amata alla follia ma comunque ancora apprezzata in città) e qualche dem forte per il buon vento renziano, il secondo appare molto più debole.
A Milano Matteo Salvini, leader del Carroccio, si fa vedere poco per non estremizzare il confronto. Ma allo stesso tempo la Lega, secondo i sondaggi, resta, a differenza del livello nazionale, ancora indietro rispetto a Forza Italia. Caso più unico che raro, ma a sottoscriverlo sono stati lo stesso Piepoli e pure Swg, piazzando il Carroccio milanese intorno all'11% mentre Fi sarebbe al 12.
NCD IN CRISI NERA. Il resto della compagine parisiana è un lontano ricordo dei bei tempi. Berlusconi non è più quello di 10 anni fa. E tanti elettori, soprattutto i più giovani, hanno ormai virato verso il Pd renziano. Normale, quindi, che il peso dell'ex Cavaliere si farà sentire molto di meno.
Ancora peggio il Nuovo Centrodestra che, nonostante la sigla Milano Popolare e la candidatura dell'ex ministro Maurizio Lupi, resta secondo sondaggi interni sotto il 2%. Un po' poco verrebbe da dire.
Di certo qualche cosa potrebbe portare l'ex sindaco Gabriele Albertini, anche se molti suoi ex compagni politici, tra cui l'ex assessore Sergio Scalpelli, hanno già deciso da tempo di correre per Sala. Per 'Beppe', al momento, risolti i dissidi per la lista del Pd, l'unico problema sembra rappresentato dalla candidatura di Basilio Rizzo e da una certa sinistra milanese che non vuole neppure riconoscersi nella lista X Milano capitanata da Daria Colombo, moglie del cantante Roberto Vecchioni.

Il futuro della classe dirigente di Renzi

Marco Carrai.

La partita è delicata, decisiva secondo tanti.
Anche perché a Milano si gioca il futuro della classe dirigente renziana che vede Marco Carrai, il Richelieu del premier con il pallino dell'intelligence, stabile da mesi nel suo ufficio in Corso Venezia, il vero capitano dell'assalto toscano al capoluogo lombardo.
Decisivi, come detto, potrebbero alla fine essere i grillini che dopo qualche problema interno, vedi il caso Patrizia Bedori, hanno candidato Gianluca Corrado a sindaco. Il M5s a Milano è dato dai sondaggi più avanti della Lega Nord, con una percentuale di voto tra il 17 e il 19%.
5 STELLE AL BALLOTTAGGIO CON PARISI? Cosa faranno al ballottaggio è la domanda che circola di più in piazza della Scala. Non è detto che in molti, per dare una spallata al governo Renzi, vadano a votare alla fine per Parisi.
Ma di sicuro Beppe Grillo e i suoi non dovrebbero dare indicazioni di voto, come sempre hanno fatto. E il movimento pentastellato non è di sicuro paragonabile a un partito classico che può muovere le truppe per spostare l'asticella.
In sostanza, Sala non dorme sonni tranquilli, ma Parisi continua a rincorrere. Anche se di imprevisti, magari dalla procura di Milano che avrà alla fine di maggio il nuovo procuratore capo, potrebbero sempre arrivarne.

Twitter @ARoldering

Articoli Correlati

Potresti esserti perso