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POTERI DEBOLI 22 Aprile Apr 2016 1400 22 aprile 2016

Bertolaso, gaffeur che imbarazza tutta la destra

Scivoloni su Rom, Tevere e Meloni. Ma pure la battutaccia sul Sexgate di Clinton. E le inchieste sugli appalti della Protezione civile. Quante grane per il candidato.

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Gli incroci della vita, per Guido Bertolaso, finiscono per apparire paradossali.
Nelle stesse ore nelle quali il centrodestra provava a rottamarlo come candidato sindaco al Comune di Roma, salvo poi confermarlo tra i malumori, sono diventati operativi i bandi per i nuovi 3.184 posti del servizio civile volontario.
DA PRODI A GIANNI LETTA. Un progetto che il nostro aveva lanciato quando era a capo dell’apposito dipartimento, il suo primo vero incarico a Palazzo Chigi che ha permesso a questo medico di formazione prodian-rutelliana di farsi notare da Gianni Letta.
E di fare il grande salto verso il potere vero.

La mamma Meloni, i Rom, il Tevere: quante gaffe

Guido Bertolaso e Giorgia Meloni.

La leggenda vuole che poco prima del G8, lui che aveva studiato un piano per l’evento, scrisse all’eminenza azzurrina: avete scelto le persone e le strategie sbagliate.
Tanta schiettezza piacque a Letta, che lo mantenne a capo di uno fronti fondamentali nella sua guerra con Giulio Tremonti, fatta di deleghe, competenze, investimenti e e grandi opere: la Protezione civile, che ha guidato fino al 2010.
La stessa boria e la stessa protervia che ora non gli hanno permesso di volare nei sondaggi, che è il requisito basilare per essere considerato un candidato spendibile da Berlusconi. Che comunque gli ha chiesto di «andare avanti».
HA SDOGANATO GIORGIA. Di errori però Bertolaso ne ha fatti tanti in questa campagna elettorale.
Tanto che proprio l'ex Cavaliere aveva addirittura pensato di affiancargli un team di esperti anti-figuracce.
Si è presentato consigliando a Giorgia Meloni di fare la mamma e di non azzardarsi - lei che aveva rifiutato proprio per la maternità - a correre per il Campidoglio.
Risultato? Sdoganare tra le femministe l’ex ministro della Gioventù mai amata in quel mondo e “costringere” Matteo Renzi a mandare un mazzo di fiori al candidato del centrodestra contro il “suo” Roberto Giacchetti.
Per la cronaca, un altro rutelliano doc.
SI È INIMICATO IL TIFO. Ma a Bertolaso va dato atto di essersi inimicato una serie di gruppi sociali dell’urbe.
Come le potenti tifoserie di Roma e Lazio, quando ha sentenziato: «Dobbiamo chiudere i gruppi organizzati». E poi le gaffe.
Prima aveva denunciato le ristrettezze dei Rom («Sono una categoria vessata»), dopo ha dovuto fare ammenda, con tanto di foto vicino ai campi come un Matteo Salvini qualsiasi e la promessa di «togliere i cassonetti».
UN CONSIGLIERE DI 109 ANNI. Quindi l'impegno di rendere balneabile, non semplicemente navigabile, il Tevere.
Senza dimenticare il lancio su Twitter del 109enne Arsenio, anima della Capitale, ''nominato'' suo consigliere e con il quale disse di aver «parlato del futuro della nostra città».
FUTURO RUOLO OPERATIVO IN FI? A quanto fanno trapelare gli uomini più vicini a Bertolaso, l’ex dominus della Protezione civile non crede davvero nella vittoria.
Certo, non aveva neanche messo in conto il frondismo delle Meloni e dei Salvini.
Gira anche voce che Silvio Berlusconi, se lo avesse davvero bocciato, forse come risarcimento, lo avrebbe voluto con un ruolo operativo per ricostruire il partito moderato del centrodestra.
In quest’ottica riprendendo un progetto - federare i club e tutte le strutture parallele a Forza Italia - che lo stesso Bertolaso aveva preparato prima che il Cavaliere fosse disarcionato dallo spread e dall’implosione del centrodestra.

Quando costruiva ospedali ai quattro angoli del mondo

Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi.

Da giovane medico si mise al servizio della cooperazione internazionale come volontario per curare malati e gestire ospedali in posti non certo confortevoli come Algeria, Tunisia, Burkina Faso, Mali, prima del suo capolavoro: la Thailandia.
Qui, al confine della Cambogia costruì dal nulla quattro padiglioni all’avanguardia.
«Un sognatore», pare avesse detto il suo relatore di laurea.
«Un ambizioso, molto motivato e professionale, che aveva capito che quelle missioni potevano facilitargli la carriera», racconta chi ha lavorato con lui in quegli anni.
IN PRINCIPIO FU IL GIUBILEO. Forse proprio costruire ospedali in lande desolate gli è servito quando - all’epoca del governo Prodi - il sindaco di Roma e suo amico Francesco Rutelli pescò a Palazzo Chigi un giovane dirigente per gestire il Giubileo.
Parallelamente il Professore lo mise alla Protezione civile, poi alla guida del Servizio civile. Ma la fama e il potere arrivarono con i governi di centrodestra.
In quegli anni Giulio Tremonti aveva via via blindato tutte le centrali di spesa del Paese: chi voleva soldi doveva passare da lui.
Gianni Letta capì che c’era una crepa in questo muro: la Protezione civile e la sua capacità di aggirare ogni procedura in caso di emergenza.
UN ESERCITO AI SUOI PIEDI. In quest’ottica, quella dell’emergenza, Bertolaso si ritrovò alla testa di 31.447 vigili del fuoco, 9.300 guardie forestali, 68.134 guardie di finanza, circa 120 mila carabinieri e 110 mila poliziotti, con a disposizione 15 Canadair, 4 elicotteri S.64, un A 109 e un altro Ab 169, due aerei da trasporto.
Ma soprattutto tutti i soldi sufficienti quando c’era da ricostruire L’Aquila dopo il terremoto, recuperare il relitto della Heaven, organizzare il G8 dell’Aquila o i Mondiali di nuoto.
Troppo potere e troppi soldi. Berlusconi per blindarlo - per proteggerlo dalle ire dei ministri del centrodestra e dalla magistratura - lo nominò sottosegretario.
Nel 2010 i magistrati della procura di Firenze poi e quelli di Roma lo collegarono a una cricca di imprenditori e dirigenti ministeriali che avrebbe controllato gli appalti della Protezione civile.
LICENZIATO DALLE PROCURE. Le inchieste sono andate avanti, la posizione del nostro - famosa l’intercettazione dove chiedeva alla massaggiatrice Monica di dargli una “ripassata” - è peggiorato: sia a livello mediatico sia giudiziario, tra scambi di denaro, sesso e una casa quasi a gratis di Propaganda Fide.
I processi sono ancora in corso, ma Bertolaso anche in questi giorni ha ripetuto la sua innocenza si è detto convinto che «tutto andrà in prescrizione».

Il capolavoro: far imbufalire Hillary Clinton

Bill Clinton e Monica Lewinski, ex stagista dell'allora presidente americano.

Quando nel novembre del 2010 lasciò la Protezione civile disse a mo di autodafé: «Ne sono uscito come ho deciso io, a testa alta e con le pezze al culo». Da allora ha vissuto nelle retrovie, forse convinto di tornare.
Eppure c’è un minimo comune denominatore tra il periodo di vacche grasse e quello di vacche magre: le gaffe.
Che quando si è un uomo di potere diventano incidenti diplomatici.
Nel 2010, dopo lo scoppio del terremoto di Haiti, accusò gli Stati Uniti di «confondere l’intervento militare con l’emergenza».
«POLEMICHE DA BAR». A Washington, dove il nuovo corso di Obama non amava cero Berlusconi, Hillary Clinton lo gelò: «Mi sembrano quelle polemiche che si fanno il lunedì dopo le partite di football».
Chiunque avrebbe fatto ammenda e tratto esperienza dalla cosa. Non Bertolaso.
Che cinque mesi dopo, tornando sulle polemiche, disse in una conferenza stampa a Palazzo Chigi: «Quando ho visto Bill Clinton alla fine di marzo mi era venuta voglia di fargli una battuta che poi non ho fatto. Gli volevo dire che lui e io abbiamo un problema che si chiama Monica, poi ho evitato di farla perché mentre io non credo di avere avuto problemi reali con questa Monica (la massaggiatrice, ndr), lui probabilmente invece qualche problemuccio lo ha avuto (con la stagista Lewinsky, ndr)».
La Farnesina dovette emettere una nota in cui si scusava con la Casa bianca e si dissociava.


Twitter @FrrrrrPacifico

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