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GIUSTIZIA 22 Aprile Apr 2016 2032 22 aprile 2016

Davigo-Legnini, scontro tra Anm e Csm

Bufera sulle parole del magistrato di Mani Pulite contro la classe politica. Il vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura: «Parole che rischiano di alimentare conflitto».

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Giovanni Legnini e Piercamillo Davigo.

Con un uno-due, costituito da una intervista al Corriere della Sera e da un successivo intervento pomeridiano, il neo presidente dell'Anm, Piercamillo Davigo, schiera la sua Associazione contro la politica in generale, e più in particolare contro il Pd e il governo.
L'iniziativa ha suscitato alcune riserve tra gli stessi magistrati, una presa di distanza dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, mentre nel Pd è stata vissuta come una «provocazione» a cui non rispondere, una sintesi fatta anche da molti renziani che così traducono il pensiero del leader del partito e premier Matteo Renzi.
«I POLITICI NON HANNO SMESSO DI RUBARE». E ciò mentre la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ha messo in discussione il ruolo di Davigo come magistrato giudicante in Cassazione. Oggi, sul Corriere, Davigo ha attaccato a testa bassa: «I politici non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto».
Quanto al passato, il presidente dell'Anm accomuna il governo Berlusconi a quelli di centrosinistra. E Renzi? «Fa le stesse cose. Aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti». Per non parlare della legge sulla responsabilità civile dei magistrati.
«MAI PENSATO CHE TUTTI RUBINO». In serata, Davigo ha voluto chiarire il suo pensiero: «Mi spiace che alle mie dichiarazioni sia stato attribuito un significato diverso da quello che hanno. Non ho mai inteso riferirmi ai politici in generale, ma ai fatti di cui mi sono occupato ed a quelli che successivamente ho appreso essere stati commessi. Non ho mai pensato che tutti i politici rubino».
LEGNINI: «NON ALIMENTARE IL CONFLITTO». Uno degli ultimi a intervenire a fine giornata è proprio il vicepresidente del Csm, Legnini: «Le dichiarazioni di Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno anche perché con il dialogo e il confronto si stanno ottenendo riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa».
Già di prima mattina Luca Palamara, predecessore di Davigo alla guida dell'Anm, aveva preso le distanze: «Le generalizzazioni a me non piacciono», ha detto, e poi «non dobbiamo cadere nella trappola del conflitto» ma che ai magistrati non giova. Stesso ragionamento di Antonello Racanelli, procuratore aggiunto a Roma e leader di Magistratura indipendente, critico per i «toni eccessivi, parole esagerate, generalizzazioni superficiali e ingiuste».
RACANELLI: «FAR FUNZIONARE MEGLIO LA GIUSTIZIA». «Bisogna evitare di alzare la tensione tra politica e magistratura, che non fa bene a nessuno. Anziché offendersi a vicenda - suggerisce Racanelli- occorre rivendicare i mezzi per far funzionare meglio e con maggiore efficienza la giustizia».
Nemmeno Nicola Gratteri ha condiviso le parole di Davigo: «penso che abbia sbagliato a generalizzare, bisogna sempre entrare nello specifico. Se si dice che 'sono tutti ladri', facciamo il gioco dei ladri».
«PIÙ DANNI DEI LADRI». «La classe dirigente di questo Paese, quando delinque, fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi», così ha rincarato Davigo, durante la lectio magistralis al master in prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e corruzione dell' Università di Pisa. «In Italia - ha detto - la vulgata comune è dire che rubano tutti. No, mi fa arrabbiare questa cosa, rubano molti. Non tutti. Altrimenti non avrebbe senso fare i processi».
IL PD NON «CADE NELLA PROVOCAZIONE». In casa Pd la parola d'ordine è stata di non «cadere nella provocazione», quindi nei comunicati e sui social Davigo non è stato attaccato. Chi ha parlato con Renzi, in questi giorni a New York, riferisce che nell'entourage del premier si osserva che ogni volta che egli è all'estero parte un attacco.
Il famoso editoriale di De Bortoli nel settembre 2014, arrivò quando Renzi era negli Usa. Comunque diversi esponenti della maggioranza, come Anna Rossomando, Andrea Romano, Anna Ascani e Dario Ginefra del Pd, Nino Marotta e Dorina Bianchi di Ap, hanno criticato le accuse generalizzate di Davigo.
«Davigo - ha detto Davide Ermini, responsabile giustizia del Pd - cerca la rissa ma non la troverà. I giudici parlino con sentenze noi rispettiamo il loro lavoro».
M5S A SUPPORTO. «Davigo si è costruito un ring dove tira cazzotti da solo. Perché, a chi giova?», si è chiesto Walter Verini. Sono invece saltati sul carro di Davigo le opposizioni. M5s, in un comunicato ne ha preso le difese; Alfredo D'Attorre di Si, ha attaccato gli ex compagni del Pd; Matteo Salvini ha annunciato che incontrerà Davigo. Ma ecco che nel pomeriggio lo stesso ha parlato a Pisa e, commentando l'affermazione di Ermini («magistrati parlino con le sentenze») ha nuovamente attaccato: «Dire che i magistrati devono parlare solo con le loro sentenze equivale a dire che devono stare zitti». «Per un paio di decenni l'attività di questo Paese non è stata quella di contrastare la corruzione, ma le indagini processuali su di essa».

Giovanni Legnini e Piercamillo Davigo.

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