SCENARIO 22 Aprile Apr 2016 0800 22 aprile 2016

Livorno, perché Nogarin può inguaiare il M5s

L'inchiesta sui rifiuti. Un assessore indagato. E il sindaco che prova a difendersi. L'ex grillino Valiani e il consigliere Raspanti sui guai dell'amministrazione.

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Filippo Nogarin.

Livorno come Quarto?
Per evitare un'altra Caporetto mediatica, questa volta i vertici del Movimento 5 stelle hanno cambiato strategia, convertendosi al garantismo.
Luigi Di Maio, Roberto Fico (con un po' di imbarazzo) e la pentastar in ascesa Virginia Raggi hanno deciso almeno per ora di difendere l'assessore al Bilancio Gianni Lemmetti raggiunto da un avviso di garanzia.
Il quale di dimissioni non vuole proprio sentire parlare.
Le accuse ipotizzate dalla procura sono di falso in bilancio, abuso di potere e bancarotta fraudolenta.
TRA FORCA E «ONESTÀ!». «Non fate i forcaioli», ha chiesto il sindaco pentastellato Filippo Nogarin. Quasi una bestemmia per il popolo dell'«onestà-onestà-onestà».
Le cose però potrebbero pure peggiorare. Si mormora infatti che anche il primo cittadino sarebbe in procinto di entrare nel registro degli indagati, nel quale - va detto - ci sono anche l'ex sindaco del Partito democratico Alessandro Cosimi e altri rappresentanti della precedente amministrazione.
Lui, Nogarin, si difende: «Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia e non sto sulla porta ad aspettare il postino».
E poi inciampa in una metafora renziana: «Quelli che lo dicono sono dei gufi. Sono tutti gufi».

Il Movimento è tentato di scaricare la Giunta

Marco Valiani.

Al garantismo «di convenienza» dello stato maggiore del M5s risponde il consigliere comunale Marco Valiani, che è arrivato davanti al Comune mostrando le manette.
Cinquestelle espulso appena un mese dopo l'elezione, Valiani non ci sta: «O sei garantista come Forza Italia, e allora va bene», dice a Lettera43.it, «o altrimenti spacci solo ideali».
Ma la vera domanda è un'altra: quanto è disposto a rischiare Di Maio nella partita livornese?
GRANA PER DI MAIO. Il voltafaccia potrebbe infatti costare caro al leader in pectore del Movimento, in cerca di un consenso più ampio possibile per l'investitura a candidato premier.
Le parole pronunciate da Di Maio solo qualche mese fa - «Per i politici non c'è presunzione di innocenza» - sono rimaste nelle orecchie degli ortodossi pentastellati, i talebani silenziosi, che già disturbati dal personalismo del campano ora potrebbero rinnegarlo.
PARZIALE STOP. Però due conti forse li ha già fatti. Da Milano dove è accorso per lanciare Gianluca Corrado a Palazzo Marino, Di Maio ha aggiustato parzialmente il tiro.
«Nel Movimento 5 stelle», ha ribadito, «chi sbaglia paga per quanto mi riguarda, non aspettiamo le sentenze. Una volta verificata qual è la fattispecie presente nell'avviso di garanzia prenderemo una decisione», ha concluso.
LO SCARICABARILE DEL M5S. Dopo qualche titubanza, invece, il Blog ha pubblicato il video di Nogarin. «A Livorno stiamo assistendo a una vera e propria farsa politico mediatica», dice il primo cittadino. «Il Partito democratico sta tentando di ribaltare la realtà addossando all'amministrazione 5 stelle le responsabilità delle condizioni in cui ha versato per anni Aamps. Non intendiamo prestarci a questo sporco gioco: non vogliamo fare noi da parafulmine per le loro responsabilità».
L'inchiesta sulla municipalizzata dei rifiuti Aamps è però solo l'ultima pagina dell'anomalia a Cinque stelle della città.
UN SINDACO IMPOSTO DALL'ALTO. Il nome di Nogarin, ingegnere aerospaziale, è spuntato solo in un secondo momento. «L'hanno imposto dall'alto», dice sicuro Valiani.
Nel 2009 si era presentato con la lista civica il Cambio a Rosignano, che aveva abbandonato perché non scelto come frontman.
«Successivamente appoggiò Alessandro Franchi, sindaco di Rosignano e presidente della Provincia di Livorno», piddino.
Per molto meno in altre parti d'Italia sono volate espulsioni. Invece a Livorno nulla.
«UN CORPO ESTRANEO». Sicuramente Nogarin non aveva conquistato molti esponenti nazionali M5s che lo guardavano, racconta Valiani, con sospetto, quasi fosse un corpo estraneo.
«Non avevano nemmeno il suo numero di telefono», ricorda, «mi avevano assicurato che alla prima cazzata lo avrebbero sbattuto fuori».
Invece è andata diversamente. E fuori dal Movimento ci è finito lui.

Raspanti: «Su Aamps il M5s ha scavalcato ogni organo di controllo»

Andrea Raspanti.

Ora anche il sindaco rischia di essere travolto dalle indagini.
«Quando metti le mani nel fango, non ne puoi uscire pulito al 100%», va dicendo.
Scaricando il barile sulle amministrazioni precedenti, che infatti hanno il loro numero di indagati.
Del resto è stato il M5s a portare i libri della Aamps in tribunale. E questo, da solo, dovrebbe scagionare la Giunta stellata.
BILANCIO GIÀ APPROVATO. Valiani non è d'accordo.
«Vero, hanno portato i libri in tribunale, ma quando?».
Dopo che il sindaco aveva approvato il bilancio della società. «Doveva consegnarli subito, non a bilancio approvato, un anno e mezzo dopo».
Oltretutto dopo essere stato «sordo di fronte alle raccomandazioni del consiglio dei revisori».
LA BATTAGLIA DEVE ESSERE POLITICA. Per Andrea Raspanti, consigliere di Buongiorno Livorno, lista civica che sfiorò il ballottaggio col Pd e che appoggiò il M5s e presidente della commissione d'Indagine su Aamps, il vero problema della Giunta Nogarin è politico. E strumentalizzare la magistratura non solo è inutile ma dannoso, perché porta a una «degenerazione del dibattito».
«Tutta la vicenda», spiega, «dimostra l'inadeguatezza non solo della precedente amministrazione Pd ma anche del M5s che non è stato all'altezza di gestire la situazione».
A parlare sono le cifre. Quando il Movimento è arrivato al governo della città ha scoperto nel bilancio Aamps 2014 un buco di 21 milioni di euro, ricorda Raspanti. Per questo si pensò alla ricapitalizzazione per arrivare ad approvare il bilancio con un rosso di 11 milioni.
Una decisione che doveva però essere valutata con tutta la città. Invece, facendola molto breve, si è proceduto con tagli lineari e infine si è propeso per il concordato preventivo.
HANNO SCAVALCATO OGNI CONTROLLO. «La cosa più grave», insiste Raspanti, «è che il M5s ha volutamente scavalcato ogni organo di controllo: la corte dei revisori, gli uffici preposti del Comune e il Consiglio. Tutti hanno denunciato informazioni parziali e intermittenti da parte dell'ente e dell'amministrazione. Basta pensare che anche ai consiglieri le notizie arrivavano dai giornali».
Nogarin in altre parole ha intrapreso «la via più rischiosa, non agendo per tutelare nè l'ente né la collettività».
E il M5s, tra l'altro pur avendo deciso per il concordato a marzo, ha aspettato a darne comunicazione «per montare la campagna di comunicazione in vista delle elezioni».
Per questi motivi Nogarin e la sua Giunta vanno criticati, è il ragionamento, per il modus operandi. E non attaccandosi a un avviso di garanzia.
«Personalmente», mette in chiaro Raspanti, «sono di cultura garantista e per la presunzione di innocenza. Per questo fa ridere Fico che in tivù dice: 'Verificheremo cosa è successo, vedremo le carte', quando la magistratura impiega anni per stabilire eventuali responsabilità».

Sindaco e Giunta commissariati dallo staff?

Beppe Grillo con Filippo Nogarin.

Gli errori del primo cittadino, secondo Valiani, però non finiscono qui.
«COMMISSARIATI DA MILANO». All'inizio del 2016 Nogarin aveva sostituito il consiglio di amministrazione dell'Aamps perché si era opposto alla decisione della Giunta di portare l'azienda al concordato preventivo. Scelta benedetta da Beppe Grillo in persona.
E così sono arrivati il presidente Federico Castelnuovo, milanese, Paola Petrone, ex Amsa, e Massimiliano Tolone. «Siamo stati commissariati da Milano», scherza ma non troppo Valiani.
PRECARI STABILIZZATI. Nonostante l'azienda fosse in concordato, il nuovo board ha immediatamente stabilizzato i 33 precari che erano stati messi a contratto dalla gestione precedente.
«Nogarin mantiene le promesse», titolava il Blog con un intervento a firma di Di Maio.

Il comunicato sul Blog.

E questo nonostante i revisori avessero prospettato il rischio di incorrere nella bancarotta fraudolenta.
La decisione fu presa in 24 ore, continua Raspanti, «e vista la giurisprudenza prevalente i contratti rischiano di essere nulli».
La verità però sarebbe un'altra. Pare infatti che un consigliere M5s avesse minacciato di lasciare il gruppo se la promessa non fosse stata mantenuta mettendo a rischio la maggioranza. Detto, fatto.
LANZALONE, LA LONGA MANUS. Ma a tirare le fila dell'affaire Aamps non è solo Nogarin.
Al suo fianco c'è Luca Lanzalone, avvocato e delegato del sindaco.
«Un genovese...», allarga le braccia Valiani, lasciando intendere che sia la longa manus dello staff. Il dubbio viene.
LIVORNO LABORATORIO? Raspanti lo chiama ironicamente «il buon samaritano». Come definire un professionista che gratuitamente assume un incarico apparentemente informale?
«Le spiegazioni sono due: o è stato scelto da Nogarin oppure è stato imposto dallo staff e quindi abbiamo un sindaco commissariato».
Di più. «A Roma lo staff ha imposto un diciplinare preciso ai candidati», aggiunge Raspanti, «al punto 2 comma D si prevede che le proposte di atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse vengano preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 stelle. In altre parole, quello che è previsto a Roma, è già realtà a Livorno», visto che una sorte di garante c'è già ed è l'advisor legale del sindaco con il quale dichiara di intrattenere un rapporto fiduciario.

Livorno caput mundi ai danni dei cittadini

Gianni Lemmetti e Filippo Nogarin.

Al momento l'unica conseguenza del polverone che si è alzato dall'inchiesta è che Livorno «si è trasformata in una caput mundi», spiega Raspanti.
Un palcoscenico nazionale su cui si giocano interessi squisitamente politici, mentre quelli locali, dei cittadini, passano in secondo piano.
«La situazione è pesante e il dibattito è distorto, sia dal M5s sia dal Pd».
RISCHIO BOOMERANG. Anche perché Livorno, dopo Parma, è per ora l'unica vetrina 5 stelle di rilievo. Politicamente è quindi giustificata la difesa che i vertici M5s hanno sempre ingaggiato nei confronti del primo cittadino.
Alla vigilia delle Comunali, il rischio boomerang è palpabile.
Fallire a Livorno sarebbe uno smacco troppo pesante.
E darebbe ragione a chi sostiene che i Cinque stelle quando si trovano alla guida di una amministrazione sbandano.
INCOGNITA PARMA. Tranne a Parma, dove però Federico Pizzarotti è ormai considerato un dissidente dallo staff che permette in città l'esistenza di due M5s, tra l'altro antagonisti: uno all'opposizione e uno alla maggioranza.
Una débâcle a Livorno, quindi, assegnerebbe a colui che molti fuoriusciti considerano «l'avversario naturale» di Di Maio una vittoria.
E non in un talk show, ma sul campo.

Twitter @franzic76

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